La Castelbuonese costretta a rinunciare al campionato Elitè in Under 16

[Riceviamo e pubblichiamo] “Quella di domenica scorsa è stata la riunione più difficile della giovanissima storia della nostra Società, abbiamo aspettato fino all’ultimo nella speranza che qualcosa miracolosamente cambiasse, ma inutilmente, e infine abbiamo deciso, nostro malgrado, di rinunciare al girone Elitè U16; una chance guadagnata sul campo dalle nostre ragazze, ma che non possiamo affrontare a causa della mancanza più importante per noi: un campo dove allenarci.

Il problema risiede come sempre nella palestra del Liceo, una struttura per la quale abbiamo da sempre inspiegabilmente lottato, nonostante sia un bene per la nostra Comunità, costruita per noi tutti, o almeno così dovrebbe essere. Questa struttura non è omologata per la gare, per le quali la Castelbuonese utilizzerà la Palestra Comunale di Finale, ma almeno poterne usufruire per gli allenamenti è un nostro diritto.

Ad oggi però la palestra non è ancora stata concessa alle Società esterne, che aspettano risposte dalla provincia ormai da settimane, mentre viene regolarmente utilizzata la mattina; di conseguenza però il mondo va avanti e giustamente la Federazione ci ha dato tempo fino a domenica sera per decidere se giocare o meno nel girone Elitè, nel quale saremmo stati l’unica squadra non di Palermo.
Le nostre ragazze sono state bravissime a vincere la prima fase del campionato U16 e a qualificarsi per l’elitè, dove si trovano le squadre più forti, un risultato che ci riempie di orgoglio; ma arrivati a questo punto ci siamo fermati perchè l’ambizione non deve mai diventare egoismo, sopratutto nei confronti delle nostre atlete.

Personalmente credo che le sconfitte servano più delle vittorie, ma se si ha almeno la possibilità di capire i propri errori, di allenarsi e di migliorare; un lusso che invece a noi non è concesso.
Com’è noto le nostre squadre si sono trasferite a Pollina, ma per forza di cose allenarsi e giocare sempre in trasferta comporta delle incredibili difficoltà organizzative, e abbiamo dovuto fare una scelta: le ragazze che compongono l’Under 16 infatti fanno parte di due squadre diverse, la seconda e la terza divisione, che con il nostro furgone portiamo una volta a settimana a Pollina, ma i posti sono limitati e di conseguenza i due gruppi non si incontrano mai in allenamento; per cui con quale coraggio le mandiamo in campo a competere con il meglio che offre la provincia, contro squadre più forti, che si allenano tre volte a settimana, senza neanche avere la possibilità di fare allenare insieme le nostre giocatrici che si vedrebbero così solo nelle partite ufficiali?
Le nostre atlete sono il nostro patrimonio e dobbiamo proteggerle, non dalle sconfitte, perchè quelle fanno parte dello sport e della vita, ma dalle ingiustizie, perchè probabilmente non importa a nessuno questa storia, sopratutto a coloro che dovrebbero essere il riferimento per lo sport a Castelbuono, ma sta a cuore a noi, ai genitori e appunto alle nostre campionesse.
Ce ne faremo una ragione di questa situazione, ripartiremo dal girone territoriale e faremo di tutto per vincerlo e guadagnarci, per la seconda volta quest’anno, la possibilità di giocarcela con i migliori”.

Roberto Mitra

1 commento

  1. Caro Roberto, la verità è che Castelbuono è una “città dello sport“ quanto è “città della polenta” o della bagna cauda, e soprattutto del buon senso e del pudore.
    Talvolta altri appellativi, un po’ più ispidi per la verità, reclamano di venire alla luce e costellare concetti altrimenti troppo innocui. Come con la tua lettera: troppo onesta, corretta e composta per sfondare il muro del chiacchiericcio senza volto, che tanto piace agli ignavi di oggi, e fare punto all’incrocio delle righe della riflessione.
    Ed allora io provo ad “alzare”, continuando col gergo della pallavolo, propopendo alcuni aggettivi che questa storia evoca in me: paradossale; indegna; ridicola; parassitaria. A me fanno rabbia i sorrisi piacioni delle nostre folte delegazioni a Bruxelles per celebrare un riconoscimento paradossale (non trovavo attributo più pertinente), evidentemente assegnato da burocrati dello stesso livello.
    E ancor più mi fa rabbia la dimostrazione plastica, ennesima, dell’inutilità parassitaria di quell’ente formalmente abolito, e informalmente tuttora dannoso, che è la c.d. “Provincia”.
    Seguire, anche solo attraverso le pagine di questo sito, il vostro impegno è invece -già in sé – un’occasione di crescita per la comunità: è un contributo non da poco, oltre quanto già fate direttamente per i ragazzi e le ragazze. Servirà anche questo stop a far rileggere meglio alcuni fatti del presente e del recente passato.
    Ok la decisione che ci comunichi, ma continuate a respingere come sapete fare gli attacchi della rassegnazione e dell’immobilismo.

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