Le priorità dei Comuni – Il documento dell’ANCI


 

LE PRIORITA DEI COMUNI

3 novembre 2011

Il processo di contenimento della spesa pubblica deve essere urgentemente accompagnato da misure tese a favorire la crescita, la produzione e l’occupazione, senza le quali gli obiettivi del raggiungimento del pareggio di bilancio nel 2013 e di riduzione del debito pubblico sono difficilmente conseguibili.

Le ultime due manovre economiche varate dal Governo non hanno arrestato l’emergenza economica e finanziaria, che persiste e si aggrava, e non hanno posto le basi per stimolare la necessaria fase di crescita, indispensabile per lo stesso risanamento finanziario.

I Comuni nutrono forti perplessità sul metodo e sui contenuti con cui la Repubblica italiana sta affrontando quella che ormai si può definire una vera e propria emergenza finanziaria. Sarebbe opportuno individuare congiuntamente (comuni, province, regioni e stato) misure e provvedimenti urgenti per dare finalmente delle risposte credibili ai mercati ma soprattutto alle imprese ed famiglie italiane. Ci sembra che vi sia una sottovalutazione molto pericolosa delle cause e degli effetti che questa crisi lascerà nel nostro Paese e per questo i comuni lanciano un appello a tutte le forze migliori della società italiana, affinché si coalizzino intorno ad un progetto per rilanciare il Paese che metta da parte le divisioni e coinvolga tutte le istituzioni che hanno saputo gestire i compiti affidati in modo efficiente sorpassando in questo modo l’attuale fase politica.

Per quanto riguarda il sistema dei Comuni, tali provvedimenti ne hanno ulteriormente deteriorato il quadro economico finanziario, già compromesso dalle misure contenute nel decreto legge n.78, insistendo su una facile impostazione tesa unicamente a imporre tagli e vincoli alle risorse e all’autonoma capacita di gestione, senza volere invece sostenere la capacita dei comuni di fare investimenti, di stimolare l’economia locale, di fatto aggravando le spinte recessive presenti nel sistema italiano.

Il cumulo delle misure restrittive previste nell’ultimo anno e mezzo a carico dei Comuni rendono per il 2012 la programmazione finanziaria, il rispetto delle regole di bilancio, l’assolvimento dei compiti istituzionali molto difficile o impossibile per la maggioranza degli enti.

I provvedimenti economico finanziari si sono anche negativamente contraddistinti per regole che hanno inciso sull’ordinamento, con interventi disorganici, lesivi dell’autonomia e dignità dei comuni e degli organi di governo, nonché dello stesso ruolo costituzionale dei Comuni.

 

Pertanto, è necessario che la legge di stabilita e il provvedimento per lo sviluppo che il governo si appresta a presentare adottino soluzioni convincenti alle 8 richieste prioritarie dei Comuni.

  1.  Riduzione degli obiettivi del patto di stabilita a carico dei comuni che ammontano per il 2012 a 1.700milioni ed in totale si attestano a 6,7 miliardi di manovra finanziaria complessiva attraverso l’utilizzo del gettito derivante dalla cd. Robin tax, o comunque attraverso una copertura da parte dello Stato per un ammontare di almeno 1,5 miliardi di euro per poter impostare i bilanci di previsione per l’anno 2012.
  2. Sblocco di una percentuale dei residui presenti nelle casse dei Comuni per poter pagare le imprese che hanno realizzato opere pubbliche.

  3. Prevedere che le deroghe previste a favore dei cd. Comuni virtuosi siano a carico dello Stato e che i parametri individuati dalla legge siano corretti e semplificati in modo da assicurare la massima trasparenza nella selezione.

  4. Sospensione dell’applicazione dell’articolo 16 del dl n.38 riguardante i piccoli comuni al fine di definire in tempi brevissimi una norma applicabile, efficace e ragionevole che favorisca la gestione associata obbligatoria e l’efficienza nello svolgimento delle funzioni amministrative, nel rispetto del ruolo costituzionale del Comune.

  5. Eliminazione di tutte le disposizioni che limitano irragionevolmente l’autonomia organizzativa (si pensi al vincolo del 40% sulla spesa di personale); che espongono i Comuni e gli amministratori a sanzioni e penalità sulla base di fattispecie in bianco ( si pensi alla cd.condotta elusiva del patto); che subordinano l’attività all’attuazione di norme obsolete e ambigue (si pensi all’obbligo di istituire i consigli tributari).

  6. Prevedere una correzione alla normativa fiscale comunale prevedendo che i titolari degli immobili adibiti ad abitazione principale ristabiliscano un rapporto con il comune che e’ venuto meno dopo l’eliminazione dell’ICI sulla prima casa.

  7. Individuazione di una soluzione normativa che consenta ai Comuni di affrontare i nuovi compiti in materia di riscossione.

  8. Predisporre un progetto nazionale affinché tutte le componenti della Repubblica partecipino realmente alla riduzione della pressione fiscale.

 

 

Il Governo ha assunto altre iniziative normative e non che meritano una prima valutazione:

  • il Consiglio dei Ministri ha licenziato in via preliminare il decreto correttivo al federalismo municipale, ma non è stato ancora presentato formalmente. Risulta opportuno precisare che le utili e in alcuni casi necessarie correzioni al decreto legislativo n. 23 siano precedute o accompagnate da risposte positive sulle questioni prioritarie suindicate che in taluni casi sono preliminari all’attuazione del federalismo municipale;

  • il disegno di legge delega di riforma del sistema fiscale ed assistenziale all’esame del Parlamento risulta del tutto scoordinato rispetto al quadro normativo relativo al federalismo fiscale e molto pericoloso per il sistema di welfare locale;

  • in relazione agli impegni assai stringenti in termini temporali assunti nella lettera all’UE si ritiene opportuno far presente che:

  • Il processo di revisione dei programmi cofinanziati con i fondi strutturali da concludersi entro il 15 novembre richiede il coinvolgimento dei Comuni;

  • risulta necessario fare il punto sulle differenziate e contestuali iniziative in materia di servizi pubblici locali per definire un percorso condiviso sulla base di condizioni effettive di agibilità, efficienza economica, adeguata remunerazione e tutela della qualità dei servizi ai cittadini. Per questo chiediamo un incontro politico in sede di Conferenza unificata;

  • Il tema dei ritardi nei pagamenti della PA alle imprese non può essere piu affrontato con previsioni unilaterali e fortemente centraliste. I Comuni sono debitori forzosi a causa delle regole del patto e pertanto basterebbe loro consentire di assolvere ai propri impegni;

  • il piano di dismissioni va sottoposto ad un confronto.

 

 

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