Il Megafono, la bellezza e Antonio Presti

[Messina.Sicilians.it] È la politica, bellezza! La citazione modificata della celebre frase di Humphrey Bogart può dare il senso del percorso per tanti aspetti contraddittorio del movimento Il Megafono di Rosario Crocetta.

La bellezza è infatti il must di Antonio Presti. Il mecenate di origini messinesi è oggi candidato capolista al Senato dopo avere creato Fiumara d?Arte a Tusa ed avere fatto degli interventi creativi nella periferia degradata di Librino a Catania un caso di livello internazionale. La bellezza resta il suo rifermento principale anche per questa nuova ed inattesa esperienza.

?Sarò il senatore della bellezza non di un movimento? così Presti si è presentato ad una partecipata assemblea del Megafono a Messina. Quasi a voler rimarcare la sua estraneità rispetto ad un contesto, quello politico appunto,  in cui è stato catapultato da quanto Rosario Crocetta ha deciso di fare base nella sua Castel di Tusa.

La bellezza, o il suo contrario secondo alcuni, della politica è invece rappresentata dalla platea che segue la presentazione. Introduce un ex socialista, passato al PDS e ai DS, e di fresca nomina a presidente dell?Ente di Sviluppo Agricolo, Ciccino Calanna. Modera un ex AN, da pidiellino a capo dello Iacp di Messina, quindi finiano pentito, Giuseppe La Face. Precisa un democristiano, già assessore comunale a Messina in quota UDEUR di Mastella, impegnato adesso con il Comitato Rifiuti Zero, Antonio Catalioto. Sottolinea una ex-PCI, PDS-DS, oggi espressione della società civile organizzata di ?Libertà e Giustizia? e candidata nella lista del PD per la camera dei deputati, Lucia Tarro Celi.

E poi tanti altri ?ex? che qualche mese fa non avrebbero lontanamente immaginato di trovarsi alla corte di un presidente, ?comunista e gay?.

Qualcuno ringrazia Crocetta per avere offerto la possibilità di incontro tra soggetti provenienti da percorsi politici differenti e nel giorno dell?ennesima minaccia di morte al presidente appare quasi accettabile un coacervo di soggettività profondamente distanti tra loro. A legarli il verbo della rivoluzione. Ma anche l?aspettativa di trovare spazi e agibilità nei gangli del potere regionale.

Convitato di pietra Beppe Picciolo, che con il cospicuo gruppo di rappresentanti istituzionali è pronto a lasciare il Partito dei Siciliani di Raffaele Lombardo (ritornato ad essere filo-berlusconiano) per imbracciare il Megafono e fare sentire forte la sua voce. E il suo peso. Con il passaggio dei picciolini, infatti,  gli equilibri del movimento del presidente muterebbero profondamente.

Quanto questa intricata aggregazione possa durare e quanto possa incidere sulle vicende politiche locali è presto per dirlo. Le elezioni politiche saranno un passaggio fondamentale. La lista del Megafono al Senato, apparentata con il PD, è lo strumento su cui punta Bersani per strappare la Sicilia, determinante per la definizione della maggioranza a Palazzo Madama. Se tutto fila liscio il Megafono può diventrare una delle forze politiche centrali a livello regionale. Messina compresa.

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