“La pena di morte continua ad aumentare nel mondo. Alla faccia del progresso.”

Nell’antico testamento è scritto: “colui che colpisce un uomo causandone la morte, sarà messo a morte”. Mi sono chiesto se oggi, nel mondo, vale la stessa regola. Ho scoperto che è così, grazie al rapporto di Amnesty International, pubblicato come ogni anno dall’organizzazione internazionale che si occupa di diritti umani. Nel 2013 ci sono state più condanne a morte dell’anno precedente. Secondo un’analisi più dettagliata, emerge che le esecuzioni capitali sono salite da 682 a 778, e i Paesi che ne fanno uso da 21 a 22. A questi dati bisogna poi aggiungere le uccisioni avvenute in Egitto e Siria, teatro di scontri violentissimi, fuori dalla statistica perché impossibile avere una stima esatta e le esecuzioni avvenute in Cina, di cui non è possibile avere alcuna informazione, che secondo altre fonti sarebbero più della somma di tutte quelle degli altri Paesi. Negli USA (80 condanne nel 2013), un altro Stato ha abolito la pena di morte, il Maryland, rendendo un poco meno “imbarazzante” la fotografia dell’unico Paese dove si fa ancora uso della pena capitale in tutto il continente americano. In Europa rimane la sola Bielorussia ad avere questo triste primato solitario, sebbene l’anno scorso non sia ricorsa a nessuna esecuzione. I metodi utilizzati sono: impiccagione (il metodo in assoluto più diffuso), decapitazione (nella sola Arabia Saudita), fucilazione (nel medio oriente, Cina, Indonesia e Somalia), sedia elettrica (solo in Usa) e iniezione letale (in Usa, Cina e Vietnam). Un capitolo a parte è dedicato al tristissimo tema delle esecuzioni di minorenni, pratica diffusa soprattutto in Iran (più di 42), ma anche in Cina, Yemen, Pakistan, Arabia Saudita e Sudan. Io sono totalmente contrario alla pena di morte. Condivido a pieno il pensiero di Cesare Beccaria, pensatore illuminista che teorizzò le ragioni di contrarietà alla pena capitale nel suo Trattato dei Delitti e delle Pene, divenendo di fatto il primo intellettuale abolizionista della storia (seppur già Seneca ne parlò in termini simili 1600 anni prima). Beccaria scriveva: “parmi un assurdo che le leggi, che sono l’espressione della pubblica volontà, che detestano e puniscono l’omicidio, ne commettano uno esse medesime, e, per allontanare i cittadini dall’assassinio, ordinino un pubblico assassinio”. Oggi, organismi sovranazionali come l’ONU potrebbero giocare un ruolo importante nel convincere gli stati membri ad adottare politiche diverse, più clementi. Se c’è chi preme per imporre un’abolizione totale negli ordinamenti giuridici dei Paesi, dall’altro lato c’è chi, come l’associazione italiana Nessuno Tocchi Caino, fondata da Mariateresa Di Lascia, sostiene che si possa agire in modo più efficace con un’ordinanza di sospensione. La proposta ha avuto credito e ha ottenuto un grande risultato: il 18 dicembre 2007, l’ONU ha approvato la Moratoria universale della pena di morte, promossa dall’Italia a partire dal 1994. Un piccolo passo in avanti, più che altro una piccola speranza a cui appigliarsi, visti i numeri sconfortanti dell’anno 2013. Decidere sulla vita o la morte di una persona, è una responsabilità troppo grande, che nessuno dovrebbe potersi assumere. E’ così nei casi in cui avviene senza un giusto processo che ne accerti le cause, ma è così anche quando una corte giudiziaria, sulla base di prove, emette una sentenza. Aldilà del fatto che esiste una certa probabilità di errore di giudizio, è il principio che la punizione per un errore commesso sia la morte, ad essere privo di senso. L’errore deve sempre avere una possibilità di rimedio, anche quando si tratta di un errore enorme. Voglio chiudere con uno stralcio di una canzone di De André, il Recitativo, contenuto nell’album Tutti Morimmo a Stento. Immaginate che i condannati a morte, da un oltretomba immaginario, si rivolgano ai giudici che li hanno condannati, nella loro vita terrena.

Giudici eletti, uomini di legge
noi che danziam nei vostri sogni ancora
siamo l’umano desolato gregge
di chi morì con il nodo alla gola.

Quanti innocenti all’orrenda agonia
votaste decidendone la sorte
e quanto giusta pensate che sia
una sentenza che decreta morte?

“Oltre Fiumara. Rubrica settimanale che apre uno spiraglio tra le cinta murarie del borgo, per far passare qualche notizia fuori dal comune.”

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