“L’italiano mafioso e il prete che spende in gratta e vinci i soldi delle offerte.”

Il brand “mafia” è un’infinita macchina da soldi, la più famosa compagine criminale della storia che fa parlare (negativamente) dell’Italia in tutto il mondo. E’ un’etichetta pesante e insopportabile che da sempre vorremo scrollarci di dosso. Ma non è semplice. Le associazioni a delinquere italiane fatturano 140 miliardi l’anno, fanno utili per 100 miliardi e posseggono più liquidità di ogni banca. Non c’è luogo comune più forte che ci identifica nel mondo (sopratutto negli USA) e a poco serve rivendicare la paternità degli spaghetti, del caffè espresso o del mandolino. La parola mafia è utilizzatissima ancora oggi: è il nome di videogiochi, catene di ristoranti, caffetterie, magliette, una linea di gioielli, un mascara, una catena di parrucchieri, etc. Il logo del padrino è uno dei principali marchi esportatori dell’immagine dell’italo-americano gangster che sopravvive da 40 anni. Un epiteto, quello di mafiosi, che dovremo sopportare sicuramente ancora per molti anni e che però si tenta pian pianino di scalfire con iniziative volte a divulgare un altro, ben più lodevole brand, quello dell’Italia dell’antimafia, con le iniziative portate avanti in tal senso dall’associazione Libera e il comitato AddioPizzo o come il gioco di società Monopoli, in versione antimafia, chiamato Mafianopoly.

Passiamo da un don Vito (quello del film Il Padrino) ad un altro don Vito, parroco di una frazione vicino Marsala (Trapani), che si è appropriato del patrimonio di circa 70 mila Euro di un fedele con problemi psichici, dicendo che erano “soldi che servivano agli angeli”. Alla fine ha ricevuto una giustissima condanna per circonvenzione di incapace. Il parroco a quanto pare spendeva i i suoi averi e i soldi, che aveva già cercato di estorcere anche ad altri fedeli, in gratta e vinci. motivo per cui era già stato revocato dalla competenza a gestire i beni parrocchiali dal vescovo Mogavero. In più, don Vito è anche sotto processo per presunte violenze sessuali a danno di adulto. Per fortuna però, i familiari della vittima e il loro avvocato sono riusciti a riottenere il patrimonio (praticamente tutto ciò che possedeva) dimostrando che il parroco aveva approfittato dell’infermità mentale del paziente, convincendolo a farsi dare le laute offerte.

Parliamo ancora di chiesa, che entra indirettamente nel ricordo di una pellicola che uscì nel 1972 (stesso anno de Il Padrino) e destò tantissimo scalpore, tanto da essere considerato il film più immorale della storia. Si tratta di Ultimo tango a Parigi di Bernardo Bertolucci, con Marlon Brando e Maria Schneider. All’epoca ebbe un successo di pubblico strabiliante, tanto da ottenere record di incassi (86 milioni di Dollari, un’enormità per l’epoca), entrò nella storia per l’opposizione inamovibile del Vaticano e le associazioni moraliste e per aver fatto aumentare le vendita di burro (chi ha visto il film, conoscerà il nesso con una famosa scena). Gli unici due paesi al mondo dove il film fu censurato e bandito dalle sale furono il Portogallo e l’Italia, con la differenza che nel primo caso si trattava di un paese con al governo una dittatura fascista. Nel nostro paese venne proiettato soltanto 15 anni dopo, grazie al giudice Paolo Colella che considerò il film “opera d’arte”, nell’archiviazione di un procedimento penale che vedeva coinvolti un gruppo di punkabbestia che avevano proiettato la pellicola nel 1982, senza permessi, in una rassegna estiva all’aperto. Allora il regista e gli organizzatori dell’evento vennero arrestati e la polizia intervenne per bloccare la proiezione. Col tempo, per fortuna, le cose sono cambiate e il film davvero è entrato nella storia del cinema e dopo 40 anni mantiene intatto il suo enorme fascino e la sua enorme carica di sensualità.

Per oggi è tutto, OltreFiumara torna la settimana prossima.

?Oltre Fiumara ? Rubrica settimanale che apre uno spiraglio tra le cinta murarie del borgo, per far passare qualche notizia fuori dal comune.?