La magia del Natale ridotta a 160 caratteri

Quest?anno ho avuto la fortuna di trascorrere il Natale a Castelbuono. Buona parte della giornata l?ho passata a casa, con i miei cari. Sentivo però che c?era qualcosa di diverso rispetto agli anni passati, rispetto alle abbuffate, alle giocate a tombola o ai tavoli di baccarà in cui ci si spennava anche tra cugini. È vero, è cambiato qualcosa, ma c?è voluto più di un giorno per capire cosa.

L?illuminazione, se così la si può definire, mi è venuta proprio il 25, dopo pranzo, mentre ero seduto sul divano. A un certo punto ho pensato a un pomeriggio di Natale ? se non ricordo male era il 1986 ? forse l?ultimo in cui ho vissuto l?emozione di vedere fioccare dalla finestra di casa mia. Eravamo a tavola con tutti i parenti: fratelli, cugini, zii… C?erano le lasagne, l?agnello al forno, il profitterol, il panettone farcito al gelato del Trappitu. E fuori da quella finestra la neve in pochi minuti imbiancò tutto. Ricordo che uscimmo con la pancia talmente piena che sarebbe bastata una nocciolina per farla scoppiare. E subito iniziò la guerra a colpi di palle di neve. Non ci volle molto perché tutte le strade, soprattutto piazza Margherita, si riempissero di ragazzini (e non) pronti a sfidarsi, affrontarsi, a rotolare sulla neve fresca. Era una festa.
Era, appunto. Perché oggi rispetto ad allora non manca solo la neve. In questi ventuno anni tante cose sono cambiate e tante altre hanno cominciato a riempire la nostra quotidianità, sfrattando un po? alla volta certe sane abitudini che oggi quasi non ricordiamo più. Sono arrivati i computer, i telefonini, internet, la PlayStation, Sky. Per carità, dire che queste sono solo diavolerie sarebbe una bestemmia. Ma è anche vero che pian piano questi aggeggi ci stanno portando verso una dimensione di solitudine estrema, deleteria. Pensateci bene. Ormai non c?è più contatto, contatto fisico: i comizi in piazza sono stati rimpiazzati dai salotti televisivi, il citofono dallo squillo al telefonino, la chiacchierata in piazza Margherita da messenger o dalla webcam, il cine Astra dalla pay per view, la sala giochi dello zio Filippo dai tornei casalinghi di PlayStation. Anche gli auguri di Natale sono cambiati: basta vasate, solo sms e per di più cumulativi. Uno per tutti. Con buona pace di chi il pomeriggio di Natale era abituato a tavolate infinite, tombolate, banchi di baccarà. No, oggi il pomeriggio si passa in silenzio, col cellulare in una mano e il mouse del computer nell?altra.
Vado al dunque. Attraverso internet (fa un po? ridere lo so) vorrei proporre un evento, il «no-tec day» o «no-tec week», che può benissimo essere realizzato in estate o in primavera. L?idea sarebbe quella di allestire una serie di eventi aggreganti (cinema all?aperto, dibattiti, lettura di brani o poesie, musica dal vivo, degustazioni, serate a tema nei pub o nei ristoranti, ecc…) che portino la gente fuori dalle case, sulle strade, in piazza (meglio se a piedi e senza telefonini). Qualcosa del genere si è già vista in paese ai tempi di «Castelbuono porte aperte». Ma oggi avrebbe un valore in più: per uno o più giorni, infatti, torneremmo a incontrarci per strada e non su messenger, torneremmo a parlare faccia a faccia e non per telefono… Insomma, torneremmo a fare cose apparentemente normali che però pian piano stiamo cominciando a dimenticare.
Salvo Smentita

3 Commenti

  1. Ciao!
    Fantastica idea quella di buttare la tecnologia dell’individualismo e riscoprire il contatto con le cose vere e con le persone.
    Ma funzionerebbe?
    Una settimana con cinema all’aperto, ad esempio, se funzionasse, porterebbe in piazza gente armata di telefonino che suona proprio durante la scena madre del film, rovinando la serata a tutti. Rovinandola? Non so, forse no, perche’ tutti gli altri sono li’ con i loro telefonini a scrivere sms. E poi tutti a casa di corsa, che c’e’ l’e-mail da controllare.
    Il problema pero’, non credo che sia la tecnologia. Ma la voglia di stare assieme. Vent’anni fa non c’erano tutte queste cose disgreganti, ma c’era la partita o lo show alla tv. La colpa e’ della filosofia del consumo. Abbiamo bisogno del telefonino e di cinquecento sms al giorno perche’ ce lo inclucano quelli che vendono telefonini. Dobbiamo giocare alla playstation perche’ senno’ sei out, e rovinare i momenti migliori della nostra vita con una telecamera, perche’ l’importante non e’ vivere, ma mostrare di avere vissuto.

    ciao
    dario

  2. veri perché noi li conosciamo e ci rendiamo conto più di tutti che il mondo va a rotoli. Proprio ieri rilasciando un commento sull?iniziativa di raccolta dei cellulari rotti, ho raccontato una pagina di storia. Ventenni sono due generazioni e con la velocità con cui cambiano le cose capisci che il mio e il tuo ricordo sono come le scene delle commedie all?Italiana piene di vitalità. Io di idee ne ho tante, i sassi ho cominciato a buttarli. Ai politici gli ho consigliato la strada da perseguire se si vuole che Castelbuono resta un paradiso da vivere. Ciao a tutti oltre a leggermi mi mancano i vostri commenti.
    Ciao Salvo, scudiero quello che dici è vero la mia battaglia, (o la nostra) nella difesa dei valori. Voglio sentire il polso per sapere come la pensate

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