L’economia condivisa. Come fare soldi con quello che si ha

Un paio di giorni fa è uscita sui giornali la classifica delle “imprese collaborative” più di successo. Si tratta di start-up fondate sul principio della condivisione, dove un utente, a pagamento, mette a disposizione di un estraneo qualcosa che ha.

Un esempio facile, che tutti conoscono è Bla Bla Car. Al primo posto della classifica, la start-up francese è diffusa in 14 paesi del mondo e ha 10 milioni di iscritti: se hai un auto e devi andare da un posto ad un altro, in una certa data, offri passaggio e chi viaggia con te ti da un contributo per le spese della benzina. Facile, comodo ed economico. Altro esempio Airbnb, sesto posto in classifica: se hai una stanza o un appartamento vuoto, la proponi su questo sito vetrina e poi, se c’è qualcuno che è interessato funziona come un bed and breakfast.

Il problema di questi sistemi economici è che gli utenti ricevono denaro, in cambio di una “prestazione”, e non pagano nemmeno un euro di tassa. Sono redditi non dichiarati, che entrano in modo, per così dire “pulito”. Qualcuno ovviamente già ha iniziato a storcere il naso. Qualcun altro si è proprio incavolato, tipo i tassisti contro Uber, il portale per cui chiunque può mettere a disposizione la propria auto come fosse un taxi, anzi più precisamente un “Noleggio con conducente”.

Quando non c’è da fare concorrenza a qualche lobby le cose procedono più tranquillamente. Non ci si arricchisce però si contribuisce a rendere migliore il posto in cui si vive. Ad esempio Teatro per casa cerca in una città chi possa mettere a disposizione il proprio salotto per ospitare una pièce teatrale e chiaramente anche il pubblico annesso. Oppure Fubles, il servizio che fa incontrare 10 ragazzi per organizzare una partita di calcetto, ideale per chi come me ha pochi amici sportivi però ha tanta voglia di fare gol. Nel sito puoi organizzare partite e tornei, invitare calciatori e hai anche la tua storia personale con tanto di voto.

Infine Gnammo e Fred, iniziative simili tra di loro. La prima utile ad organizzare cene con sconosciuti, condividendo la tavola e le portate, la seconda un modo per conoscere i propri vicini di casa, incontrarsi, condividere un progetto o un libro.

Oltre a queste start-up, esistono altre centinaia di progetti di sharing economy. In Italia li usano il 22% di chi naviga su internet, in Usa il 39% e in Inghilterra il 25%. Non resta che iscriversi e iniziare a condividere e ad utilizzare i servizi proposti.

Alla prossima settimana.

“Oltre Fiumara. Rubrica settimanale che apre uno spiraglio tra le cinta murarie del borgo, per far passare qualche notizia fuori dal comune.” 

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