Il made in Italy agroalimentare nel mercato Usa

[ilsole24ore.com] Oltre 470 punti vendita coinvolti, 150 nuovi fornitori italiani coinvolti con più di 800 prodotti introdotti sugli scaffali e, alla fine, con un balzo delle vendite da parte della grande distribuzione americana che ha raggiunto punte del 45%: è questo il bilancio del primo Piano straordinario per l’export agroalimentare su cui il governo ha allocato circa 70 milioni di euro, concentrati su Usa e Canada, e con due obiettivi: una grande campagna media contro l’Italian sounding e un lavoro capillare di raccordo con la grande distribuzione americana.

La prova generale si è svolta nel giugno del 2015 a Chicago, in occasione della fiera Fmi Connect, e poi al Summer Fancy Food di New York, al Plma di Chicago (dedicato alle private label): insieme imprese, fiere di settore (Tuttofood, Cibus e Vinitaly), Federalimentare e i consorzi.

Quest’anno si è iniziato al Winter Fancy Food di San Francisco e poi si è replicato con Fmi Connect (mirato alle catene commerciali), a cui hanno partecipato 66 imprese (52 l’anno prima), e in questi giorni con Fancy Food che oggi chiude i battenti. Al Fancy Food (la più grande fiera del food del Nord America) l’Italia si è presentata in forze: 330 aziende.

«L’Italia è un indiscusso punto di riferimento mondiale nel settore enogastronomico – sostiene il sottosegretario per lo Sviluppo economico Ivan Scalfarotto – Nel 2015 le nostre esportazioni sono cresciute del 22,2% a 3,2 miliardi, confermandoci primi fornitori per vino, pasta, olio di oliva, formaggi e acque minerali». Il trend positivo prosegue anche nel 2016 con il +4,5% del primo trimestre.

Il Piano straordinario è stato messo punto un anno fa dal predecessore di Scalfarotto, Carlo Calenda, oggi ministro. Poi Scalfarotto aggiunge che «il governo crede molto nel mercato Usa e per questo ha stanziato 50 milioni di dollari per promuovere i prodotti autentici attraverso il programma Extraordinary Italian Taste realizzato dall’Agenzia Ice».

Per Chris Nemchek, vice presidente della Specialty food association, proprietario della fiera, «l’Italia si conferma il più grande espositore internazionale anche per l’edizione 2016 del Summer Fancy Food».

Il Piano straordinario per il made in Italy agroalimentare concentra le risorse su quattro aree chiave degli Usa: Texas, Illinois, California e New York. E per ciascuna è stato concluso un accordo con retailer di riferimento: nell’ordine Heb (312 punti vendita), Mariano’s (34) e Price Chopper (135).

E gli operatori che ne pensano? Decisamente entusiasta Nicola Fiasconaro, contitolare dell’azienda siciliana di pasticceria, che partecipa alla collettiva Ice al Fancy Food. «Siamo impressionati dalla quantità di buyer – sottolinea l’imprenditore – Già al primo giorno abbiamo aumentato gli ordini della californiana Italfoods e della canadese Aurora, due distributori specializzati. Siamo in una vetrina nella quale dovrebbero entrarci tante piccole imprese siciliane».

Christian Saldi, direttore vendite di Vicenzi Usa, precisa di aver «fatto accordi diretti nel quadro della promozione del made in Italy, esattamente con Price Chopper: con dolciari e prodotti da forno siamo stati per 4 settimane in 130 punti vendita con risultati estremamente incoraggianti. Tanto che dopo la fine della promozione abbiamo sottoscritto un accordo per prolungare la fornitura. Vogliamo diventare il nome di riferimento della pasticceria italiana».

Cauto Raffaele De Nigris, ad dell’omonimo acetificio da 30 anni negli Usa, secondo cui «durante le fiere non si firmano contatti ma sono occasioni d’incontro. Ma alle fiere non si può mancare».

Deluso Manfredi Barbera, titolare dell’omonimo oleificio siciliano: «L’anno scorso, dopo Fmi Connect – ricorda – avevamo iniziato un approccio con la catena Kroger, ma poi è sfumato dopo l’arrivo di grandi produttori italiani che esportano olio spagnolo. Comunque ho firmato un’accordo di fornitura con il retailer Bed bath & beyond per un milione di euro».

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