Il “nostro” Mario Fiasconaro è il nuovo managing director per l’Italia di myThings

Ci congratuliamo con Mario per la prestigiosa segnalazione del Sole24Ore… e soprattutto per l’importante incarico ottenuto. In bocca al lupo.

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La nomina della settimana – Mario Fiasconaro, 35 anni, è il nuovo managing director per l’Italia di myThings (advertising online)

Mario Fiasconaro è il nuovo managing director per l’Italia di myThings , società attiva nelle soluzioni di advertising online.

Fiasconaro, 35 anni, si è laureato nel 2002 in economia e commercio presso l’università degli studi di Palermo. I primi quattro anni della sua carriera professionale si sono svolti in un settore ben lontano dal mondo della pubblicità e dell’e-commerce: nel 2003 è entrato in Tnt Express , dove è rimasto sino al 2007 ricoprendo incarichi di responsabilità crescente.

«Dopo qualche anno ? racconta Fiasconaro ? volevo cambiare settore, occuparmi di qualcosa di completamente diverso. Così ho inviato una job application presso Google che, proprio in quegli anni, stava conoscendo una crescita straordinaria. All’epoca si parlava già di pubblicità online, ma non erano molte le aziende che avessero capito appieno le potenzialità del mercato».

Dopo un rigido processo di selezione, il manager è stato inserito nella sede di Dublino, dove Google aveva da poco aperto un importante headquarter internazionale. «Ho preso, ho fatto i bagagli e via, mi sono trasferito da Bologna a Dublino: proprio il cambiamento che cercavo. Il mondo dell’online advertising per me era del tutto nuovo, ma sin dai tempi dell’università ero appassionato delle nuove tecnologie. In Google ho ricoperto diversi ruoli, crescendo personalmente e professionalmente, e imparando a conoscere il mercato dall’interno di un gruppo in piena fase espansiva», aggiunge ancora Fiasconaro.

Il 2007 è stato l’anno che ha segnato l’inizio della crisi finanziaria internazionale, e l’Irlanda si è ritrovata poi al centro della depressione. Ma Fiasconaro ha avuto la fortuna di lavorare nel mondo protetto di Google proprio in quegli anni, e la bufera gli è scivolata accanto. «No, dal punto di vista lavorativo non ho mai sentito la crisi. Dal punto di vista personale, vivendo a Dublino, ne ho visto gli effetti sulla vita quotidiana locale, ma solo a partire dal 2009, non prima».

In Google, Fiasconaro è diventato senior account executive e quindi sales & business development manager. Nel 2013, il manager si è concesso una breve pausa “sabbatica” per dedicarsi a un progetto personale, dopodichè è andato in cerca di un nuovo cambiamento. «Non mi dispiaceva l’idea di tornare in Italia. Lo scorso febbraio mi si è presentata l’occasione di lavorare in Zanox, un network europeo di performance advertising dove ho lavorato a stretto contatto con agenzie internazionali e grandi centri media. È stata un’esperienza breve, ma proprio durante quel periodo ho conosciuto il team di myThings ed è arrivata l’attuale opportunità di carriera».

MyThings si occupa di un tipo di pubblicità online basata sul data mining e sull’analisi del comportamento e delle preferenze del navigatore, così da poter inviare messaggi, banner e display advertisement personalizzati. Secondo Fiasconaro, «l’azienda è relativamente giovane, è nata nel 2005, ma dal 2008 al 2012 è cresciuta esponenzialmente, e se si guarda soltanto agli ultimi tre anni i ricavi sono aumentati a un ritmo a tre cifre. Il mio obiettivo, quindi, è continuare a crescere tantissimo, incrementando la base clienti di almeno il 50% nei prossimi sei mesi. Questo anche grazie all’adozione di una nuova piattaforma che verrà lanciata a breve e che offre un grado di controllo ancor più sofisticato sulle pubblicità online da parte degli inserzionisti».

Lo sviluppo della società è facilitato anche dalla crescita del mercato dell’online advertising. «Il settore ? rileva Fiasconaro ? ha raggiunto un fatturato da 1,4 miliardi circa. L’Italia è il quinto mercato in Europa, e genera il 15% circa dei 24,3 miliardi di ricavi a livello comunitario».
Ma la contingenza negativa non rischia di ridurre gli investimenti delle società in pubblicità, anche via web e social media? «Sono convinto di no. È proprio in momenti come questi che le aziende inserzioniste prestano più attenzione al ritorno sull’investimento in pubblicità. L’importante è permettere ai clienti di quantificarlo con maggior precisione possibile. Anche per questo myThings ha adottato il modello di remunerazione cost-per-action: veniamo pagati solo quando le pubblicità generano una reazione attiva nel cliente finale, nel consumatore. Il nostro Roi medio sulle campagne dei top advertiser è di 1 a 16: ogni euro investito in pubblicità ne genera sedici a vantaggio degli investitori più importanti», conclude Fiasconaro.