“L’albero Falcone deturpato e la morte all’ora di pranzo”.

Si ? tanto parlato in questi giorni del saccheggio al famoso albero Falcone di via Notarbartolo, diventato negli anni simbolo della Palermo che si ribella, della Palermo dell’antimafia. In pieno pomeriggio qualcuno ha strappato dal tronco tutti i messaggi, le lettere, i pensieri che giovani, studenti, cittadini liberi vi avevano attaccato. alberofalconeVia Notarbartolo ? una via trafficatissima eppure l’episodio ? avvenuto in pieno pomeriggio. A quanto pare le telecamere di sorveglianza dei negozi vicini hanno riversato i sospetti su una donna, una barbona. Al di l? della scoperta del colpevole, tanti si sono chiesti come avrebbe reagito la citt?, in fondo ? un simbolo che rappresenta il senso civico e di ribellione di un popolo. Tutti si aspettavano che si levasse un grido comune di sdegno per ci? che ? successo. Si ? tanto parlato negli ultimi anni di un cambiamento di tendenza, di una nuova primavera, che contribuirebbe, di pari passo ai successi investigativi delle forze dell’ordine con gli arresti “eccellenti” degli ultimi anni, a sconfiggere definitivamente la mafia. Non ne sono convinto. Non vedo il passo culturale in avanti della citt?. Sono ancora in pochi a volere un cambiamento vero dello “status quo” e, ancora peggio, sono sempre gli stessi. Il cambiamento passa attraverso la rinuncia a tante situazione comode che se a parole sembriamo disprezzare, nella realt? dei fatti ? un mare in cui sguazziamo volentieri. Il mio ? un parere duro ma sincero. Per? riconosco che quelle piccole realt? rappresentano il germe di quello che sar? un futuro migliore, e per questo ho il piacere di condividere con voi le parole di speranza proprio di uno tra quei messaggi strappati dall’albero di via Notarbartolo, a scriverlo ? un bambino: “Da grande vorrei essere come eri tu”. Dedicato a Giovanni Falcone.

Da altre parti, esattamente a Lecco, negli stessi giorni avviene un altro episodio?altrettanto?sgradevole. Un settantenne si suicida buttandosi dal terzo piano di un palazzo in pieno centro storico. Li vicino un bar con tavolini fuori e la gente che consuma il proprio pranzo. Nulla di strano se non fosse che, dopo la caduta mortale dell’uomo, molti rimangono seduti continuando a mangiare facendo finta di niente. Altri si alzano e osservano la scena continuando a morsicare il panino. Due turiste giapponesi, immancabili, fotografano la scena macabra. Eppure una persona ? appena morta. La scena dai connotati surreali sembra uno stralcio di una visione cinematografica surreale. E invece no. E’ la vita vera. Ma che importa, il tempo scorre ed ? gi? tardi. Bisogna consumare un pranzo fugace. E’ gi? tempo di tornare in ufficio.

A Gioved? prossimo. Non mancate.

?Oltre Fiumara?- Rubrica settimanale che apre uno spiraglio tra le cinta murarie del borgo, per far passare qualche notizia fuori dal comune.?