“In memoria dei nostri eroi. Vent’anni dopo.”

Tutti sapete che questa settimana ricorre il ventesimo anniversario della morte di Giovanni Falcone, Francesca Morvillo, Antonio Montinaro, Vito Schifano e Rocco Di Cillo. Mi pare doveroso dedicare questo numero della rubrica in memoria di quegli uomini di Stato che persero la vita per mano mafiosa il 23 Maggio 1992. Sono passati vent’anni e in vent’anni la Sicilia è cambiata, è evidente, nonostante si dente dire che le cose non cambiano mai e tutto è fermo da decenni. Non è vero. Sebbene il sindaco di Palermo sia ancora Orlando proprio come negli anni della primavera, subito dopo l’era stragista di cosa nostra e sebbene la mafia non sia stata ancora sconfitta. Però di passi avanti se ne sono fatti. Sempre questa settimana, si sono celebrati i funerali di Stato di un altro eroe, Placido Rizzotto, che ha dato la sua vita per questa terra e per chi in questa terra versava il proprio sudore quotidianamente, contadini sfruttati e oppressi dai caporali mafiosi. Dalla morte di Rizzotto, nel 1948, alla strage di Capaci, nel 1992, sono trascorsi 44 anni e abbiamo osservato la mafia evolversi dalla dimensione contadina a quella degli affari nelle società più all’avanguardia. Ma assieme alla mafia si è evoluta anche l’antimafia. Un’anno prima della strage di Capaci moriva Libero Grassi, quale primo commerciante che si ribellava al pizzo. Oggi le denunce, grazie a normali cittadini che si sono organizzati nelle associazioni Addiopizzo e Libero Futuro, sono decine e decine. E’ un orgoglio camminare per la città e notare che diversi esercizi commerciali mostrano in vetrina il logo che ne certifica il fatto che non pagano il pizzo. La notizia di questi giorni per cui a Trapani sono comparsi diversi manifesti ingiuriosi contro Matteo Messina Denaro, il capo di cosa nostra, è l’ennesimo segnale positivo e soprattutto totalmente inedito per la città del super boss. La Sicilia onesta e per bene ha alzato la testa e ha rivendicato la propria esistenza: cittadini liberi che non ci stanno e vogliono cambiare le cose. Sono in tanti e saranno, è certo, sempre di più. Di contro, la Sicilia all’estero è identificata ancora come la patria della criminalità organizzata e non sarà facile liberarsi di questa pesante eredità, che comunque (è giusto dirlo) ci siamo meritati, per quello che abbiamo fatto, o meglio, per quello che non abbiamo fatto, in 150 anni e più di storia. Per citare un solo esempio tra i più recenti, siamo stati capaci di eleggere per il secondo mandato Totò Cuffaro, che aveva già in indagine a carico per favoreggiamento a cosa nostra, per poi, quando è stato costretto alle dimissioni, rieleggere gli stessi capocchi che lo sostenevano, gli stessi partiti e gli stessi candidati all’Ars, soltanto con un presidente diverso, che talaltro adesso è anche lui indagato per mafia. Questa è stata una pagina triste della mia storia vissuta, uno di quegli episodi che possono farti vergognare di appartenere a questa terra. Però è solo un pensiero fugace, dura solo qualche secondo, giusto il tempo di ricordarsi che la nostra terra ha dato i natali a delle persone di un enorme spessore etico, di esempi illustri di gente dalla schiena dritta, di eroi che rappresentano i fari guida di tutti quei siciliani che sognano un futuro migliore. Mi riferisco ovviamente a chi ha sacrificato la vita per la lotta all’eterno nemico, i magistrati, i poliziotti, i giornalisti, gli attivisti politici, i sindacalisti, che sono in centinaia e non posso citare uno per uno. Ma anche quei liberi pensatori, scrittori, uomini impegnati, liberi cittadini che portano avanti la loro lotta giorno dopo giorno, fuori dalle attenzioni mediatiche, e che possono cambiare la vita e illuminare chi ha il piacere di incontrarli lungo la sua strada. Voglio lasciarvi con un regalo: il testo della canzone “Cuore” di Jovanotti, che l’indomani della strage di Capaci dedicò a tutti i ragazzi che avrebbero sfogato la propria rabbia e indignazione, dando vita ad una delle pagine più belle della storia della nostra terra, che rappresenta uno schiaffo morale per chi fa parte delle associazioni mafiose e per chi è connivente in maniera diretta o indiretta, o infine per chi continuerà a vivere nell’indifferenza, sperando che sia sempre qualcun altro a fare tutto anche per lui, continuando a vivere la sua merda di vita. La mafia non è invincibile, ha perso tante battaglie finora e verrà il giorno in cui perderà anche la guerra.

“Migliaia di ragazzi in piazza a Palermo
un saluto alla bara del giudice Falcone,
hanno bisogno di una risposta.
Hanno bisogno di protezione.
I ragazzi son stanchi dei boss al potere;
i ragazzi non possono stare a vedere,
la terra sulla quale crescerà il loro frutto bruciato
ed ad ogni loro ideale distrutto.
I ragazzi denunciano chiunque acconsenta
col proprio silenzio un’azione violenta.
I ragazzi son stanchi e sono nervosi,
in nome di Dio a fanculo i mafiosi.
I ragazzi denunciano chi guida lo stato
per non essersi mai abbastanza impegnato,
a creare una via per chi vuole operare,
senza esser costretto per forza a rubare,
per creare una via per gli uomini onesti,
per dare ai bambini valori robusti
che non crollino appena si arriva ai 18,
accorgendosi che questo mondo è corrotto.
I ragazzi non credono ad una parola
di quello che oggi c’insegna la scuola.
I ragazzi diffidano di ogni proposta
non stanno cercando nessuna risposta,
ma fatti, giustizia, rigore morale
da parte di chi calza questo stivale.
I ragazzi hanno il tempo che li tiene in ostaggio,
ma da oggi han deciso di farsi coraggio
perchè non ci sia un’altra strage di maggio,
per uscire ci vuole cultura e coraggio
cultura di pace, coraggio di guerra,
il coraggio di vivere su questa terra
e di vincere qui questa nostra battaglia,
perché quando nel mondo si parli d’Italia
non si dica soltanto la mafia, i mafiosi,
perché oggi è per questo che siamo famosi,
ma l’Italia è anche un’altra,
la gente lo grida:
i ragazzi son pronti per vincere la sfida.”

(Lorenzo Jovanotti)

http://www.youtube.com/watch?v=CM9R0SN1YKI

?Oltre Fiumara ? Rubrica settimanale che apre uno spiraglio tra le cinta murarie del borgo, per far passare qualche notizia fuori dal comune.?