Il Partito Democratico sulla gestione dell’acqua

Riceviamo e pubblichiamo
Ci sembra opportuno e doveroso, come PD, informare i Cittadini su un tema molto sentito come è quello della gestione dell?acqua in considerazione delle notizie spesso distorte e non veritiere esposte in dibattiti pubblici o tramite tazebao.
La Legge 5 gennaio 1994 n. 36, detta legge Galli, contiene disposizioni in materia di risorse idriche e in particolar modo che l?acqua è un bene pubblico, che l?uso dell?acqua è prioritariamente per il consumo umano, che l?organizzazione del servizio idrico integrato avviene mediante gli Ambiti Territoriali Ottimali (comunemente definiti ATO).

La Regione Siciliana ha recepito la legge Galli in ritardo con la legge 10 del 1999 che obbligava il Presidente della Regione a costituire gli ATO. Il 16 maggio del 2000 Cuffaro definiva gli ATO, facendoli coincidere con le Province; il 7 agosto del 2001 fissava le modalità di costituzione degli ATO con la proposta di scelta, da parte dei Sindaci, fra la Convenzione di Cooperazione o la costituzione di Consorzio
Il Comune di Castelbuono delibera la scelta del Consorzio, ma la conferenza dei Sindaci, a maggioranza, individua nella Convenzione la forma di cooperazione fra gli Enti locali. I Consigli Comunali dovevano esprimersi sulla Convenzione entro il 30/10/01, considerando tale atto adempimento obbligatorio. Il 18/02/02 la Conferenza dei Sindaci affidava alla SOGESID la redazione del Piano d?Ambito e l?Assemblea veniva informata che la Regione Siciliana, con l?emanazione del decreto del 07/08/01 intendeva stringere i tempi per l?attuazione delle finalità delle legge Galli, tenendo conto che la Comunità Europea avrebbe erogato i fondi destinati al comparto idrico solo se gli ATO fossero stati operativi.
L?1 luglio 2002 veniva definitivamente sottoscritta da tutti i comuni dell?ATO 1 la Convenzione di Cooperazione, già approvata dalla Conferenza dei Sindaci il 10/10/01. Il 2 agosto la Conferenza dei Sindaci sceglie la forma pubblica come modalità di scelta del gestore, a cui, secondo la legge Galli, vengono affidate le risorse idriche e viene fatto obbligo di anticipare le somme per raggiungere gli obiettivi del servizio fornito, con il recupero di tali somme mediante la tariffa. Dopo profondi dissidi fra la Provincia e il Comune di Palermo, che voleva l?affidamento diretto del servizio all?AMAP, il 16 settembre 2002 si approva il bando di gara. Il 17 ottobre 2002 viene consegnato ai Comuni la proposta del Piano d?Ambito che la Conferenza dei Sindaci del 19/11/02 chiede venga modificato, differenziando le tariffe per territori omogenei, richiedendo l?adeguamento della tariffa unica in un periodo più lungo e salvaguardando i progettisti incaricati dai comuni. Il 13/03/03 la Conferenza dei Sindaci approva la Convenzione di gestione ed il Disciplinare tecnico. Da quel momento i Consigli Comunali sono invitati a prenderne atto.
Il Consiglio Comunale di Castelbuono ne prende atto con la Delibera n. 51 del 22/04/03. Successivamente a tale data la Regione Siciliana in sostituzione della Conferenza dei Sindaci nomina un commissario ad acta il quale stravolge la Convenzione precedentemente approvata, bandisce la gara a cui partecipa, stranamente, un solo consorzio di imprese. Viene fuori in quel momento una forte protesta da parte di alcuni Comuni (fra cui Castelbuono), di Associazioni e Cittadini verso un modo di procedere del Commissario ritenuto anomalo e illegittimo. Alcuni Comuni, e Castelbuono fra essi, avviano iniziative per bloccare tali procedure ritenute illegittime ricorrendo al TAR, all? Antitrust e facendo un esposto alla Procura della Repubblica. Vengono fatte, inoltre, alcune iniziative di lotta davanti la Provincia a cui partecipano anche Assessori del Comune ed ad uno sciopero indetto dalla CGIL partecipa, con la fascia tricolore, un rappresentante della Giunta Comunale. Il Presidente della Provincia, Musotto, che si era impegnato a soprassedere alla stipula del Contratto con l?impresa vincitrice della gara in attesa della sentenza del TAR, forse spaventato dal fatto che nel Parlamento Nazionale era in discussione una legge approvata già dalla Camera e in discussione al Senato che prevedeva la moratoria della costituzione degli ATO, in data 14/06/07 essendosi fatto autorizzare precipitosamente dalla Conferenza dei Sindaci, con voto a maggioranza, stipula il contratto. Il TAR, investito come si è detto da un ricorso di alcuni Comuni, non si è pronunciato nel merito ritenendosi non legittimato a farlo e rinviando il tutto al TAR del Lazio.
In maniera schematica abbiamo pensato di dare un quadro dell?iter tortuoso ed anomalo con cui si è proceduto da parte del Presidente della Provincia e della maggioranza della Conferenza dei Sindaci nell?affrontare un problema, come quella dell?acqua, di vitale importanza per i cittadini e lo sviluppo economico del nostro territorio. Più che gli interessi dei cittadini, sono importanti gli interessi di lorsignori. Ci è sembrata stucchevole, pertanto, la polemica che è stata imbastita , negli ultimi mesi, da parte di alcuni esponenti politici locali che hanno avuto come obiettivo della loro legittima protesta non i veri colpevoli di questo misfatto, cioè Cuffaro Musotto e Cammarata, ma l?Amministrazione Comunale perché ritiene illegittima e contro gli interessi del Comune la richiesta fatta di non consegnare la rete idrica, i serbatoi e il personale.
Oggi gli organi istituzionali che possono, con propri provvedimenti, revocare il contratto già firmato fra Provincia ed impresa sono il TAR, l?Antitrust e/o la Procura. Qualsiasi altra protesta, pur legittima, non può aver nessun risultato, perché una eventuale revoca unilaterale avrebbe come conseguenza una richiesta di danni di centinaia di milioni di euro che ricadrebbero sui bilanci comunali e conseguentemente sui Cittadini.
Declamare, poi, che con la gestione privata dell?ATO triplica la tariffa, senza dire che anche con la gestione pubblica sarebbe di poco inferiore, significa gettare fumo negli occhi dei Cittadini.
Una conseguenza di un qualsiasi blocco dell?iter avviato (che, ripetiamo, abbiamo contrastato) porterebbe inevitabilmente al blocco dei finanziamenti già previsti nel prossimo quinquiennio di circa 10 milioni di euro (venti miliardi delle vecchie lire) come si evince dall?allegato al contratto firmato,e che ci priverebbe di opere importanti quali il rifacimento della rete idrica (con l?eliminazioni di grosse perdite), di ristrutturazione dei serbatoi, di fognature e del completamento del sistema di depurazione.
Di tali informazioni abbiamo ritenuto rendervi partecipi, per poter esprimere un giudizio su quanto fatto da 3 Amministrazioni (Mazzola, Cicero e Cicero Bis), e dalle maggioranze che nel tempo le hanno sostenute con lealtà e coerenza, essendo sicuri di aver lavorato con serietà ed abnegazione nell?interesse dei Cittadini e per lo sviluppo socio economico di Castelbuono.

Il Segretario
Lia Romè

7 Commenti

  1. Gentile Signora Lia Romè,

    Apprezziamo lo sforzo di sintesi per raccontare la storia della costituzione dell?ATO Idrico Palermo 1 e le sue vicissitudini ma avremmo maggiormente gradito che esprimeste in modo chiaro la Vs. posizione sull?acqua bene comune.
    Cogliamo l?occasione per fare chiarezza sulla nostra posizione in tema della privatizzazione della gestione dell?acqua nella Provincia di Palermo.
    Liberacqua è un movimento civico indipendente che si batte per il tema dell?acqua bene comune e per la gestione del Servizio Idrico Pubblico. Noi condividiamo la logica dell?Ambito Territoriale Ottimale ma non condividiamo la gestione privata del Servizio Idrico Integrato. La legge Galli ha grandi meriti ma potrebbe essere migliorata ed applicata secondo lo spirito del legislatore. Chi gestisce il Servizio Idrico Integrato per trent?anni nei fatti diventa il padrone dell?acqua. Nonostante l?affermazione di principio che l?acqua è un bene demaniale e pertanto per definizione pubblico.

    Non interveniamo nelle beghe interne delle Amministrazioni Comunali e dei Partiti Politici ma denunciamo pubblicamente quanti assumono strumentalmente, speculativamente e per interesse politico di parte la posizione di difesa del bene comune acqua per poi votare a favore della privatizzazione della gestione del servizio idrico integrato. Ed alcuni Comuni governati dal Centro Sinistra e con Sindaci Margherita e DS sono tra questi.

    E? il Vs. caso. Se siete per l?acqua bene comune dovete essere conseguenti fino alle estreme ratio. Se la maggioranza di Cittadini vuole la gestione pubblica del Servizio Idrico Integrato non potete che appoggiare tale istanza. Siete i rappresentanti del popolo o i regnati di Castelbuono?

    Inoltre bisogna essere coerenti con gli impegni assunti in campagna elettorale: non eravate per la difesa dell?acqua bene comune? Non eravate per la gestione pubblica dell?acqua?

    Bisogna far chiarezza sulle posizioni politiche che si intendono assumere.

    Se si è per l?acqua in gestione pubblica si devono assumere posizioni congruenti e pertanto la lotta estrema della non consegna delle reti e della disobbedienza civile non violenta è la massima posizione politica che i Cittadini ed i Movimenti possono supportare. Ovviamente è un?estrema posizione politica. Condivisibile o meno ma è una lotta dal basso, dei Cittadini. L?Amministrazione comunale, eletta liberamente e democraticamente, deve essere sensibile alla richiesta dei Cittadini e farsi portavoce dell?istanze degli stessi. Ma non ci sembra il caso dell?Amministrazione guidata del sindaco Cicero. Anzi la posizione assunta ci sembra un vero salto mortale con avvitamento che ribalta la posizione assunta dal Consiglio Comunale e dalla Giunta fino a pochi mesi or sono.

    Non è condivisibile l?affermazione che la tariffa in gestione pubblica sia di poco inferiore a quella applicata dal gestore privato. Cha tale affermazione sia la dimostrazione dell?anima liberista del PD Castelbuonese? Gradiremmo sapere su quali basi la Vs. affermazione si poggia. Vi invitiamo a rileggerVi l?articolo 19 della convenzione di gestione e riuscirete a capire come e perché la tariffa avrà un senso unico al rialzo. E anche il caso di rivedere l?affermazione di voler gettare fumo negli occhi dei Cittadini.

    Anche l?affermazione sulla perdita dei finanziamenti sarebbe interessante sapere su quali basi si fonda. Noi non chiediamo il blocco dell?iter già avviato ma l?assegnazione del S.I.I. ad una società ad integrale capitale pubblico in House in sostituzione di una società a capitale privato che ha l?interesse a vendere il quantitativo massimo d?acqua al prezzo più alto.

    Precisiamo che quando parliamo di Società ad intero capitale pubblico in House non parliamo dei carrozzoni gestiti dai Politici di turno ma aziende tecniche gestiti da Tecnici che fanno dell?efficienza, efficacia ed economicità non degli slogan ma degli obiettivi da perseguire.

    L?efficientamento della rete idrica con la lotta alle dispersioni ed agli allacci abusivi, la manutenzione ordinaria e straordinaria, la costruzione di nuove linee e il potenziamenti di quelle esistenti la razionalizzazione dei sistemi di depurazione (non un depuratore per ogni comune ma un depuratore consortile per comuni vicini), l?adeguamento della potenza dell?acqua, l?acqua 24 ore al giorno, migliore qualità dell?acqua sono solo alcuni temi che una sana gestione tecnica dell?ATO e del S.I.I. può portare avanti. Se le logiche sono invece politiche con carrozzoni clientelari in cui gli appalti le consulenze e le assunzioni sono solo confacenti a spartizione di potere l?acqua diverrà costosissima con un sistema inefficiente e diseconomico. Ed il privato sarà la panacea all?inefficenza pubblica. Ed è la tesi sostenuta dal Vs. deputato Ermete Realacci (ovviamente la tesi del pubblico inefficiente e del privato come panacea di tutti i mali del pubblico).

    Inoltre la richiesta del 3% del fatturato annuo prevista nella determina consiliare n. 47 del 4 settembre 2007 e successivi emendamenti è inusitata: alla faccia della solidarietà e delle politiche sociali. Delle vere politiche di destra estrema. Inoltre gli ulteriori punti delle determina consiliare sono inattuabili in quanto si scontrano o con i diritti dei singoli Lavoratori alla volontarietà al trasferimento al nuovo soggetto gestori del S.I.I. (nel punto del trasferimento di tutti i Lavoratori alla nuova società di gestione privata) o con scelte complessive che vanno oltre il potere decisionale del singolo Comune (nel punto della richiesta della costituzione di un sub ATO madonita). Siamo alla sclerosi istituzionale o al festival dei desideri non realizzabili? La politica è l?arte del possibile. Richiedere soluzioni non praticabili sono cattiva politica. Ci dispiace che avvenga in un comune di Centro Sinistra che si era distinto per la battaglia per l?acqua pubblica.

    Le nostre motivazioni d?opposizione sono riassunte in parte nella segnalazione dell?Autorità per la Concorrenza ed il Mercato e che evidenzia alcuni elementi che hanno condizionato profondamente gli esiti della gara stessa. Condividiamole:

    Il bando di gara per l?affidamento della gestione del servizio idrico integrato (SII) A.T.O. 1 di Palermo ha gravemente violato i più elementari principi in materia di tutela della concorrenza ed efficienza dell?attività amministrativa.

    Distorsione della concorrenza

    la previsione contenuta nel bando in base alla quale all?ente gestore vengono affidati in misura pari al 70% gli appalti di lavori connessi alla gestione stessa, viene considerata come una forte restrizione della concorrenza, vista la quota residuale del numero e dell?importo dei lavori da mettere successivamente a gara. La gara ha in sostanza determinato l?elusione delle procedure ad evidenza pubblica per l?affidamento dei lavori legati al SII. A tale effetto si lega il riferimento nel bando al ruolo dei soci della società aggiudicataria, che dà per scontata la partecipazione alla gara di un raggruppamento temporaneo di imprese (RTI), come poi è effettivamente avvenuto, visto che l?ente banditore ha ricevuto un?unica offerta da parte di un RTI costituito da ben nove soggetti (divenuti dieci in sede di stipula dell?atto costitutivo della società di gestione), uno dei quali a sua volta in rappresentanza di altri tre distinti
    soggetti.
    I soci della neocostituita impresa comune derivante dal RTI si sono conseguentemente divisi le varie attività di servizio e gli interventi riconducibili al SII.

    Rispetto allo strumento del RTI in generale, con la segnalazione l?Autorità ha anche colto l?occasione per sottolineare che occorre sempre verificarne l?idoneità concorrenziale in concreto: si tratta infatti di una modalità di partecipazione a gare che può determinare una diminuzione del grado di concorrenza se consente a soggetti, in grado di partecipare anche autonomamente, di presentarsi insieme ad altri soggetti propri rivali, diminuendo così artificiosamente l?effettività ed estensione della competizione.

    Un?ulteriore anomalia riscontrata dall?Autorità nella gara è la determinazione, assunta dalla Conferenza dei Sindaci e del Presidente della Provincia regionale di Palermo, con la quale è stato stabilito lo scorporo dalla gestione del SII nell?A.T.O. Palermo dell?intero territorio del Comune di Palermo: per quanto questa possibilità fosse esplicitata nel bando, si sono infatti così introdotte gravi alterazioni del processo concorrenziale, scoraggiando la partecipazione alla gara stessa.

    Conflitto d?interessi

    Nella segnalazione l?Autorità richiama infine gli enti competenti ad evitare, per evidenti ragioni di opportunità concorrenziale, trasparenza e imparzialità nelle procedure, sovrapposizioni soggettive tra incarichi relativi a procedure di gara a evidenza pubblica e soggetti che intrattengano o abbiano intrattenuto, nell?immediato passato, rapporti di carattere non episodico con imprese anche solo astrattamente interessate alle medesime procedure. Nel caso specifico, risulta infatti che l?approvazione del bando di gara, del piano d?ambito ottimale e della convenzione di gestione con il soggetto gestore sia stata affidata dal Presidente della Regione ? nella sua qualità di Commissario Delegato per l?Emergenza Idrica ? ad un commissario ad acta che, per l?intera durata dell?incarico, ha ricoperto contemporaneamente la carica di consigliere di amministrazione di una delle società che poi hanno partecipato al RTI risultato aggiudicatario della gara.

    Crediamo che l?intervento dell?Autorità sia sufficiente per iniziare a confrontarci sul metodo e sul contenuto e per rivedere le posizioni assunte fin qui.

    Cordialmente.

    Salvatore Gabriele La Spisa
    Portavoce Liberacqua Provincia di Palermo

  2. Continuate a lottare amici per la gestione pubblica!
    Così si creerà una società pubblica con un consiglio di amministrazione lottizzato con il manuale cencelli e ci spetterà, insieme agli altri partiti, un posto come verdi. E se ci saremo noi a guidare questo processo fate come me: io ho assunto 344 consulenti, fra cui tanti AMICI di Partito, al Ministero dell’Ambiente! E che si sappia:noi siamo diversi, non siamo dilettanti. facciamo politiche clientelari ma nessuno lo saprebbe se non fosse per qualche birbante giornalista!

  3. L?intervento del P.D. sulla questione acqua, effettuato con lo scopo di informare la cittadinanza sulla distorsione delle notizie profuse dal comitato No-privatizzazione e da tutti coloro che sono contrari alla delibera del Consiglio Comunale, merita alcune riflessioni in quanto, secondo me, è proprio questo intervento che mira a fuorviare la questione politica in una semplice opzione di gestione amministrativa. E quando si finisce nei meandri della burocrazia amministrativa è molto facile trovare appigli procedurali, percorsi contorti ecc? che permettono di lavarsi le mani dalle proprie responsabilità nel classico scaricabarile.
    Infatti, l?intervento del P.D. è volto a delineare un excursus storico della vicenda in cui fa emergere che le responsabilità sono della Provincia e della legge Galli. Per dovere di cronaca bisogna dire che noi abbiamo seguito la vicenda sin dall?inizio e sappiamo qual è stato l?iter legislativo-amministrativo che ha portato alla situazione attuale. Nondimeno se una cosa è sbagliata qualunque sia stato l?iter e chiunque sia l?autore la cosa rimane sbagliata ed è da questo dato di fatto che bisogna partire.
    Dal ragionamento svolto nell?intervento sembra che criticando l?Amministrazione Comunale di Castelbuono si voglia sviare la cittadinanza dalle colpe che ha la Provincia e il suo presidente Musetto, così giusto per imbastire una stucchevole polemica con la Giunta Comunale. A me sembra alquanto pretestuoso asserire ciò in quanto le critiche e le proteste sono state rivolte contro anche in modo duro sia contro la Provincia quanto contro la Regione senza ombra di dubbio.
    Ma il punto adesso è un altro, e la cosa stucchevole è il tentativo di fuorviare la questione dal punto che si sta dibattendo. Il punto in questione è il voltafaccia del Sindaco e il conseguente voto all?unanimità del Consiglio Comunale che consegna le chiavi della rete idrica in mano ai privati, i quali è ben noto l?unico interesse che hanno è quello di guardare al bilancio della società ed ai dividendi. È questo il fatto deplorevole che si critica e contro il quale adesso ci battiamo senza dimenticare né Musotto né Cuffaro. E mi sembra solo una scusante il fatto che ormai è ineludibile aderire all?ATO altrimenti si rischia di perdere i finanziamenti e si parla di fumo negli occhi; è la solita tecnica di lasciar prima scappare i buoi e poi piangere miseria perché si è lasciata la porta aperta e le chiavi in mano. Noi del No alla privatizzazione ci saremmo aspettati che il Comune di Castelbuono avesse continuato la battaglia intrapresa opponendosi alla deriva neoliberista, questo è il punto politico rilevante d?assoluta priorità e considerazione, accentuando la lotta per ottenere il finanziamento in questione con la mobilitazione della cittadinanza castelbuonese e arrivando, se necessario, ad occupare i binari della ferrovia, l?autostrada ed altre iniziative efficaci di questo tipo. Questo mi sembra il percorso adeguato per una politica di sinistra e non il cedere supinamente alle richieste di Musotto e Cuffaro. Ma forse gatta ci cova!
    Si tratta di una questione di principio e non di lana caprina e neanche di voler impedire lo sviluppo socioeconomico del paese: altro fumo negli occhi. Lo sviluppo non lo si può realizzare sulla pelle della povera gente, ciò è un controsenso, ma opponendosi alle storture e alle ingiustizie che la privatizzazione del mondo implica ineluttabilmente.
    Naturalmente tutto questa non è altro che una mia semplice opinione, ma è dalla pluralità delle opinioni e ragionamenti che si mette in condizione la cittadinanza di potersi fare un giudizio sui fatti. E se questa vi sembra una posizione estremistica, considerato che la democrazia è partecipazione oltre che giustizia ed uguaglianza vorrei proporre l?indizione di un referendum locale sulla questione in modo tale da dare ai cittadini l?ultima parola; o credete che il voto all?unanimità del Consiglio vi abbia dato mano libera e consegnato il paese in pugno? Secondo me il paese non è il Consiglio e viceversa: la rappresentanza democratica non vuol dire per niente pensare di avere carta bianca e poter fare tutto quello che si vuole, ognuno è libero di avere la sua idea sulle questioni, ma il popolo esiste e vi è un?idea comune che si è formata ed essendo un?idea giusta la si deve ascoltare se si pensa che la partecipazione non sia un semplice optional da usare a proprio uso e consumo.

    Ciccio Di Garbo a pugno chiuso.

  4. Ben detto Ciccio, secondo me l’amministrazione comunale non ha fatto i conti con il fatto che fuori dal consiglio comunale, fuori dagli uffici, si sia creato un gruppo di opposizione forte che vuole misurare la coerenza e la serietà che questi politici ostentavano in campagna elettorale. No, non è come sempre accade, quando alla fine dei giochi cala il sipario e chi vince si rinchiude nel palazzo a fare i propri affari mentre chi perde se ne torna a casa a leggere i libri, questa volta l’opposizione dal basso c’è davvero, e cresce sempre di più.
    Forse è questa la cosa che da più fastidio ai nostri amministratori, questa volta la politica coinvolgente basata sul tutto tranquillo,tutti amici, non ha funzionato. E’ per questo che vediamo spesso i nostri amministratori che sono chiamati a confrontarsi in piazza con i cittadini, un pò nervosi e irrequieti.
    E poi questa volta la strategia mediatica di plagio delle coscienze non può proprio funzionare visto che le repliche dei nostri amministratori sembrano vacillare a tal punto che la classica frase utilizzata per giustificare la loro scelta è quella: “così facendo non si privatizza l’acqua ma le reti”, affermazione, da parte mia,
    alquanto aberrante visto che l’acqua arriva ai rubinetti solo attraverso le reti, è come dire che non si mette una tassa sul fatto che si cammina a piedi, bensì sulla strada.
    Inoltre questa affermazione mi pare avergliela sentita fare all’Ass.Loddo e al Presidente Musotto, anzi Musetto.
    Comunque staremo a vedere quello che succederà nei prossimi mesi, intanto in Paese c’è un fronte di opposizione alla privatizzazione chiamato “NO PRIV” che cresce di giorno in giorno, formato da cittadini liberi che vi aderiscono a titolo individuale che credono che l’acqua è un bene di tutti e quindi deve essere gestita nella forma pubblica.

  5. Il mio pugno è sempre aperto si chiude solo quando sento e vedo le nefandezze che la teocrazia del pensiero unico ha generato in questo nostro mondo, nazione e paese. Per il resto faccio anche il segno della “V” come pace, prosperità, fratellanza e benessere.
    Ciao a tutti, Ciccio Di Garbo.

  6. sapete solo dire no, nel frattempo perdete consensi tanto da diventare opposizione fuori dal palazzo!
    ma vi siete fatti un’analisi perchè siete fuori del consiglio comunale? perchè avete perso le elezioni? perchè non riuscite più a rappresentare i bisogni della gente nelle istituzioni? nelle reti idriche non scorre l’ideologia, così come nei piatti non si mangia ideologia. poi chi vive di ideologia molto spesso è colui che non ha problemi di come arrivare a fine mese magari facendo il professoretto e lavorando 8 mesi l’anno,appartenendo ad un partito che fa la morale sulla casta ma poi si comporta come e peggio di mastella facendo eleggere fratelli e dando posti agli amci. continuate così, vi ridurrete come pannella a fare scioperi della fame quando il medico vi ordinerà di fare la dieta. che fine hanno fatto le menti straordinarie che agitavano le assemblee lo scorso inverno? quelli che comparivano con eclatanti colpi di scena di documenti firmati dalla società civile? eclissati, ad abbaiare solo cani aizzati. continuate ad alimentare odio, raccoglierete l’indifferenza

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