La Costituente stigmatizza la gestione della mensa scolastica, non un servizio ma un peso insostenibile per le famiglie

Basta una nota dell’amministrazione comunale per ripiombare al tempo della discriminazione sociale in base al reddito. In questi giorni le famiglie di Castelbuono sono state trascinate, nuovamente, nell’annoso problema della mensa con una bella novità: si può scegliere tra due opzioni, pasto unico (una sola portata) allo stesso prezzo dell’anno scorso, o pranzo completo (primo, secondo, frutta) con una maggiorazione del trenta per cento, che in alcuni casi arriva a più di un euro. 

Questo mentre il sindaco parla di paese reale senza capire che il paese reale sono le famiglie che devono pagare un costo esorbitante per la mensa e per il pulmino, oltre a TARI, IMU, luce, acqua, gas e chi più ne ha più ne metta. Questo mentre nei comuni vicini le amministrazioni sono riuscite a mantenere i prezzi dell’anno scorso, coprendo l’aumento dei costi con uno stanziamento maggiore di risorse. 

La cosa è veramente raccapricciante se si pensa che a dover scegliere devono essere le famiglie, per classe e a maggioranza. Quindi ammesso e non concesso che si raggiunga un accordo, in aula mensa ci saranno classi e quindi bambini che mangeranno solo il pasto unico e classi che mangeranno il pasto completo. Sulla base di cosa? Della possibilità economica delle famiglie. Non si è tenuto minimamente conto delle famiglie con più di un figlio, che faranno? In base alle determinazioni della classe di ciascuno, uno mangerà pranzo completo e l’altro pasto unico?

Riteniamo queste proposte illegittime in quanto palesemente in contrasto con il principio di uguaglianza sancito dalla nostra Costituzione e indegne per un’amministrazione che non perde occasione per dichiarare di essere una forza di sinistra e progressista. 

Quando a luglio è stato approvato il bilancio di previsione, per la refezione scolastica erano stati previsti circa 199.000 € di cui 77.590 € per spese di personale, come si può verificare dal prospetto allegato alla Delibera di Giunta N. 103 di 01/07/2022 con cui sono state determinate le tariffe per i servizi a domanda individuale, tra cui la refezione scolastica. A leggere questi numeri sembrerebbe che per quest’anno il servizio sia gestito dal Comune, con personale comunale. Tuttavia sentiamo dire che bisogna assumere uno chef esterno. Sembra strano visto che al settore mensa risultano all’attivo 5 unità categoria B1. Nessuno tra questi dipendenti ha i requisiti per la preparazione dei pasti? 

Queste scelte avranno gravi ripercussioni sulla scuola. Il tempo scuola è una risorsa imprescindibile per la crescita e la formazione dell’individuo: il tempo pieno e il tempo prolungato sono una conquista di cui Castelbuono deve essere fiera, che dobbiamo difendere con tutte le forze. Oggi c’è il serio rischio che anche questa pagina di civiltà vada persa, perché sarà più facile per le famiglie, o forse sarà una costrizione, optare per un tempo scuola ridotto che non prevede la mensa, proprio per evitare questi problemi. 

Questa politica sociale è inaccettabile, non si può scaricare sulle famiglie una responsabilità che è solo e soltanto dell’amministrazione comunale, la quale è tenuta ad erogare un servizio sostenibile da tutti, indistintamente.Chiediamo all’amministrazione di fare uno sforzo verso le famiglie che più di tutti stanno subendo questa crisi, di stringere un necessario patto sociale e allinearsi alle scelte fatte dalle amministrazioni vicine, che hanno mantenuto inalterato il costo del pasto pagando interamente la differenza dell’aumento dei costi.

La Costituente per la Castelbuono di domani