La scuola più forte del virus. Lettere e tecnologia contro l’isolamento

A Castelbuono, nella vallata delle Madonie, mobilitati insegnanti e alunni per non escludere nessuno. “Siamo una squadra e siamo imbattibili solo se entrano in campo tutti i giocatori”

Castelbuono, suggestiva e vivace cittadina adagiata sulla vallata delle Madonie, la scuola non si ferma né per le feste né per il virus: mobilitati insegnanti e alunni a favore dei compagnetti di una comunità per minori a rischio che non possono tornare a casa, nelle loro città, per le restrizioni del coronavirus. E, allora, ecco la tecnologia e le vecchie lettere per non escludere bimbi e ragazzi dalle relazioni e dai percorsi didattici. 

La spiega così Maricetta Prisinzano, insegnante di Tecnologia dell’istituto comprensivo “F. Minà Palumbo”: “Quando con il primo Dpcm, il governo ha disposto la sospensione delle attività didattiche – dice all’AGI – noi docenti non abbiamo avuto la possibilità di prendere il ‘manuale’ per individuare la soluzione a un grande problema che, senza un ragionevole preavviso, ci siamo trovati ad affrontare. Immediatamente ci siamo attivati per tessere una rete dentro la quale dovevamo starci tutti, soprattutto i nostri alunni. A tutti i costi era necessario mantenere il contatto con loro, anche se virtuale”. Anche se in streaming.

Come “forsennati”, racconta, si sono messi a leggere, studiare, rivedere, scaricare, imparare, installare, creare gruppi virtuali, piattaforme e classi virtuali: “Grande frenesia, confusione e soprattutto delusione per l’impossibilità di raggiungere tutti gli alunni”.  “La prima lezione live – racconta l’energica prof – è stata un colpo al cuore. C’erano molti ed eravamo felici di vederci, ma all’appello mancava ancora qualcuno. Ci siamo quindi messi in movimento, contattando le singole famiglie, affinché tutti potessero essere coinvolti perché siamo una squadra e siamo imbattibili solo se entrano in campo tutti i giocatori, nessuno poteva rimanere in panchina”. 

Mancavano quelli che, in questo angolo della provincia di Palermo, dalle evidenti tracce bizantine e arabo-normanne, chiamano “i nostri ragazzi speciali”, piccoli ospiti di una comunità per i quali è più difficile seguire le lezioni live, peraltro in questi giorni di festa impossibilitati a tornare a casa per i limiti imposti dal virus. Che fare? Questa non è gente che si ferma. Alla fine del 1500 la popolazione locale fu decimata da due epidemie e la Corte dei Ventimiglia decise di diventare una sorta di residenza di artisti e di ingegni, come, si sottolinea qui con orgoglio, Torquato Tasso, dalla vita inquieta e conflittuale come le sue Lettere poetiche.

E’ proprio qui che è entrata in gioco la tecnologia applicata a uno strumento che non tramonta mai: è nata così “Una Lettera per…”, entrata nella didattica a distanza con un forte impatto. Si tratta di raggiungere quei ragazzi attraverso quei fogli scritti che contengono e sprigionano un mondo. Utilizzare questo mezzo di comunicazione con una triplice finalità, aggiunge Prisinzano: “Manifestare il nostro affetto includendo i nostri ragazzi; stimolare la restante parte degli alunni che hanno realizzato le varie lettere attraverso lo strumento di Onedrive, imparando dunque come creare, modificare e condividere un documento”.

Infine fargli vivere “la meraviglia di scrivere una lettera”. E’ un fatto che oggi “i nostri ragazzi sono abituati a non dare un tempo alle parole, a digitare velocemente frasi brevi nascondendo i loro stati d’animo dietro una simpatica emoticon”. Sono abituati a dialoghi che durano il tempo di una visualizzazione. Ecco perché, viene spiegato, si è scelto questo strumento, per mettere gli alunni dinanzi a un foglio, stimolare creatività e tirare fuori le loro emozioni.

Condividere attese, contenuti, idee, affetto e desiderio di imparare e rivedersi presto. Soprattutto scrivere una lettera “è un atto di grande generosità nei confronti del destinatario perché mentre scriviamo pensiamo costantemente a lui che leggerà, alle reazioni che avrà e cosa penserà di noi”. Il maggior numero di lettere avevano come destinatari alcuni dei ragazzi della “Comunità Aquilone”, i compagni di squadra che mancavano e che ora trascortono ore in fibrillazione, con gli occhi sgranati per leggere cosa hanno scritto gli uni per gli altri.

“Una sorpresa inaspettata – conclude l’insegnate – che ci ha permesso di coinvolgere tutti i nostri giocatori rendendoci, ancora una volta, una squadra invincibile. Non importa se i nostri alunni, in questo tempo di Covid 19, non hanno avuto la possibilità di compiere interamente, per ragioni obiettive, i percorsi della didattica tradizionale, ciò che conta è che le dinamiche di inclusione e di partecipazione ne siano uscite rafforzate”. 

Perché si tratta di questo: giocare una partita nella quale nessuno sia escluso e tutti abbiano un ruolo. E’ la scuola, bellezza! si potrebbe dire parafrasando lo straordinario e battagliero direttore di giornale Ed Hutcheson-Humphrey Bogart. E’ la scuola. In ogni tempo. Anche in quello del virus. 

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