Il pm Luca Masini promosso dal Csm procuratore aggiunto a Salerno

Il pm Luca Masini, che nei primi anni ’90 si era occupato di diverse indagini su Castelbuono alla Procura di Termini Imerese e di cui ci siamo occupati quando gli diedero la scorta e pubblicando un suo ritratto a 21 anni da Tangentopoli, ha fatto carriera, diventando procuratore aggiunto a Salerno.

[ILTIRRENO.GELOCAL.IT] A distanza di quasi sei anni dal suo arrivo in via Falcone e Borsellino, il pubblico ministero Luca Masini lascia la Procura della Repubblica di Livorno. Il pm «guerriero» come lo avevano ribattezzato durante la permanenza a Lecco, prenderà servizio da venerdì 24 aprile a Salerno. Il consiglio superiore della magistratura lo ha infatti promosso nell’ultimo giro di nomine: in Campania svolgerà il ruolo di procuratore aggiunto e guiderà un pool di dieci magistrati, anticamera verso un probabile e ulteriore avanzamento di carriera.

«Qualcuno adesso tirerà un sospiro di sollievo, altri saranno un po’ dispiaciuti. Certamente nessuno resterà indifferente», dice laconico uno dei suoi collaboratori prima della cerimonia di saluto che si è svolta mercoledì 22 aprile nel cortile del palazzo di Giustizia. Al brindisi hanno partecipato in tutto un centinaio di persone: colleghi, tutto il personale amministrativo della Procura e del Tribunale e tutti gli investigatori delle diverse forze dell’ordine che nel giro di questi anni hanno collaborato con il magistrato. «Mi mancherai molto – dice durante il discorso di saluto il procuratore capo Francesco Del Leo – soprattutto – scherza – perché non so chi mai si rivolgerà a me chiamandomi comandante».

Poi De Leo si fa serio dicendo: «Mancherai a tutti noi – va avanti – Ma la cosa più importante è che mancherai alla città. Le attestazioni di stima dei cittadini di Livorno sono la dimostrazione di quanto hai dato. In questi anni sei stato il centravanti di sfondamento della Procura di Livorno. Che oggi perde un magistrato che conosce ed è consapevole dell’importanza dell’organizzazione. Ecco perché ti meriti l’incarico che andrai a ricoprire».

Una benedizione che arriva dopo cinque anni e mezzo durante i quali Masini ha sempre vissuto, nel bene e nel male, in prima linea, tanto da essere anche messo sotto scorta per quattro mesi dopo alcune minacce ricevute proprio per le inchieste che ha portato avanti.

Tra le indagini che hanno segnato la sua permanenza a Livorno, quella legata al crac dell’imprenditore Giuseppe “Beppe” Doveri e di Basket Livorno, l’assalto alla Prefettura, i bidoni tossici dispersi in mare e le ultime, in ordine di tempo, che hanno indagato sulla presunta usura messa in atto da Michelangelo Fedele e la altrettanto presunta banda criminale guidata da Andrea Polinti.

«Questa mattina – ha detto Masini rivolgendosi a tutti gli invitati – mi sembrava di essere tornato ai giorni di Natale quando ero bambino. Merito di tutti i regali che mi avere fatto». Lavoratore instancabile, pignolo, maniacale nel condurre le indagini, di lui si dice che se ti prende di petto è capace di andare avanti fino a quando non trova le prove per metterti con le spalle al muro. «Giocare contro di lui – disse un avvocato dopo averlo trovato in aula – è come giocare contro Messi».

A Livorno nelle indagini legate ai reati finanziari ha introdotto un sistema spesso criticato dagli avvocati. «Per procedere a livello penale nei confronti dei vertici chiede il fallimento della società e poi contesta la bancarotta, anche quando ci sarebbero i margini per salvare la società e le posizioni dei creditori».

Alle critiche Masini risponde spesso con una frase che fa riflettere: «la Giustizia è la più grande delle urgenze». Stavolta salutando i compagni di viaggio ha messo davanti altro. «Difficile che io mi emozioni – ha ammesso – ma oggi capiterà. C’è un tempo per tutte le cose. Sapevo di dover andar via, ma fino a qualche ora fa speravo che questo momento si allontanasse. Devo ringraziare Francesco De Leo che è stato prima di tutto un amico. In questi anni si è creata una magia in questo ufficio, nei colleghi ho avuto amici che mi hanno sempre aiutato. Ringrazio i giudici, il personale che si impegna al di là della retribuzione, le guardie giurate. Ma soprattutto il mio ufficio, la squadra migliore che abbia mai avuto e che ha accolto le mie richieste da tiranno. Ringrazio le sezioni di polizia giudiziaria: tutti ricorderanno la mia pignoleria e le assurde pretese. Oggi mogli e compagne non saranno dispiaciute della mia partenza. Per quello che mi riguarda spero invece di essere all’altezza del ruolo che vado a ricoprire. Da parte mia ci metterò tutto l’impegno».