La piega medio-borghese del villaggio.

Il tentativo assai apprezzabile di “normalizzare” il nostro villaggio, di renderlo simile o identico al modello nord-occidental-integrante e tutto sbrilluccicante sembra passare su strade tortouse per non dire a rischio di crollo.

Attenzione non si vuole certo, qui e ora, additare come impuro un modello che in taluni luoghi e in taluni momenti storici(anche presenti) ha portato i suoi frutti. E non c’è nell’accezione borghese un che di negativo ideologicamente inteso. Forse però rincorrere i miti del progresso e del perbenismo non ha dato i frutti sperati. E’ oramai socialmente consolidata una tesi: VIETARE (nelle regole) NON VIETA (nella realtà).

Il villaggio e i suoi profeti hanno scelto una strada (oramai decennale) con rotta verso il paese del silenzio. Chi vive le strade del corso sa che il nostro paese è animato solo da piante e macchine che fanno il “solito giro”. Il tempo così si perde, fra l’ozio e l’inconcludenza. 15 anni di amministrazione di centro sinistra, sedicente progressista, non sono bastati a mettere in moto quello che si potrebbe definire un circolo virtuoso. Mentre i giovani emigrano per studio o per lavoro, le insegne sul corso si spengono sempre più presto. L’alternativa, per quelli che restano, è il vizio! Politiche sociali rivolte alla prevenzione degli abusi di qualsiasi genere sono misconosciute dalle parti di via S.Anna. Non è l’uso che guasta, anzi. MA è l’abuso che devasta.

Non è difficile immaginare una società in lento degrado e declino visto che gli unici “LUOGHI PUBBLICI” d’incontro sono i bar. Cosa volete si faccia nei bar! E quando si è stanchi del bar e i bar chiudono…! BEh, non voglio scadere nell’ovvietà.

Serve nuova linfa. Insinuare nel pensiero medio-borghese dell’elite del villaggio almeno un germe di vitalità. NON SI PUO’ VIVERE DI SOLO SILENZIO!

Un pò di “caos” al potere non farebbe proprio male!