Il laboratorio di Vincenzo Cusenza tra le “best practice” di Invitalia [video]

Pubblichiamo qui di seguito il racconto di Invitalia – Agenzia nazionale per lo sviluppo – sull’attività del designer castelbuonese Vincenzo Sandro Cusenza, che dall’agenzia ha ottenuto un importate finanziamento per dare seguito alle sue idee progettuali e imprenditoriali. Del valore delle quali, in questa fase di emergenza, si è avuta prova.

La storia di Vincenzo Sandro Cusenza, ragazzo siciliano di 29 anni, non è solo una scommessa imprenditoriale riuscita ma è anche l’esempio dello spirito di collaborazione e di solidarietà che l’Italia ha saputo creare di fronte all’emergenza Covid-19.

Ma andiamo con ordine. Vincenzo è un designer e artigiano digitale che, dopo la laurea triennale in disegno industriale a Palermo e un master in artigianato digitale e prototipazione allo IED di Milano, torna nella sua città natale, Castelbuono, 8.000 abitanti in provincia di Palermo. Per due anni lavora in un laboratorio di prototipazione, mettendo a frutto gli studi e allenando la creatività.

Poi decide di fare il salto di qualità e mettersi in proprio. Il luogo c’è già: un garage di proprietà che, opportunamente ristrutturato, può diventare il suo nuovo laboratorio di progettazione e prototipazione rapida tramite modellazione 2D e 3D.

La svolta arriva nel 2018: Vincenzo chiede e ottiene da Invitalia un prestito a tasso zero di oltre 42.000 euro attraverso la misura SelfiEmployment. “Con il finanziamento ho potuto acquistare tutte le attrezzature del mio laboratorio, tra cui stampante 3D, taglio laser e fresa a controllo numerico. E ora è in arrivo anche lo scanner 3D”.

E’ grazie a questi macchinari all’avanguardia che, a fine marzo 2020, il designer siciliano inizia a produrre gli oggetti forse più importanti mai usciti dal suo laboratorio e diretti al Policlinico di Messina: le valvole da montare sulle maschere per l’ossigeno indossate dai pazienti affetti da Covid-19.

La richiesta di 50 pezzi arriva ai laboratori siciliani dal Fab Lab di Messina: si tratta delle cosiddette valvole Charlotte, normalmente montate sulle maschere da snorkeling e ora appositamente riadattate per fungere da raccordo tra i tubi dell’ossigeno e le maschere che aiutano i malati a respirare.

“Ne abbiamo prodotte 15 in una settimana – racconta Vincenzo – dedicando a ciascuna quattro ore di lavorazione. E alcuni giorni dopo abbiamo realizzato anche 30 sdoppiatori a forma di ypsilon per collegare ogni tubo dell’ossigeno a due maschere. Sono orgoglioso di aver dato questo contributo e di aver visto, in questo periodo di emergenza, un vero spirito di collaborazione dei laboratori in tutta Italia”.

Così come è orgoglioso, Vincenzo, di essersi creato un lavoro tutto suo a Castelbuono: “Un’attività in proprio può nascere ovunque, sta a noi farla diventare vincente”.

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