La burocrazia siciliana che ostacola l’azienda Fiasconaro. L’appello di “Avvenire”

[avvenire.it] Sicilia, quando la burocrazia prova a uccidere anche i panettoni

L’Italia è nana, ma più che l’Italia è la Sicilia che a quanto pare non decide e mortifica la crescita delle sue aziende. La storia che abbiamo raccolto è al limite dell’assurdo. Siamo a Castelbuono, uno dei borghi più belli d’Italia, nel cuore delle Madonie, non distante da Cefalù. Qui c’è un fiorire di attività, ma una in particolare è salita agli onori del mondo: l’azienda Fiasconaro.
Li abbiamo conosciuti a Milano, 11 anni fa, quando Nicola coi suoi fratelli Fausto e Martino portarono un panettone di 50 chili, alla manna, produzione tipica del paese. Qualche tempo dopo, a Tuttofood, i clic li immortalarono con un panettone al radicchio. Nell’estate di quattro anni fa, ai primi di agosto, li andammo a trovare nel nuovo stabilimento, a 4 giorni dall’apertura, che dava lavoro a 80 persone, quasi tutte di Castelbuono e dintorni.

I Fiasconaro sfornano un milione di panettoni l’anno, che vanno in tutto il mondo, e la creatività dell’azienda ha permesso anche sinergie con altri produttori di dolci offrendo ulteriore sviluppo. Insomma un’azienda sana, capace di comunicare e in forte espansione. Ma per Comune e Regione deve restare nana, visto che la richiesta di espandersi, a fronte di una crescita annua del 10%, non trova risposta. Il Comune avrebbe a disposizione un’area artigianale (sulla quale la Regione ha investito negli anni milioni di euro), ma non fa bandi per le assegnazioni dei lotti e accusa la Regione che a sua volta dovrebbe dare un lasciapassare.

Intanto Fiasconaro dovrebbe rinunciare a produrre 150 mila panettoni e sta seriamente pensando di andare addirittura all’estero, visto che la burocrazia italiana non solo è avvilente, ma cristallizza tutto senza logica. Una logica perversa in questa storia sembra intravedersi ed è una fila di burocrati che, percependo uno stipendio, giustificano il loro lavoro rimpallando decisioni e trovando ogni volta un cavillo.

Intanto, mentre il tempo di costoro è ben occupato, quello di un’azienda che perde occasioni di sviluppo e di occupazione dentro a un’impresa (che non è l’esercito degli impiegati di un ente pubblico), sta per scadere. L’ultima lettera dei Fiasconaro al Comune è stata inviata il 15 aprile, ma di risposte non ne sono arrivate. Intanto il tempo passa, con tante alzate di spalle da parte di chi siede dietro a una scrivania o nello scranno di qualche ente istituzionale. Poi domani leggeremo di nuove acquisizioni di aziende italiane all’estero, di fuga di cervelli e quant’altro. Ma nel frattempo non si fa nulla. L’importante è che i burocrati stiano bene, possano pranzare tranquillamente la domenica con la famiglia e a Natale magari taglieranno il panettone… di Fiasconaro. Siamo il Paese delle beffe. Davvero non si può fare e dire nulla?

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