“La chiesa verso le banche etiche e il calo degli iscritti all’università.”

Anche nell’ambiente della Chiesa Cattolica si respira aria nuova, la decisione del ritiro di Benedetto XVI ha aperto nuovi scenari e messo in dubbio verità antiche e certezze fino a poco tempo fa indiscutibili. In ultimo, è stata Famiglia Cristiana, periodico delle Edizioni Paoline, a lanciare la proposta provocatoria di abbandonare lo IOR e aprire alle banche etiche. L’Istituto Opere Religiose è l’emblema degli interessi del Vaticano sul mondo della finanza, lo sbocco delle donazioni di milioni di fedeli di tutto il mondo. Nel tempo, per usare delle parole gentili, lo IOR non si è distinto per particolare solidarietà e umanità, ma ha agito come un ente finanziario senza scrupoli che ha curato solo i suoi interessi. Le banche etiche, invece, sono degli enti finanziari che pongono dei paletti sugli investimenti, privilegiando lo sviluppo di condizioni di disagio e diffidando da operazioni poco limpide o finalizzate alla sola speculazione. Sarebbe, se venisse accolta la proposta, un bel cambio di rotta e una ferma presa di posizione verso un cambiamento in un uno degli aspetti più controversi e difficili da accettare della Chiesa.

Da qualche settimana circola la notizia del crollo delle iscrizioni alle Università italiane. A mio parere, per l’importanza che ha, è una notizia decisamente sottovalutata. Da 25 anni a questa parte il numero di iscritti è sempre stato crescente, con tutto quello che significa, un paese in crescita, che avanza dal punto di visto socio-economico e culturale, la diffusione della conoscenza, del sapere, la democratizzazione e l’accesso totale all’istruzione. Nell’ultimo anno accademico si sono registrati ai corsi 267.076 persone, abbassando la quota a un livello che non si aveva dal 1988. Poi, il dato che tengono botta ingegneria e altre facoltà scientifiche, ma straperdono le scienze sociali ed umanistiche, può far credere che non si vede più una reale utilità, non è più uno strumento per facilitare l’accesso al mondo del lavoro. E non è del tutto falso. Quindi il problema potrebbe essere la qualità degli atenei italiani, dato che non è giustificabile da un calo demografico, visto che contemporaneamente è aumentato il numero dei diplomati. Oppure, potrebbe pure essere dovuto al costo delle università, che in alcuni casi è rimasto immutato, in altri è aumentato, e col caro di vita e i tempi che corrono ha una maggiore influenza nelle economie familiari. Sono vere entrambe le cose. Il calo della qualità degli atenei italiani è confermata dalle scarse performance nelle classifiche internazionali. Ancora una volta per trovare un ateneo italiano bisogna andare oltre il duecentesimo posto, tra quelle europee. Investire nella ricerca e nell’università è necessario, e l’attenzione a questa tematica nelle agende dei paesi è fortemente correlato con azioni volte alla crescita, anzi ne costituisce la base, l’essenza. Pagheremo e stiamo già pagando caro, la situazione di abbandono delle nostre Università.

Con questo è tutto, ricollegatevi Giovedì prossimo.

?Oltre Fiumara ? Rubrica settimanale che apre uno spiraglio tra le cinta murarie del borgo, per far passare qualche notizia fuori dal comune.?