Il Sindaco: “Da domani sarà possibile abbattere e catturare i suidi”

Riceviamo e pubblichiamo
“Nell?apprezzare l?iniziativa intrapresa, sia dall?Assessore Regionale all?Agricoltura On. LaVia che dal Deputato Regionale On. Faraone, invito il Commissario del Parco dlle Madonie a non ?arretrare? sull?attività messa in atto dall?Ente Parco per la formazione di cacciatori, in quanto il territorio delle Madonie non può più aspettare le contraddizioni degli Organi Regionali (Assessorato Regionale Agricoltura e Foreste, Dipartimento Strutturale servizio XI Faunistico Venatorio, Prefettura, Istituto Zooprofilattico di Sicilia, AUSL n.6 di Palermo, Ripartizione Faunistica Venatoria) che hanno utilizzato tutti i cavilli amministrativi e legislativi per non affrontare la problematica dell?invasione dei suidi nel nostro territorio.”

“Inoltre – continua il Sindaco – voglio ribadire che da domani è possibile iniziare sia l?abbattimento, ma anche la cattura con le gabbie (vedi protocollo già predisposto dall?Ente Parco alla presenza del Prefetto Dott. Giosuè Marino e condiviso da tutti gli Enti sopra elencati), auspicando che l?Assessorato Agricoltura ed al Territorio ci dia i mezzi economici per l?acquisto di altri 50 recinti.
Inoltre bisogna pretendere che tutti i capi abbattuti o catturati passino attraverso il controllo sanitari (verranno macellati nei macelli autorizzati per garantire la salubrità delle carni). Questa dichiarazione – conclude il Sindaco Mario Cicero – scaturisce dal fatto che troppo spesso abbiamo assistito a promesse di risoluzione del problema rimaste incompiute. Ed allora, vista la pericolosità e i danni ingenti che questi animali stanno arrecando al nostro territorio, si deve immediatamente operare, facendo iniziare quanto prima il corso per i cacciatori ed acquistando i nuovi recinti. Per quanto concerne le modifiche alla legge siamo felici che si facciano, però non abbiamo più intenzione di soprassedere”.

8 Commenti

  1. Salve,
    lancio un’idea alternativa all’abbattimento , poco controllabile, di una quantità enorme di suidi.
    Il foraggiamento complementare, tecnica che consiste nel somministrare alimenti alternativi alle piante coltivate in aree poco danneggiabili del territorio , questi alimenti possono essere forniti in modo artificiale oppure coltivati direttamente nel bosco in piccoli appezzamenti ?a perdere?.Metodologia che consente di contenere gli animali in zone delimitate, in modo da controllarli più velocemente, e che in Francia a permesso di dimunire fortemente il numero di questi animali (anche del 70%).
    Il foraggiamento complementare ha un costo, ma non dimentichiamo che anche il nostro territorio ha un valore, anche se solo d’esistenza.

  2. Visto che il nostro Parco e’ gemellato con quello delle Cinque Terre,se la memoria non inganna,in questo parco la mltiplicazione dei suidi oltre i limiti tollerabili,viene praticata con un abbattimento programmato.
    Pare che i risulati siano soddisfacenti.
    E pare pue che li’ non si faccia ricorso a gabbie o trappole di altro genere.
    Sul versante della incolumità alle persone,il problema resta comunque a mio avviso.
    infatti la pur minima presenza di esemplari di detta specie non ci assicura sull’incolumita’ di chi si trovi a fare una escursione in queste aree.
    e allora far si’ che questi animali si concentrino in determinate aree dove verrebbero attratti dalla coltivazione di piante o di foraggio in genere a loro gradito,come propone il sig barreca, potrebbe essere una ipotesi da valutare attentamente.
    Ma chi la propone ufficialmente al Commissario del parco?

  3. Riguardo all’incolumità scrivo: ma nel momento in cui si va a mare ci è data la possibilità di scegliere e selezionare il tipo di fauna selvatica che ci fa piacere incontrare?? Se una medusa ci lascia un “ricordino” cosa si fa? Non si va più a mare oppure si cerca di circoscrivere la loro presenza in una certa porzione di mare?? Penso che non si scelga ne la prima ne tantomeno le seconda alternativa.

    E allora perchè proporla per la montagna??

    Per nostra fortuna/sfortuna siamo siamo all’interno di un parco e dobbiamo condividere durante le nostre escursioni il territorio con i legittimi proprietari (animali selvatici per intenderci, dal più piccolo al più grande).
    E’ pur giusto che la presenza di questi suidi sia regolamentata dalle autorità, ma circoscriverla in una data zona è come fare uno zoo e andarlo a visitarlo quando ne sentiamo il bisogno.

    Di escursioni in montagna ne ho fatte e ne continuerò a fare, e spero che qualcosa si faccia al più presto (anche abbattimento), perchè le nostre montagne stanno soffrendo la presenza così massiccia dei suidi.

    Tutta la biodiversità legata al sottobosco sta lentamente scomparendo.

  4. Sono anche io daccordo sul fatto che in quache modo si debba regolamentare la loro presenza all’interno del parco, anche se la mia visione di amante della natura va un pò contro questa corrente.

    Non sono daccordo invece sul fatto di circoscriverli in una data zona perchè si perderebbe il bello di un escursione e l’effetto sorpresa(almeno per me), faccio un esempio per spiegarmi meglio: non sarebbe piacevole sapere già a priori dove poter incontrare questo tipo di animali selvatici; esperienze ed emozioni molto gradite si possono avere se durante una passeggiata si sente rumore in mezzo al bosco e si sente che ancora qualche animale lo popola.

    Ma quando mi trovo in un bosco che fino a qualche anno fa pullulava di specie floreali, alcune poco visibili altre invece più vistose, e non trovo più niente a parte la terra rivoltata, ritorno all’idea che l’abbattimento sia una cosa più che giusta. Anche perchè l’incuria umana ha creato questo problema e adesso l’intelligenza di alcuni deve cercare di rimediare ai danni fatti.

    Speriamo bene…

  5. Problemi simili ci sono anche nelle riserve marine, dunque il paragone con il mare non mi pare proprio azzeccato. Esempio è il caso di Ustica. Vi è stato l’aumento improvviso delle popolazioni dei ricci di mare Paracentrotus lividus, il cosiddetto “riccio femmina” e Arbacia lixula, “il riccio maschio”, che in pochi anni, con il loro intenso pascolo, hanno completamente trasformato la fascia superficiale sommersa e ne hanno drasticamente abbassato la biodiversità. Questi vengono detti effetti riserva (vi s, per certi versi è un effetto riserva anche l’aumento dei suidi, anche se invero scapparono dai recinti negli anni 90 e dunque non fanno parte dela fauna autoctona. Probabilmente sarà un problema di soldi ed è anche questo comprensibile…. ma le tecniche di gestione faunistica possono essere applicate se vi fossero uomini e mezzi addestrati (basta guardare discovery channel per rendersi conto che i guardia caccia nei parchi sono essenziali), guidati da esperti del settore (naturalisti, agronomi, ambientali, biologi, ecc…). Purtroppo si è preferito investire in altro e i naturalisti siciliani sono costretti ad andare a lavorare nei parchi del nord Italia, dell’Europa e degli Stati Uniti o al limite ad andare a fare extra, a fare i baristi in Sicilia.

    Luca B

  6. Domenica scorsa sul Giornale di Sicilia abbiamo letto un articoletto dal quale si apprende come il Commissario dell’Ente Parco si meraviglia e si rammarica perla fine ingloriosa del Progetto teso alla reintroduzione dei grifoni nell’area del Parco.
    Ironia della sorte:il progetto in questione pensato e voluto con il coinvolgimento della LIPU nazionale(massimo esperto in tema di fauna)e che certamente sara’ costato un po’ di soldini alla collettivita’ ha fatto una misera e vergognosa fine,mentre la reintroduzione dei cinghiali ad opera dell’Azienda Forestale in una data imprecisata e sicuramente senza la previa autorizzazione dell’Ente Parco cone detta la legge vigente,è piu’ che riuscito senza che l’Ente abbia speso una lira e,ironia della sorte,gravando sul bilancio dell’ente per svariate e svariate migliaia di euro(vedi indennizzi ai proprietari dei fondi,missioni di funzionari,acquisto di gabbie, convenzione con una ditta e relativo fallimento,ecc.)

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