Incendi sulle Madonie e a Castelbuono. Un primo bilancio e alcune considerazioni (più o meno autorevoli)

L’atmosfera è quella tipica da “day-after”, luttuosa, sottolineata dai grigiore del cielo e delle colline interessate e dalla puzza di fumo persistente di legna viva.

Altra cosa che si respira è la rabbia condivisa, la cui altra faccia della medaglia è una sorta di empatia solidale per l’affronto subito, una senso di vicinanza e affetto possibile solo in una vera comunità.

Il danno a Castelbuono è stato ingente, ma fortunatamente non quanto il terrore  – ed il termine non è casuale – diffusosi ieri, alimentato dal vento dei social media e dall’innesco disastroso capitato qualche ora prima a Cefalù (dove la situazione è tuttora critica). Lì è successo qualcosa di davvero apocalittico, con il fuoco che ha raggiunto il centro abitato, l’ospedale, il lungomare, annientando giardini secolari, ville, hotel e pizzerie. E ciò è inaudito e anche incomprensibile, e fa sorgere più di una domanda…

Ma complessivamente apocalittica è stata la riuscita di questo attentato nei confronti dell’intera Sicilia, per mano probabilmente di più di un gruppo interessato, oltre ovviamente per l’incosciente manutenzione e prevenzione (!) della c.d. “biomassa secca”: è troppo difficile credere che sia tutta casualità, e lasciarsi scivolare di dosso anche stavolta una tragedia così grande.

Chi scrive si è trovato ieri sera, per raggiungere Castelbuono, a dover attraversare l’intero litorale tirrenico da Messina, costretto a lasciare l’autostrada a Capo d’Orlando e a vedere dall’interno, a passo d’uomo, due parchi regionali assaltati contemporaneamente, con metodo ed efficacia. Sembrava un tour didattico, una triplice tortura: impiegare cinque ore, con la fretta e l’ansia di voler raggiungere casa per le notizie terribili che giungevano e con l’obbligatorietà a dover assistere e vivere le fiamme a bordo strada.

A Castelbuono diverse abitazioni ed aziende sono state raggiunte dalle fiamme, interi ettari di verde sono andati in fumo e chissà quanti animali sono stati arsi vivi. Sappiamo esserci stato anche un ferito, Natale Cucco, ustionato in modo non grave per mettere al sicuro la propria attività, e trasferito al Centro ustioni di Palermo per la normale prassi richiesta in questo genere di incidenti. A lui facciamo i nostri migliori auguri di una pronta e rapida guarigione.
Attendiamo di conoscere nel dettaglio l’entità dei danni nelle zone dove le fiamme si sono più accanite, e dove oramai restano solo piccoli focolai quasi del tutto spenti, in special modo in contrada Aquileia, Petraro, Sant’Anastasia e Linate.

Nel frattempo vi riportiamo di seguito le dichiarazioni di alcune “autorità competenti”, e lasciamo a voi ogni legittima opinione:

 

« Certo, è una strana coincidenza – ha dichiarato Rosario Crocetta, presidente della regione Sicilia – che gli incendi siano iniziati esattamente 24 ore prima dall’avvio della campagna antincendio della Regione. E quando si sapeva che ci sarebbe stato un forte vento di scirocco. Insomma, non ci credo all’incendio casuale. Tutto questo ci lascia tristi, indignati e sgomenti. Non voglio fare il malpensante perché non ho le prove – continua Crocetta – ma certo questo incendio che scoppia di notte, come era accaduto di recente a Pantelleria, e contestualmente si verificano altri incendi, ci fa pensare che dietro ci sia la criminalità organizzata. E colpisce le zone di pregio come Cefalù e Monreale, che fanno gola a molti. E se ci dovesse essere la mano criminale e capire che dietro ci siano i soliti nemici della Sicilia ci lascia sgomenti, purtroppo non lo sapremo mai”. Crocetta chiede quindi di “potenziare il sistema di sorveglianza” nelle zone a rischio.

L’incendio è iniziato ieri a Cefalù con una temperatura di 24 gradi – dichiara Crocetta – non può essere un incendio per autocombustione, assolutamente no. Stranamente, quando iniziano incendi accadono di notte, come a Pantelleria o in passato. E poi l’incendio avviene il 15 giugno proprio quando inizia l’impiego di forestali antincendio con 5.500 lavoratori destinati» .

 

“Spiace riscontrare per l’ennesima volta come l’amministrazione regionale, che avrebbe dovuto attivare da mesi le attività di prevenzione degli incendi, anche in questo caso si sia dimostrata incapace di arginare un fenomeno previsto e prevedibile. Nei mesi passati, i forestali dell’Azienda Foreste Demaniali avrebbero dovuto predisporre i viali tagliafuoco nei boschi per arginare i prevedibili incendi e scongiurare il rischio che le fiamme si propagassero fino nei centri abitati, come invece è avvenuto. Di tutto ciò non è stato fatto assolutamente nulla, i boschi sono stati lasciati allo stato selvaggio e gli operai non sono stati mandati in tempo a causa dei ritardi nelle assunzioni. Un ritardo che si è protratto fino a pochi giorni fa per gli operai da impegnare nell’attività di spegnimento degli incendi che, a quanto mi risulta, in questo momento non sono impiegati nell’emergenza perché impegnati nell’attività di formazione obbligatoria. Tutto questo è responsabilità politica di un’amministrazione scellerata, che dietro alle beghe di partito ha abbandonato una Regione a se stessa. I risultati, purtroppo, sono sotto gli occhi di tutti”.

Così in un post su Facebook il senatore di Sinistra Italiana, Francesco Campanella.

“Mi chiedo – conclude il senatore – se tutto il personale del Corpo Forestale impiegabile nella vigilanza antincendio, in divisa e tecnico, sia effettivamente in servizio sul territorio o se sia stato a tutt’oggi lasciato in ufficio a svolgere attività amministrativa”.

 

« Ho inviato una nota al presidente di Federparchi per inserire nella prossima assemblea nazionale che si terrà a Sant’Agata il prossimo 21 giugno una discussione sulla prevenzione degli incendi boschivi, in considerazione degli eventi di questi giorni”.

E’ quanto comunicato dal presidente dell’Ente parco delle Madonie Angelo Pizzuto.

“Soltanto attraverso una attenta disamina della situazione e la proposta di soluzioni che possano contribuire ad agevolare gli interventi in casi di emergenza come quello appena successo si potrà capire cosa è successo e come cercare di evitalo in futuro. Sono certo che Federparchi, forte dell’esperienza maturata in tante regioni e parchi d’Italia, potrà contribuire in maniera rilevante a proporre soluzioni anche per questa delicata problematica in collaborazione con l’assessore al territorio Maurizio Croce ed ai colleghi degli altri parchi siciliani”.

Il presidente Pizzuto ha inoltre chiesto al dirigente generale del Corpo Forestale di replicare la conferenza sulla “PREVENZIONE DEGLI INCENDI BOSCHIVI – Presentazione Campagna antincendio 2016? , svoltasi qualche giorno fa all’università di Palermo, anche presso la sede dell’ente parco per invitare tutte le amministrazioni comunali del territorio, le associazioni ed i cittadini in modo da poter assumere informazioni e consapevolezza circa i pericoli del fuoco ed i metodi più immediati per affrontarli. La conferenza si svolgerà, qualora il Corpo Forestale sia disponibile a replicarla, entro la fine del corrente mese di giugno”.

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