Le intimidazioni subite da Scimeca in occasioni delle riprese de “La passione di Giosuè l’ebreo”

Qualche giorno fa è uscito sul quotidiano La Repubblica un’intervista al regista Pasquale Scimeca, in cui lo stesso denuncia la frequenza con cui molte produzioni cinematografiche subiscono intimidazioni di vario tipo nello svolgimento del loro lavoro in Sicilia. Tra le tre cittadine citate figura anche Castelbuono, in occasione delle riprese per il film la ?Passione di Giosuè l?Ebreo? (e ne approfittiamo per riportare qualche spezzone in calce alla citazione dall’articolo).

Corleone. Inverno del 1999. Una trazzera assolata tra le campagne. Stiamo girando la scena dei contadini che guidati da Placido Rizzotto, occupano il feudo dello Strasatto. Circa 500 comparse, compresa la banda musicale di Corleone al completo, devono abbattere una recinzione di filo spinato e invadere la campagna incolta che fiancheggia la strada.È tutto pronto. Un attimo prima del ciak, arriva trafelato un pastore e alza la mano in segno di diniego. È un ometto piccolo, insignificante, ma tutte le comparse si fermano. Il pastore mi viene incontro e mi chiede cosa stiamo facendo. Gli spiego che stiamo girando un film. Fruga nel sacco che tiene a tracolla e tra fette di pane raffermo e pezzi di formaggio, tira fuori un telefonino. Si allontana per fare la telefonata e quando ritorna, mi dice che possiamo fare la scena. A patto, aggiunge, che dopo rimettiamo a posto la recinzione. Il pastore se ne torna al suo gregge, una comparsa, mi si avvicina e mi dice: «Lo sai chi è quello?». «No. Chi è?». «Il cognato di Totò Riina».

Castelbuono. Autunno del 2004. Stiamo girando ?Passione di Giosuè l? Ebreo?. Negli uffici di produzione si presentano due tizi. Vengono da Palermo. Offrono comparse, catering, mezzi ecc. Gli dico che non ci serve niente. Il piccoletto si arrabbia, lancia velate minacce. Gli dico che ho da fare, e se al mio ritorno li trovo ancora in ufficio chiamo i carabinieri. Se ne vanno e non si fanno più vedere.

Portopalo. Inverno del 2009. Stiamo girando ?Malavoglia?. Io e il mio direttore di produzione veniamo avvicinati da due individui, tatuati e con le classiche catenine d? oro al collo. Vengono da Catania. Solito discorso. Solita risposta: «Non ci servono né catering, né alberghi, né mezzi, né comparse». Solite minacce più o meno velate, solita risposta: «Se vi vedo ancora una volta, avverto i carabinieri». Chiaramente non si sono fatti più vedere.

Tutto questo per dire, che il problema delle intimidazioni, che si tratti di ?mafia? o di delinquenza comune, non è poi così difficile da sconfiggere. Basta avere un po? di coraggio e di coerenza.
Il problema vero, attiene la sfera della politica culturale nella nostra regione. Al sistema dei finanziamenti e al modo come sono organizzati e diretti. La Filmcommission sta cercando di fare al meglio il suo lavoro. Ma le risorse economiche di cui dispone sono scarse e risibili. Le risorse economiche vere stanno nell? APQ. Da lì sono venuti i 13 milioni di euro buttati in un? operazione economica ?a perdere? come è stata quella di ?Agrodolce?. Altre risorse economiche importanti potrebbero essere messe in campo attivando i Fondi europei 2014-2020. E in questo senso vorrei lanciare un appello all?assessore Stancheris e al presidente Crocetta.

Il cinema siciliano è più vivo che mai. Vi sono almeno una decina di autori i cui film hanno ottenuto riconoscimenti nei più importanti Festival di cinema del mondo. Vi sono attori tra i più importanti in Italia, vi sono decine di giovani filmakers e documentaristi che lavorano nella più assoluta indipendenza. L? industria del cinema può diventare un veicolo di occupazione e sviluppo, oltre a produrre cultura e opere belle e utili per diffondere nel mondo un? idea di cambiamento.