Lia Romé al Sindaco: «La situazione degli immobili comunali è cambiata, oggi serve un Teatro»

Fare politica significa, ogni giorno, creare consensi attraverso l’esempio, rendendo note le proprie scelte e spiegandone la coerenza.

Fare politica significa creare cultura, fornire strumenti per la lettura della realtà, far crescere uomini coerenti e affidabili per non lasciare agli altri una egemonia che non meritano.

Fare politica significa animare confronti, sollecitare opinioni, non smarrire la visione d’insieme offrendo a tutti la possibilità di sentire propria la battaglia politica e di parteciparvi secondo le proprie possibilità”. 

Inoltre aggiungo io che un buon politico deve sognare saggiamente ed essere soprattutto interprete di un sogno che non sia il suo ma quello dei cittadini.

Io non indirizzerò le mie considerazioni al mondo intero ma semplicemente a lei Sindaco.

Sindaco, lei nel voler rappresentare le sue ragioni, come sempre, calpesta l’intelligenza e la credibilità delle persone scordandosi che, molte di queste sono le stesse persone che lo hanno affiancato per anni.

Partiamo dal Manifesto che, in termini peraltro molto pacati, ha criticato una scelta politica e ha messo in evidenza l’esigenza di avere a Castelbuono uno spazio che sia intanto un Teatro e poi, in seconda battuta anche un centro policulturale. 

Nel 2008, quando ho iniziato la mia esperienza di assessore ai lavori pubblici, ho trovato  già redatto un progetto di sala polifunzionale che ho tranquillamente abbracciato e portato avanti perché c’era la necessità di avere degli spazi che potessero essere utilizzati anche per mostre, convegni ecc. Nel corso di questi anni però la situazione degli immobili comunali è cambiata essendo riusciti ad ottenere finanziamenti per la ristrutturazione di altri spazi che possono assolvere a diverse funzioni come il Centro Sud o San Francesco. Ad oggi quindi se dovessi rispondere alla domanda “Cosa serve alla comunità castelbuonese” risponderei sicuramente un teatro e, sul teatro investirei tutte le risorse necessarie.

Dopo di che un teatro necessita di un pubblico. Allora accanto allo sforzo economico notevole, che la comunità deve fare per la realizzazione di un teatro, occorre farsi carico responsabilmente della crescita culturale del nostro paese e mettere in atto tutto quanto è necessario per coinvolgere maggiormente il pubblico e incentivarne la partecipazione. 

Detto questo Le ricordo Sindaco che io non ricopro più alcuna carica dal 2012, e dal 2012 ad oggi sono trascorsi 9 anni e amministrare oggi il nostro paese non è la stessa cosa di 20, 10 o 5 anni fa perché il paese come tutti i paesi nel corso degli anni cambiano, cambiano le esigenze, cambiano i problemi, cambia l’aspettativa della gente che oggi le sta chiedendo in primis un Teatro. Se solo lei avesse voluto, in questi quasi quattro anni, avrebbe potuto proporre un progetto diverso considerato che da quando si è insediato ha avuto sollecitazioni in tal senso da persone che fanno teatro e diversi post su facebook, diversi articoli sui blog locali facevano capire che la strada verso cui lei stava andando non era quella condivisa da molti. 

Dopo di che, fare politica significa innanzitutto fare scelte e Lei la scelta l’ha fatta, se ne è convinto vada avanti, ma lo faccia senza offendere nessuno. Io non ho firmato come paladina della cultura ma come cittadina che è stata anche amministratrice e che non rinnega nulla di ciò che ha fatto ma che si ritiene libera di firmare ciò che vuole senza essere tacciata di incoerenza.

Le assicuro che il mio equilibrio mi consente di vivere senza bisogno di rivalse politiche nè tantomeno personali nei confronti di nessuno. Peraltro stia tranquillo che la sottoscritta non ha alcuna ambizione politica così come la maggior parte dei sottoscrittori del Manifesto quindi quando lei si chiede qual è la partita in campo la risposta è semplice: la crescita culturale del nostro paese che a gran voce le chiede un Teatro.

Finiamola con questo ripetere che chi ha firmato non ha capito cosa avesse firmato perché in questo modo si offende l’intelligenza delle persone e il rispetto lei lo deve non ad una parte delle persone che hanno sottoscritto il documento ma a tutte indistintamente semplicemente perché lei è il sindaco di un’intera comunità. 

E questo glielo dico a ragion veduta considerato che quattro anni fa nessuno le ha chiesto la lista dei 723 firmatari né i motivi per i quali avessero firmato.  

Capisco che, leggendo le firme sul manifesto abbia fatto la considerazione che tanti, forse troppi, dei sottoscrittori sono stati suoi sostenitori e con lei hanno contribuito alle scelte politico amministrative degli ultimi 20 anni ma, ogni tanto si soffermi anche sul perché oggi non lo sono più e qui sono assolutamente d’accordo con lei quando dice che “il bello della vita e di chi vive le vicende pubbliche è che la verità non lascia spazio a compromessi quando emerge è spietata”.

Lia Romè