Lettera aperta di Padre Domenico al Vescovo di Nicosia Salvatore Murante

Gentile Padre Vescovo, ancora una volta vengo ad importunarla e lo faccio con l’animo sorpreso di quanto ancora, dopo tanto smarrimento, succede attorno a me … tutto un periodo in cui non vedo ancora nessuna luce, senza sapere dove andrò a finire. Chiedo scusa di quanto devo dirle, ma per me e per la chiesa, è importante.
Con la presente desidero ricordare a Lei e ai rev.di Presbiteri, coi quali Lei insiste a ignorarmi, lasciandomi chiuso e abbandonato a un “riposo eterno”, anticipato e, a spasso.

La gente, per la quale io non rappresento niente, bontà Sua e dei Presbiteri, proprio da qualche giorno, non so se per prendermi in giro, o per altro, mi saluta o mi chiama col vezzo di “Signor Costanzo” … tra questi qualche persona di cultura o anche qualche donnetta (informata e catechizzata, per comunicare ad altri) di assidua frequenza alla chiesa. Confesso che prendo bene il termine “Signor” con una certa soddisfazione, perché, Signore, mi ci sento, e lo sono, ma si da il caso che io sono e sento di essere ben altro.

Lei, Padre Vescovo, sa meglio e prima di me che, alla base della catechesi e della teologia cristiana, il Battesimo imprime il carattere, tale che chi lo riceve, diventa un tutt’uno con la persona, a tal punto che non si può più separare l’uno dall’altra … Così la Cresima e così ,e, a maggior ragione, Il Sacramento dell’Ordine. Perché allora questa distorta informazione da parte degli uomini di chiesa??? …

La informo caro Padre Vescovo che io ho ricevuto l’Ordine con l’imposizione delle mani di Mons. Clemente Gaddi, la terza domenica di quaresima, il 09.03 del 1958, alle ore 10.00, qui a Troina, nella chiesa dei Frati cappuccini. Ho amato e servito la Chiesa , nei fratelli che ho incontrato nel mio cammino, dai Bambini, ragazzi, giovani e adulti, con attenzione particolare ai poveri e ammalati. E l’ho fatto, con tutto me stesso, e, per quasi 60 anni, nella diocesi di Cefalù … Teatro della mia azione sono stati, Il Santuario di Gibilmanna e il convento dei Frati cappuccini di Castelbuono. Alla vigilia del 60″ anniversario,qui a Troina, mentre, con gratitudine e grande gioia, mi disponevo a dire il mio Grazie al Signore …. La mazzata: “Lei non può più celebrare, né confessare, non può predicare … non può fare nulla”. Parole del Parroco di San Matteo di Traina, non so in nome chi. Parole, comunque, che non sono state mai smentite da nessuno, nonostante i tentativi che ho fatto, scrivendo, soprattutto, a Lei, Padre Vescovo e ad altri uomini di chiesa, sconcertato, particolarmente, per il fatto che, di punta in bianco, mi avete fatto trovare “sospeso a
divinis”
, senza che nessuno mi sapesse spiegare il perché, o che cosa avrei fatto per meritare tanto.
Una cosa però l’ho capita da me … Il Vangelo non è praticato, né nella chiesa, né nella vita degli uomini di chiesa, almeno di quelli con cui ho avuto a che fare.
Aggiungo, per finire, che, avendo lasciato l’Ordine dei Cappuccini, mi sono premurato di rinnovare la mia consacrazione al Servizio di Dio, fino alla morte, sempre come cappuccino, coi voti privati di Povertà, Castità e Obbedienza al Vangelo. E, il saio, che non ho mai lasciato, sarà per tutti il segno della mia appartenenza a Lui, al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.

Con ogni rispetto.

Troina, 4/10/2019

Fr. Domenico Giuseppe Sac. Costanzo

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