“Le bibite salutari con tanta frutta e i crucchi primi anche in cucina.”

Chi pensa che “big companies” come Pepsi, Nestlè o Coca Cola si arrendono di fronte ad un decreto legge è uno sprovveduto. E’ altamente improbabile che prodotti dal brand noto come Fanta, Sprite, Schweppes, OranSoda, Lemonsoda, 7UP (quella che da piccoli chiamavamo “zup”) escano dal mercato a seguito della legge che alza dal 12 al 20 per cento l’asticella del contenuto minimo di frutta in bevande “vendute con il nome di uno o più frutti a succo” o “il cui gusto ed aroma fondamentale deriva dal loro contenuto di essenze di agrumi”. I comma citati sono il 16 e 16 bis compresi nell’articolo 8 del decreto Balduzzi. Decreto che prende il nome da un attuale ministro della Repubblica (al dicastero della sanità) che oso definire lungimirante e illuminato. Passati un po’ in secondo piano, in mezzo ad altri provvedimenti di cui si è largamente discusso, coinvolgono un mercato di circa 900 milioni di litri di bibita. Potrete immaginare gli interessi che ci stanno dietro e le pressioni che il legiferante subisce quando assume determinate posizioni da parte di grossi, grossissimi giganti finanziari. A giovarne sono innanzitutto la salute di milioni di consumatori che avranno più frutta e meno roba chimica nella loro bibita e gli agricoltori che avranno un mercato più ampio, per le bevande a base di arancia ad esempio di stima un incremento di circa 200 milioni di chili nelle vendite. Le lobbies vicine ai produttori di bevande lamentano un conseguente snaturamento del gusto originale, arrivando a prevedere addirittura la chiusura di certe aziende. Dal mio punto di vista, credo invece che non possiamo che beneficiare della maggior naturalezza del gusto e delle proprietà benefiche di bevande a più alto contenuto di frutta, penso anche che non sia una follia l’idea di applicare, secondo una voce che circolava qualche mese fa, una tassa speciale sulle bibite dolci.

Restando in tema di alimentazione, la Germania ha fatto il bottino pieno di stelline Michelin, diventando il paese con i ristoranti più premiati d’Europa. La notizia fa scalpore data la fama che conserva de secoli di patria di wurstel e crauti. Al massimo dell’arrosto di maiale. Niente a che vedere con cucine dal riconosciuto lustro e dalla certa tradizione come l’italiana e la francese. E invece a spuntarla, anche in questo settore, sono i tedeschi. Non ci bastava l’assoluta supremazia politico economica. Si badi bene che, però, la guida Michelin è pur sempre una voce che non si può accreditare quale giudice unico e ineccepibile. Per quanto riguarda il lusso forse si ci può fare affidamento. Forse bisognerebbe adottare altri criteri se si vuole giudicare l’approccio alla cucina, la qualità dei pasti, a livello di media nazionale. Fatto sta che il ristorante migliore d’Europa è il Vendome, in Nord Renania Vestfalia. Altri come l’Aqua di Wolsburg e il Tim Raue di Berlino sono nei piani altissimi di questa speciale classifica. Sarà, ma quando sono stato in Germania ho sempre e solo desiderato il lungo Currywurst che fuori esce abbondantemente dal panino, o il salsicciotto, abbinato ovviamente a una birrona. Non avrei mai potuto immaginare di apprezzare una cucina  considerata persino superiore a quella dei grandi ristoranti italiani. O forse la mia è solo invidia mista ad orgoglio nazionale.

Si chiude così il numero di oggi, vi aspetto la prossima settimana, sempre di Giovedì.

?Oltre Fiumara ? Rubrica settimanale che apre uno spiraglio tra le cinta murarie del borgo, per far passare qualche notizia fuori dal comune.?

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