La passeggiata domenicale dopo la messa.

La passeggiata domenicale dopo la messa, è il rito, dopo il rito, del villeggiante “modello”.
Un appuntamento top (model), ma anche un appuntamento topico, nel senso che anche i topi vengono allo scoperto. E talvolta ballano quando il gatto non c’è.

Ci sono diversi flussi che sfociano sul corso per la passeggiata domenicale dopo la messa.
Il primo flusso si getta dalla Strata Longa ed è detto “A rotta di Cozzo”.
È un flusso caratterizzato da un pimpante e trionfale ingresso di coppie a braccetto, con pettorali da gara e abitino con tanto di sponsor in bellavista (“Congregazione San Pasquale Baylon, maestri di bon-ton”) o persino striscioni di autoincitamento per le coppie più anziane e devote (“in discesa tutti i Santi aiutano, pure Sant’Antonino”).

Il secondo flusso viene detto “Cicìu Cicìu a missa finiu”.
È peculiare per il caratteristico effetto Brancaleone dovuto a un vero e proprio assalto alla piazza da parte di tacchi e tacchini tutti profumati di Chanel alle panelle. In virtù del tono elettrizzante dell’omelia, gli uomini alla fine della liturgia, tendono tutti a scappare via con un’inspiegabile voglia di materasso. A tal proposito è stato siglato un accordo tra il parroco e la “Materassi Eden, sonno eterno”, per la programmazione di spot pubblicitari tra la fine della prima lettura e l’inizio della seconda.

Il terzo e ultimo flusso è quello dei “ManiaCalì”. Tutti militanti di piazza di “vecchio corso”. Il flusso dei ManiaCalì fuoriesce cantando cantando; ciò è dovuto a una prossimità con la Piazza che rende labili i confini tra messa e messainscena: non si capisce bene dove finisce una e inizia l’altra.
I ManiaCalì, a messa conclusa, si ritrovano così a scambiarsi segni di pace, farciti da saluti e notizie su parenti e serpenti, con chiunque si ritrovi nei paraggi, il tutto generando ingorghi ravvicinati del terzo tipo.
Nella passeggiata domenicale dopo la messa confluiscono anche flussi laici provenienti da tutt’altre vie. Il risultato è un purpurì che va avanti e indietro con uguale andatura e umore.
Un serpentone, anzi un millepiedi, che si dipana a braccetto per il corso, bello e pulito, lucido e impettito.
Il Villaggio ama passeggiare ma non camminare. Già, per camminare c’è l’auto, che va a passo d’uomo. Ci sarà mica un controsenso?

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