La castelbuonesità è un cosi chino.

I cosi chini sono i dolci tipici del Villaggio del periodo natalizio. Belli fuori, con glassa e diavolicchi o nella variante più semplice con spolverata di zucchero a velo, nascondono all?interno un ripieno dall?apparenza ?ostile? ma decisamente dolce al palato. Noci, nocciole, fichi, mandorle, cioccolato, cotogno, chiodi di garofano, marmellate varie (e chi più ne ha faccia pure) ne caratterizzano il gusto dell?assaggio. Un assaggio che è un rito. Il cosiddetto tastari che è una scoperta, una ricerca di quell?ingrediente segreto che ne rivela poi l?essenza. La peculiarità di questo ?biscottone farcito? è che ogni famiglia castelbuonese ha la sua ricetta, un po? come per la testa di turco ma con più varianti. Ricetta smaliziosamente vantata dinanzi ad amici e parenti con un malcelato pizzico d?orgoglio e di soddisfazione.
Il ?cosi chino? è l?emblema della castelbuonesità. Testimonianza di un fare e di un far vedere, di un mostrare e di un mostrarsi. Bello, vivace, colorato, tradizionale. Incomparabile. Rude, dolce, pungente. Sfaccettato.
?Noi al Villaggio abbiamo questo, questo e quest?altro ed è tutto bello, bellissimo anzi unico?.
La castelbuonesità esiste.
È l?io del villeggiante che emerge. Un io che si fa noi e in quanto noi si mostra agli altri e dagli altri si fa apprezzare. È un attaccamento ai luoghi, ai ricordi, alle tradizioni. È un sentimento di appartenenza e di identità. Una forma mentis che porta ad accomunare tutti al di là di tutto. È un ethos più o meno celato, più o meno manifesto, più o meno conscio. Una disposizione dell?animo bonariamente campanilistica.
La castelbuonesità emerge colorando le chiacchierate del paesano col forestiero di turno. Emerge fiera, solidale, orgogliosa a volte ipocrita e bugiarda. Emerge nell?abbraccio di due castelbuonesi che scoprono di esserlo a migliaia di chilometri dal paese natio. Emerge nel cuore di chi, da tempo lontano, riscopre la familiarità di un paesaggio, a lungo sognato, in quel di Montenero.
La castelbuonesità esiste. E si “sente”.