“L’artigiano della storia” – L’MCC celebra Antonio Mogavero Fina

Mercoledì 7 dicembre alle 17,00, presso il Castello comunale dei Ventimiglia, il Museo Civico di Castelbuono organizza la cerimonia di inaugurazione della sala lettura intitolata allo storico castelbuonese Antonio Mogavero Fina.
In occasione del centenario della nascita, a seguito del dibattito a cui parteciperà tra gli altri il vescovo mons. Domenico Mogavero, sarà presentata la donazione bibliografica che la famiglia Mogavero ha inteso donare all’istituzione museale castelbuonese: una preziosa collezione di documenti, riviste, articoli e lettere che Mogavero Fina ha raccolto con metodo e passione, e che costituiranno il nucleo cardine su cui il Museo intende costruire una nuova frequentazione per l’approfondimento della storia e dell’arte castelbuonese.

ANTONIO MOGAVERO FINA
L’artigiano della storia castelbuonese

Con un approccio non accademico ma incredibilmente appassionato, e con un impegno ininterrotto lungo quasi settant’anni, Antonio Mogavero Fina (nato a Castelbuono nel 1911), fabbro, ha indagato e redatto organicamente la storia civile, artistica e religiosa di Castelbuono. Lo ha fatto dando vita ad una produzione enorme, per buona parte custodita oggi in questa sala grazie all’illuminata volontà civica della famiglia: libri, quaderni, giornali e appunti, in grado di tratteggiare con precisione lo spaccato del ‘900 e l’intera storia del paese, ricostruendo in primo luogo le vicende alterne del casato dei Ventimiglia. 
Ebbe, come palestra di formazione e sfogo culturale, già dal 1927, il periodico castelbuonese “Le Madonie” (“Il Bancarello” prima, poi “L’Eco delle Madonie”), con cui collaborò fino alla morte, avvennuta il 29 settembre 1993. 
Le sue opere rappresentano oggi il primo tassello bibliografico da cui si dipana ogni studio specialistico sull’arte, sui monumenti, sulla storia di Castelbuono e dei Ventimiglia. Per primo rintracciò, nel casale bizantino Ypsigro, il nucleo da cui trae origine il paese. 
Tra le righe di ogni pagina, la figura di un autore romantico e curioso, visceralmente legato al paese natio.
Michele Spallino

1 commento

  1. Certamente da elogiare l’ iniziativa che ha visto la celebrazione meritata di A.M. Fina come “artigiano della storia” di Castelbuono. Il Museo Civico ha fatto la sua parte ma il Comune di Castalbuono fa poco, o nulla, per salvare i monumenti di Castelbuono dai rischi di degrado . . . e non voglio andare oltre. Non v’ è dubbio che una più attiva vigilanza del personale tecnico del Comune, responsabilizzandone personalmente il tecnico incaricato nel quadro di una “intelligente” articolazione di una saggia P.A. al servizio del cittadino non sarebbe male. Non l’ anno fatto le precedenti amministrazioni ed occorre sollevare ora la questione come “pro-memoria” ai candidati-Sindaci che si rincorrono nella corsa (nel sacco) per sedersi, infine, sul trono comunale. Il Castello dei Ventimiglia è una superba costruzione. Su questo non v’ è dubbio. Un edificio che, ahinoi, ha la pecca di portare qualche anno in groppa e di essere costruito più con ciotolame che con conci di pietra squadrati. Insomma una manufattura poco affidabile alla luce della tecnica e delle regole dell’ arte (del costruire), che in tempi lontani era corrente nella prassi dell’ aedificare. Come sappiamo il ruolo delle malte, specialmente nelle murature in pietra, è primario. Nella loro costituzione fatta di inerti, leganti e acqua, le malte dovrebbero servire a riempire giunti, letti e fughe delle pietre naturali e artificiali che compongono la struttura di un muro (portante), sottoposto a diversi carichi statici e dinamici, ricordando che nel caso di un muro in pietra o mattoni, questi non dovrebbero entrare in contatto. Nella prassi, purtroppo, non è stato così. Le malte, già discutibili nella loro composizione e tratamento, col tempo e sotto l’ azione degli agenti atmosferici (acqua, sole, vento, p.e.) si sono “sgretolate” e in un tale proceso – al quale si è aggiunta l’ incuria dell’ uomo – l’ acqua meteorica battente (specialmente nelle facciate a ponente e a settentrione), il vento e l’ arsura estiva, hanno fatto la loro parte spazzando via tutto e a tutto svantaggio della coesione e, di conseuenza della stbilità del muro (che è, tra l’ altro, portante). Lo stesso discorso si può, più o meno, estendere a tutto il patrimonio edilizio “antico” dei Centri Storici e “storico” (Colosseo !) del Bel Paese che del suo patrimonio storco-artistico dovrebbe fare una risorsa. Donde ragionevole sarebbe sollecitare a Castelbuono chi di dovere affinché predisponga le procedure necessarie (e urgenti) finalizzate alla stabilizzazione dei muri esterni del contenitore della storia di Castelbuono, alias il Castello dei Ventimiglia. Come ? Le vie del Signore non sono molte. Malte speciali a spruzzo e tali che si possano colmare i vuoti e gli interstizi tra i conci della muratura; tagli orizzontali dei muri portanti ad una altezza di 30 cm dalla quota del pavimento o del terreno per l’ inserimento di guaine impermeabilizzanti che bloccano l’ umidità ascendente per capillarità; impermeabilizzazione dei muri esterni sino ad una profondità pari a quella delle fondazioni; anello drenante, etc.

    A.M Fina sarebbe contento ed orgoglioso dei suoi “compaesani” che contano . I castelbuonesi: pure.

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