La vergogna siciliana devasta le Madonie. I primi colpevoli degli incendi

L’ennesima notte di incendi spaventosi, con la zona delle alte Madonie che risulta stavolta la più devastata.

Il rogo di ieri divampato a Gangi si è propagato fino a coinvolgere Geraci Siculo, San Mauro Castelverde, Scillato e stamattina Collesano. Una delle aree naturalistiche più belle del Parco è stata devastata dalle fiamme, insieme a stalle, animali arsi vivi, campi coltivati, case evacuate e distrutte.

Nella notte si sono registrati complessivamente 40 incendi su cui sono intervenuti i vigili del fuoco e i forestali, con altri 50 che sono in attesa di essere evasi. Per spegnere le fiamme sono intervenuti diversi Canadair, fino a stamattina.

Brucia la Sicilia, a causa della mano di incendiari, delle alte temperature e del vento di scirocco che soffia impietoso.

Davvero: la misura è colma, ma la politica continua a fare annunci vaghi o persino equivoci, e sembra succube di lobby criminali e dei tanti interessi economici in gioco. Ecco perché abbiamo scelto questo titolo ambiguo, per fare leva volutamente sulla curiosità un po’ “voyeur” e giustizialista di tanti.

Perché è colpevole il politico nazionale e regionale che fa scelte dissennate e tardive, l’amministratore locale che non provvede alla pulizia delle fasce tagliafuoco e non vigila sulle responsabilità in capo ai privati.

Si senta colpevole chi ha speculato – per consenso elettorale o professionale – sull’esercito di guardie forestali (di gran lunga, il più numeroso pro capite al mondo) e sulle decina di migliaia di precari. Si sentano colpevoli i sindacati, i politici accattoni di quel consenso, si sentano tutti colpevoli quanto gli allevatori, i mafiosi o i forestali (esistono casi documentati, pur più o meno isolati, di incendi applicati da queste categorie) che direttamente compiono il folle gesto finale.

A queste, da quanto si apprende, si aggiunge adesso l’ipotesi dell’antimafia di un business del fotovoltaico, che ha interesse ad abbassare il valore di acquisto delle terre e soppiantare l’agricoltura.

La rabbia è tale e tanta che sentiamo il dovere di impegnarci in prima persona per scoperchiare il marcio in questo sistema.

Ci riserviamo di approfondire, ad esempio, l’esito giudiziario dei piromani in quei casi conclamati (quanto rischiano davvero questi terroristi? davvero le pene sono esemplari come logica e giustizia vorrebbero?), di ascoltare i lavoratori del settore, gli amministratori e così via. Occorre mettere il dito nella piaga e non limitarsi all’indignazione del momento.

Serve l’impegno di tutti, altrimenti ci meritiamo questo schifo e non questa terra meravigliosa.