Le Fontanelle. Pro Loco propone una consultazione popolare

Il teatro come attrattore culturale

Consentire la realizzazione di un vero e proprio Teatro, con le dotazioni essenziali che lo rendono tale, arricchirebbe l’offerta culturale di Castelbuono.

Una programmazione teatrale, cinematografica, musicale, da realizzare prevalentemente in autunno/inverno consentirebbe di destagionalizzare il flusso turistico. Ben organizzata, con orchestre e compagnie di prosa o teatri di rilievo sovraccomunale (perché un tempo sì ed oggi no?) potrebbe fungere da attrattore culturale.

Riporto, nella loro eleganza e semplicità, due commenti apparsi in questi giorni sui Social che meglio di ogni trattato turistico/culturale/economico possono far comprendere l’importanza economica, sociale e culturale della realizzazione di un Teatro:

“Come sarebbe bello andare a teatro, un vero teatro, a Castelbuono…

E magari prima andare dal parrucchiere o dall’estetista….

E magari dopo cenare in qualche ristorante o pizzeria…

Non si darebbe anche così una mano all’economia locale?”

Anonima

“…Ma il teatro stabile continuò a vivere col grande palcoscenico, le quinte, il sipario i camerini, i servizi, la sala leggermente in pendio per consentire la visuale anche agli ultimi posti, un ampio ingresso con i bagni, la pensilina che aumentò il numero dei posti disponibili. E tornarono le compagnie teatrali, i cantanti, i veglioni di carnevale con le rappresentazioni satiriche e i balli e le Miss, gli incontri culturali, le manifestazioni cittadine di rilievo…”

Avv. Mario Lupo

Così come, magistralmente e con indubbio stile, ha scritto in materia il nostro deputato nazionale Rosa Maria Di Giorgi, Castelbuono può aspirare ad essere un centro di vera e propria produzione culturale, permettendo ai gruppi teatrali ed alle energie già presenti di organizzare laboratori, creare una scuola di formazione legata anche ai mestieri tecnici del teatro (sarte, artigiani, tecnici), alle professioni artistiche, alle professioni organizzative.

Le esigenze dei gruppi teatrali, comunali e sovraccomunali, potranno essere soddisfatte in un immobile con un palco di appena mq. 60 (al lordo), amovibile, senza adeguati requisiti (quinte, sipario, i camerini e servizi igienici)? Il parere delle Associazioni consultate è nettamente negativo.

Da dichiarato paese a sviluppo turistico abbiamo il dovere anche di venire incontro alle esigenze delle famiglie/gruppi che soprattutto nei fine settimana potrebbero (in uno scenario post pandemia) riempire le nostre strutture ricettive. Dopo aver visitato i musei, le chiese, dopo aver degustato le nostre eccellenze dolciarie ed enogastronomiche, dopo aver fatto qualche passeggiata, tanti potrebbero chiedere (e lo hanno chiesto in passato): cosa possiamo fare ancora? Cosa offre ancora Castelbuono?

Il Teatro con il suo cartellone potrebbe essere una valida risposta.

Potrebbe essere anche un’altrettanto valida risposta a tanti nostri concittadini,  Auser, associazioni culturali che con mezzi propri, con pulmini e  autobus appositamente noleggiati sottoscrivono abbonamenti, anno per anno, nei Teatri di Palermo.

Si stima, inoltre, che un considerevole numero di persone provenienti dai Comuni contermini o comunque vicini, potrebbero essere attratti da validi cartelloni culturali ( teatro, cinema, musica, danza, poesia).

Analisi e studi anche a livello universitario in campo nazionale, inerenti alla ricaduta economica della frequentazione di un teatro,  portano a concludere che ogni persona spenderebbe 53 euro in quel territorio. Se dovesse essere veritiera una simile stima nella nostra realtà socio economica, un teatro di circa 260 posti comporterebbe una ricaduta economica pari ad oltre 10.000 euro per ogni giorno di programmazione.

Si afferma, però, che la gestione di un Teatro, oggi, comporterebbe più spese che introiti costringendo quindi il Comune a destinare inutilmente somme tratte dal proprio bilancio per mantenerne in vita l’attività.

Sarebbe quindi economicamente sbagliato costruire un teatro? Per niente.

La suddetta tesi, per coerenza, dovrebbe comportare la chiusura di tutti i nostri Musei in quanto le spese sostenute (personale, pulizie, utenze, manutenzione, programmazione attività) sono sempre superiori agli introiti.

E ancora. I contributi pubblici per sagre, feste, promozione turistica presuppongono un introito diretto?

Certamente no.

Però tutti i suddetti interventi provocano una ricaduta economica sul territorio. Lapalissiano quindi che saremmo di fronte ad una buona pratica: non spese per la cultura ma investimenti. Concetto positivamente acquisito da tutti.

Ma, continuando in questo ragionamento, siamo di fronte a due pesi e due misure. Si considerano spese improduttive quelle relative al Teatro ed investimenti produttivi le risorse economiche destinate agli altri attrattori culturali?

Cui prodest? Non sicuramente agli oltre mille sottoscrittori del manifesto.

Perché è così difficile allinearsi, con umiltà, a quanto sostenuto dai centri di cultura governativi secondo cui le somme destinate al settore non sono da considerare spese ma investimenti?

Si afferma ancora che nell’ex Cine teatro Le Fontanelle mai più sarebbe stato possibile realizzare un Teatro per le normative sopravvenute e che, a causa di ciò, si sarebbe deciso di far progettare uno spazio polifunzionale.

Normative sopravvenute o  convinzioni per sentito dire?

A seguito di una specifica richiesta di accesso agli atti effettuata ai sensi della legge 241/2000 pare che non esista in merito, agli atti del Comune, alcuna relazione tecnico scientifica predisposta dai vari professionisti incaricati nell’ultimo ventennio (ingegneri e architetti). Se ciò dovesse corrispondere al vero sarebbe quantomeno singolare  che si continui ad affermare ciò.

L’auspicio, condiviso da tanti castelbuonesi, consapevoli e correttamente informati, trasversali ed al di fuori di ogni strumentalizzazione politica, è che si destini l’immobile principalmente a Teatro dove potranno essere organizzati anche altri eventi culturali.

Se le dette aspettative non dovessero essere recepite dall’Amministrazione comunale,  che si vada ad un sondaggio popolare (non referendum in quanto procedimento lungo e farraginoso), istituto previsto dallo Statuto comunale.

Il Presidente ed il Consiglio Direttivo della Pro Loco

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