“La resilienza delle aree interne, dalle criticità ai progetti per il ritorno” a cura di CastelbuonoSCIENZA

Sempre più spesso, quando accompagniamo all’aeroporto di Palermo i nostri figli che lavorano al Nord, o addirittura all’estero, ci troviamo a riflettere su quei nomi pesanti che campeggiano sulla facciata dell’edificio: FALCONE e BORSELLINO, e non possiamo fare a meno di provare un misto di dolore, di rabbia e di pessimismo. Dolore perché rinunciamo alla cosa più cara che ci sia, l’unità della famiglia; rabbia per quei nomi, per il riconoscimento tardivo e colpevole di una terra verso quelle persone che, nel tentativo di salvarla, hanno perso se stesse; pessimismo perché per dirla con Tomasi di Lampedusa “Se vogliamo che tutto rimanga come è, bisogna che tutto cambi”. Ma noi, nel nostro piccolo, cosa possiamo fare per cambiare veramente le cose?

Per provare a intervenire sul fenomeno dell’abbandono del SUD? Se non si interrompe questo grave fenomeno, il divario Nord-Sud è destinato inevitabilmente a crescere. I nostri giovani, che potrebbero dare impulso all’economia, vigore alla società e vivacità alla cultura, in mancanza di opportunità di inserimento lavorativo, portano fuori energie e intelligenza, contribuendo a far crescere altri territori a scapito della nostra terra che rimane sempre più indietro.
Ma come siamo arrivati a questo disastro? Oggi è opinione condivisa che il divario economico fra Nord e Sud risale alla seconda metà dell’800, periodo in cui si avviò il processo di industrializzazione che, per una serie di situazioni favorevoli, si concentrò nel Nord Italia. Fino ad allora si registravano divari regionali distribuiti in modo pressoché uniforme. Al 1861, la nazione unificata era infatti un paese caratterizzato da povertà diffusa, sia a Nord che a Sud. A seguito del decollo industriale, la modernizzazione, il potenziamento delle infrastrutture, la vicinanza del Nord ai grandi mercati europei favorirono l’accentuarsi di differenze economiche e sociali, le une cause ed effetti delle altre. E attraverso le storie di assenza dello Stato, di interventi sbagliati, di corruttela delle classi dirigenti, di un’umanità che fa fatica ad affrancarsi si arriva ai giorni nostri, in cui il disastro è sotto gli occhi di tutti.

Proprio questo tragico fenomeno sarà l’oggetto di una riflessione sulla quale l’associazione CastelbuonoSCIENZA lavora da tempo, in collaborazione con il sindaco di Castelbuono. L’interesse si è acceso quando abbiamo conosciuto l’ingegnere madonita Giuseppe Dino che, in controtendenza, si è licenziato da un lavoro a tempo indeterminato a Ferrara per tornare in Sicilia e investire su un futuro incerto ma aggrappato alle radici sociali, culturali ed affettive della sua terra. Giuseppe, nel settembre 2018, ha curato un sondaggio con l’obiettivo di contribuire all’analisi del fenomeno dell’abbandono delle aree interne, con una particolare attenzione alle Madonie. Il sondaggio ha raccolto 445 interviste, un campione significativo seppur ristretto in termini numerici assoluti, i cui dati sono stati aggregati ed elaborati statisticamente. Muovendo da questo importante lavoro, ci siamo attivati come associazione e, grazie ai nostri canali di conoscenze, è stato possibile organizzare un tavolo tecnico attorno al quale i diversi attori che, a vario titolo nel tempo hanno affrontato il problema dell’abbandono del Sud, si potranno confrontare sui progetti avviati, sul loro funzionamento o meno e sulle cause di tale esito. 

Abbiamo il piacere e l’onore di ospitare persone di spessore che sicuramente potranno avviare una riflessione significativa sul tema, al fine di porgere le istanze che provengono dal basso, dalle comunità, a chi è preposto ad amministrare il Paese. Ci auguriamo che tale occasione di confronto possa servire a trovare strategie efficaci, non spallate risolutive ma piccoli passi che vadano nella direzione giusta, quella di ridare dignità ad un territorio ricco di cultura, di risorse naturali e artistiche e, soprattutto, di capitale umano.
L’evento dal titolo “La resilienza delle aree interne, dalle criticità ai progetti per il ritorno” si terrà lunedì 13 gennaio 2020, alle ore 15,00 presso la Sala conferenze del Museo “Francesco Minà Palumbo” a Castelbuono, secondo il seguente programma:

Saluti istituzionali
Mario Cicero, Sindaco di Castelbuono

Introduzione
Anna Maria Cangelosi, Presidente CastelbuonoSCIENZA

Fuga dalle Madonie, un’analisi statistica delle criticità
Giuseppe Dino

Il processo di sperimentazione della SNAI sulle Madonie
Alessandro Ficile, Amministratore Unico SO.SVI.MA spa

Interventi dal basso: l’esperienza del comitato cittadino per le Zone Franche Montane
Salvatore Cassisi, Componente comitato promotore istituzione ZFM

Il ruolo degli Enti locali nella Strategia delle aree interne
Marco Bussone, Presidente UNCEM Regionale

Programmi di sviluppo rurale, stato attuale e prospettive
Giuseppe Marsolo, Vicedirettore di Coldiretti Palermo

Il progetto di sviluppo locale promosso dalla Fondazione con il sud
Carlo Borgomeo, Presidente di Fondazione con il Sud

Considerazioni sui territori in ritardo di sviluppo
Fabrizio Barca, Coordinatore del Forum Disuguaglianze e Diversità

Conclusioni
Giuseppe Provenzano, Ministro per il Sud e la Coesione territoriale

Moderatore
Roberto Sottile, Professore di Linguistica italiana dell’Università di Palermo

Siamo in attesa di acquisire l’eventuale disponibilità del Presidente della Regione Sicilia. Ci auguriamo che gli amministratori del comprensorio e la società civile riescano a cogliere questa importante opportunità, partecipando al dibattito finale per contribuire ad una riflessione compiuta e la più ampia possibile.

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