“Il marchese e la prostituta”. La politica a ritroso

Sono una donna, e come tale, e come tante, ho iniziato a fare politica all’inizio degli Anni 80 nei gruppi femministi. Da allora, ahimé!, molta acqua è passata sotto i ponti  e in ben altri approdi preferisco riparare, ma non ho certo perduta la certezza che nulla e nessuno può decidere del corpo di una donna, tranne se stessa. Ciononostante, allora come oggi, non riesco ad accettare, e men che meno comprendere, come si possa concepire di dare un prezzo al proprio corpo, come si possa fare mercimonio di se stesse: insomma, la prostituzione non l’accetto. Pensate, quindi, come mi sono sentita ieri sera quando ho appreso che la mia Amministrazione, l’organismo che tutela e governa il luogo in cui vivo, il territorio che mi accoglie come Madre, preferisce prostituirsi per una buona causa, piuttosto che opporre un orgoglioso diniego. Mi spiego meglio. Ieri sera, durante il Consiglio Comunale di Castelbuono, Sindaco ed Assessori hanno strenuamente difeso, e quasi dileggiato i Consiglieri che si opponevano, la scelta di concedere un bene culturale di proprietà comunale, palazzo Failla, ad un solerte privato cittadino  che ha accettato di pulire e sistemare il cortile del palazzo in cambio della possibilità di svolgervi all’interno una festa privata (il diciottesimo della figlio). Quindi: per la buona causa di rendere decoroso un luogo, come una buona causa è dare piacere ad un uomo ancorché sconosciuto, la mia Amministrazione svende la propria funzione di controllo e di rispetto della legge accettando che privati cittadini lavorino all’interno di un luogo pubblico senza alcuna tutela assicurativa, senza alcun controllo, senza un progetto consapevolmente dispiegato. Insomma l’Amministrazione si è venduta in nome di un vantaggio. E non credo che sia accettabile, tenuto conto, poi, che lo scambio di piacere, per l’Amministrazione un luogo riportato al decoro, per  il privato cittadino la possibilità di fare una festa, non ha provocato un vantaggio collettivo, non ha implicato l’apertura al pubblico del cortile di Palazzo Failla, non ha innescato un circolo virtuoso: insomma, questa prostituzione, cui prodest?  Domanda che opportunamente citata, recita: cui prodest scelus, is fecit  “il delitto l’ha commesso colui al quale esso giova”, tratta dal passo della Medea di Seneca, a. III, vv. 500-501.

Purtroppo assistere al Consiglio Comunale mi ha riservato altre sorprese e posto altre domande.

Al termine del suo intervento, il Dottore Leta, anche Consigliere e anche Assessore, con rara passione politica ha affermato (più o meno testualmente): per la prossima Giunta comunale propongo e auspico che Sindaco e tutti gli Assessori rinuncino totalmente al loro compenso così che la politica possa essere interpretata e fatta da persone il cui reddito personale sia sufficiente al loro sostentamento, persone che abbiano un livello sociale sufficiente a garantire i cittadini.

Insomma, ieri sera in Consiglio Comunale si è viaggiato nel tempo: nell’arco di una sola battuta siamo precipitati nel XIX secolo, quando era il censo a consentire la partecipazione alle istituzioni. 150 Anni di rivoluzioni, migliaia di fratelli e sorelle morti per i diritti universali sono bazzecole, oltretutto inutili: o hai una condizione economica adeguata – e chi sceglie quale è adeguata? – o non puoi  rappresentare nessuno. No, non sto scherzando, e che sia chiaro che il mio personale reddito è medio-alto rispetto a molta parte dei Cittadini italiani di oggi, se mai qualcuno dovesse pensare di essermi sentita esclusa.

Riepilogando: la prossima Amministrazione Comunale potrebbe essere composta di marchesi e prostitute. Riflettiamo, gente, riflettiamo.

Silvia Scerrino
presidente del movimento Andiamo Oltre

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