Il piano di Raimondo per rinverdire la città. L’intervista su Livesicilia

[livesicilia.itPALERMO – Rimettere a nuovo la Favorita eliminando “indecorose presenze”, riqualificare le periferie, recuperare il prato del Foro Italico, creare dei giardini etnici. Ecco alcuni degli obiettivi del nuovo assessore al Verde del comune di Palermo, Francesco Maria Raimondo. Docente di Botanica presso l’Università di Palermo e direttore dell’Orto Botanico e dell’Herbarium Mediterraneum, Raimondo ha preso il posto del collega Giuseppe Barbera anche se, spiega, “con lui non c’è alcun problema”.

Assessore, partiamo dalla Favorita. Il Comune aveva annunciato che l’avrebbe chiusa domani (oggi per chi legge, ndr) e invece ha dovuto cambiare idea…
“Sì, la chiusura non parte per la sovrapposizione di alcuni eventi. Abbiamo dato alcune informazioni non corrette, ma l’assessorato per il momento è un caos. Mi hanno riferito questo proposito del professore Giuseppe Barbera e intendo rispettarlo ma non tutti gli atti erano stati compiuti. C’era una sovrapposizione di interventi”.

Proprio Barbera, lasciandole il posto, ha polemizzato col sindaco Orlando…
“Sì, ma non credo ci sia nulla nei miei riguardi. Siamo stati in sintonia per una serie di progetti che si stavano sviluppando, non conosco bene i motivi del cambio e non mi riguardano. Gli assessori della giunta Orlando sono fiduciari, il sindaco ha dato un mandato sulla base di rapporti ed esperienze maturate. Da quel punto di vista non è un incarico elettivo e quando c’è qualcosa che non va non c’è nulla di male nel mettersi da parte, anche senza dover fornire spiegazioni che non sono necessarie. Le mie competenze solo in parte di sovrappongono a quelle di Barbera, la delega che ho ricevuto non è la stessa ma riguarda anche le aree protette, le relazioni con istituzioni di ricerca e alta formazione come l’università. Non ho inteso assumere la competenza sull’Ambiente, ovvero spazzatura e discariche, perché non sono un esperto”.

Torniamo alla Favorita: il sindaco ha detto che il suo rilancio è un obiettivo da raggiungere in sei mesi. Come cambierà il parco?
“A parte la chiusura che non riguarda strettamente il mio assessorato, la Favorita deve cambiare offendo spazi adeguati per il suo pubblico, per gli sport e per le necessità di una città da un milione di abitanti. Togliendo il Foro Italico, questo è l’unico spazio libero in cui potersi sdraiarsi e prendere il sole. La Favorita è sempre stata utilizzata per le manifestazioni ludiche che conosciamo e certamente i fruitori non lasciano sempre il parco nelle migliori condizioni. C’è da creare le condizioni per poterne usufruire, magari con qualche forma di vigilanza che eviti di trovare l’immondezzaio il giorno dopo. Ci sono tantissimi spazi utilizzabili, ma sono invasi da erbacce e alberi infestanti e invasivi che non vanno coltivati. Nell’ignoranza generale anche degli operatori che intervengono sul verde della Favorita, si è data la possibilità a certe specie di entrare in competizione con quelle che invece devono starci. C’è da realizzare quindi un’opera di riqualificazione del verde che è dentro la Favorita e c’è anche la necessità, e in questo concordo con Barbera, di dare vitalità agli interventi agricoli. Non parliamo solo di un parco naturale, ma culturale e ci sono contesti di tipo naturalistico ma anche agricolo. Sicuramente non c’è peggiore cosa dell’abbandono. Certo, poi ci sono anche presenze non adatte a un uso culturale e ricreativo del parco e ci saranno le opportune intese con gli altri assessorati e le forze dell’ordine. Ci vogliono strategie per liberare il parco da presenze indecorose”.

Andiamo al Foro Italico, che in questi due anni è andato via via morendo…
“Il prato ha bisogno di una ripresa con interventi che devono essere ben studiati, non me ne sono ancora occupato perché non rientra tra le priorità ma tra le cose di routine che vanno risolte senza termini di scadenza, ma dobbiamo pensarci con una certa immediatezza”.

Cosa sta facendo in questi primi giorni?
“Mi sto rendendo conto delle forze in campo, di come è organizzato il personale: è in numero elevato, ma c’è poca qualità. E’ un esercito che deve gradualmente acquisire delle competenze con dei corsi di formazione”.

Quali saranno le linee guida del suo assessorato?
“Non pensavo sinceramente di assumere un impegno di questo tipo, da assessore, ma le cose accadono e bisogna essere pronti a rivedere certi convincimenti del passato, da cittadino e studioso dei giardini e degli spazi protetti. Palermo è una città splendida, può diventare una città all’avanguardia per il verde, abbiamo esempi di giardini storici straordinari. Ma dobbiamo potenziare il verde che abbiamo e, considerato che Palermo è una città multietnica, dobbiamo dare attenzione a queste presenze offrendo loro la possibilità di ritrovarsi settimanalmente in uno spazio in cui ritrovare il loro paesaggio. Dobbiamo essere sensibili a questo tipo di problema, parlo dei giardini etnici che dobbiamo identificare e progettare. In passato all’Orto Botanico avevamo fatto delle ipotesi e oggi potrebbero essere seguite più da vicino da un assessore”.

Molti palermitani lamentano anche lo stato di alcune ville storiche, come Villa Trabia…
“Villa Trabia è stata oggetto di una particolare attenzione da parte dell’assessore Barbera, grazie anche al contributo dell’Orto Botanico: abbiamo messo a disposizione il nostro curatore per realizzare interventi mirati al recupero del valore botanico del parco. Tra i primi miei studi sul verde storico di Palermo c’è appunto Villa Trabia. Dobbiamo contribuire a riprenderne le caratteristiche, quando era in mano ai privati era quasi un orto botanico. Barbera ha perseguito questo obiettivo, c’è un progetto, non posso fare altro che portare a termine il percorso. Così come Villa Giulia, per la quale ho sempre pensato a un collegamento diretto con l’Orto Botanico. Ricordo a tutti che nel Giardino delle Piante di Parigi, dove c’è il museo di storia naturale, si accede a uno spazio pubblico e poi si va nello spazio museale. Si paga solo un biglietto e si fruisce dell’aspetto culturale del verde. Dobbiamo fare una cosa del genere anche qui. Ne avevamo parlato con Barbera e ci stavamo lavorando. Questo aspetto, compreso anche quello di poter pensare di risanare la sponda del fiume Oreto, l’area del gasometro, penso possa assicurare nuovo verde alla città. Con Orlando ci avevamo pensato già nelle altre sindacature, poi la cosa si è un po’ persa. Ma dobbiamo anche dare attenzione anche alle periferie”.

In che modo?
“Chi arriva a Palermo dall’aeroporto o dall’autostrada che collega la città con Catania e Messina, si trova davanti un panorama non confortevole. Ci vuole decoro all’ingresso in città. Gli spazi aeroportuali non sono di competenza comunale, ma si può dialogare con il comune in cui insiste l’aeroporto per dare dignità a quella zona. Ogni volta che torno a Palermo, mi sembra di essere nel terzo mondo. E’ uno dei più squallidi aeroporti europei o nordafricani, e dire che dovrebbe essere il nostro biglietto da visita. Sulla rotonda di via Oreto è stato fatto uno sforzo in passato e la situazione è migliorata ma non è sempre appropriata, ci vuole più fantasia e più personale che sappia curare il verde. E’ uno spazio cui prestare grande attenzione. Dobbiamo dare attenzione anche alle periferie. Domani (oggi per chi legge, ndr) sarò a Villa Turrisi e poi alla Favorita per studiare i primi interventi realizzabili con le risorse a disposizione, ho chiesto ai funzionari di sacrificare il loro sabato mattina per accompagnarmi”.

C’è infine la questione delle potature, non sempre impeccabili. Come interverrete?
“Da lunedì comincerò a fare delle visite in città per rendermi conto della situazione. Le potature sono sempre state un problema, ma è anche vero che ci vogliono alberi compatibili con l’ambiente inquinato, le polveri, i gas di scarico. Non tutte le piante reagiscono allo stesso modo. In questi anni c’è stato un uso indiscriminato di ficus o di corisie, che l’Orto Botanico ha regalato a Palermo e a tutto il Mediterraneo. Dobbiamo evitare gli abusi e l’eterogeneità di inserimenti che creano problemi, queste piante vanno bene in un parco ma non dove ci sono i marciapiedi. Penso anche alle eritrine del Foro Italico, non adatte per la strada”.

E degli alberi tolti da viale Regione siciliana per il tram cosa pensa?
“So che ci sono state delle proteste, anche se non conosco bene le piante in questione. Ma ho visto crescere in breve tempo tantissime piante, in 10 anni si ricostituiscono. Bloccare certe opere che portano benefici alla vivibilità urbana diventa un ostacolo allo sviluppo. Il verde non deve esserci a tutti i costi, deve stare dove compatibile. Anche se, ripeto, non conosco la situazione specifica e prima di eliminare il verde bisogna sempre fare attenzione e trovare soluzioni adeguate anche per i trasferimenti, ove possibili”.