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“La pochezza di Renzi e quell’insulto al Sud”. Scanzi sul Fatto cita i giovani frassinocoltori di Castelbuono

Segnaliamo l’articolo di Andrea Scanzi di oggi in cui il giornalista, recentemente ospite della nostra comunità grazie alla rassegna Paese Di Vino, risponde al premier Renzi sulle affermazioni sui “piagnistei” del sud, in particolare per il passaggio evidenziato in grassetto (“Renzi lo vada a dire ai ragazzi disoccupati di Castelbuono, che devono reinventarsi “ntaccaluòru” per raccogliere la manna dai frassini come i loro avi.”). La citazione, ci risulta, scaturisce grazie alla conversazione del giornalista con Daniele Di Vuono, durante il tragitto tra Castelbuono e l’aeroporto Falcone Borsellino, in cui Daniele si è soffermato a raccontare la produzione della manna e la tendenza, ad opera di diversi giovani castelbuonesi, di riprendere questa tradizione e farne mestiere.


 

Potrei star qui, una volta di più, a far la lista della spesa dei disastri – inseguiti e voluti – commessi dall’uomo con la faccia da pesce palla e la guittezza dei frassini appassiti: il mancato rispetto per il dissenso, lo stravolgimento delle regole (a partire dalla Costituzione), l’occupazione militare del potere, la rinascita del Nazareno (ma era mai morto?). Neanche Andreotti, Craxi e Berlusconi messi insieme erano arrivati a tanto.

Ormai però non mi stupisco più, anzi a dire il vero non l’ho mai fatto, avendo sempre guardato a Renzi  per quel che è: uno dei peggiori presidenti del Consiglio nella storia della Repubblica Italiana, se non addirittura il peggiore. Una macchietta debole, arrogante, caricaturale, disastrosa, noiosa, patetica, comicamente supponente e smisuratamente vuoto. Non c’è neanche divertimento a criticarlo, perché per organizzare un dibattito bisogna essere almeno in due. Resta sconcertante che molti insospettabili, fino a pochi mesi fa, abbiano creduto in lui (e qualcuno ci crede ancora).

Quello che ho però trovato particolarmente grave – grave e offensivo – è la risposta sprezzante data a Roberto Saviano, un osservatore non certo accusabile di antirenzismo: “Sud, basta piagnistei”. Una frase becera, sommamente becera e ottusa, usata dalla peggiore retorica leghista. Karina Huff Boschi, troppo impegnata a chiedere ai suoi adepti di tagliare con l’accetta di Photoshop quelle 70-80 libbre di adipe ruspante da caviglie, cosce e glutei nelle foto a uso e consumo della propaganda, ha risposto piccata che “Saviano non legge i giornali”. Detto da una che pare aver letto al massimo il Postal Market, magari senza averlo capito perché le foto erano troppo criptiche, non è male.

“Basta piagnistei” è una frase oscena. Mi è capitato anche di recente di avere la fortuna di andare in Puglia, in Calabria, in Sicilia. E non ho visto certo gente che si piange addosso. Saviano ha semplicemente messo in fila dati inoppugnabili: il governo Renzi sta facendo più danni della grandine, e al di là delle sciocchezze di regime – “Siamo in ripresa”, “Basta gufi”, “La vita è bella” – la situazione è persino peggiorata rispetto a uno/due anni fa. Renzi dice al Sud di non piangere. Lo vada a dire ai ragazzi disoccupati di Castelbuono, che devono reinventarsi “ntaccaluòru” per raccogliere la manna dai frassini come i loro avi. Lo vada a dire a chi vive nel centro storico di Cosenza, e se lo vede franare ogni giorno addosso. Lo vada a dire ai familiari di Zakaria Ben Hassine, morto a 52 anni sotto il sole cocente di Polignano a mare mentre raccoglieva uva per 5 euro l’ora. E abbia il coraggio di dirlo ai familiari di Paola Clemente, 27 anni, morta nei campi di Nardò lo scorso 13 luglio mentre raccoglieva pomodori per una paga ridicola, uccisa dall’afa e sepolta in tutta fretta sperando che nessuno se ne accorgesse. Il Sud non piange: ci prova, (non) caro Renzi. E se piange, e ha motivi per farlo, è solo perché l’Italia è in mano a una caricatura vivente.