L’ultima fatica di Sellerio. La natura sulle Madonie

[REPUBBLICA.it] L’ULTIMA sua idea editoriale era qualcosa di monumentale, un inno alla natura più bella della Sicilia. Enzo Sellerio aveva da tempo in cantiere di recuperare integralmente l’opera inedita di Francesco Minà Palumbo, naturalista siciliano dell’Ottocento, e adesso era arrivato al traguardo. “L’iconografia della storia naturale delle Madonie” era finalmente pronta in quattro volumi, con elegante cofanetto. Voleva stupire Enzo Sellerio e c’era riuscito in pieno, anche se non si può dire che il costo dell’opera – 320 euro – sia alla portata di tutte le tasche.
Sellerio, come sempre, aveva chiesto il massimo scrupolo nella riproduzione degli acquerelli dello scienziato castelbuonese, aveva incaricato i botanici Francesco Maria Raimondo e Pietro Mazzola, anche loro madoniti, di curare l’edizione scientifica dell’opera, aggiungendo contributi al lavoro di Minà Palumbo che avrebbero reso più attuale il messaggio del medico-naturalista. Un’opera destinata a varcare i confini dell’Italia, grazie ai testi in inglese e alle 500 tavole a colori. Bisogna sfogliarle queste 1212 pagine per capire che l’opera magna di Minà Palumbo è forse anche un testamento di Enzo Sellerio. Da cultore dell’immagine e del bello, il grande fotografo doveva essersi emozionato davanti alle splendide tavole che riproducevano ora la comunissima Iris che spopola sui prati della Sicilia, ora la più rara farfalla, la Parnassius apollo. Un’opera realizzata adesso grazie ai contributi della famiglia Morici, discendente del naturalista, del Dipartimento di Scienze botaniche dell’Università, del museo Minà Palumbo e della Regione Siciliana. Minà Palumbo aveva provato a stampare l’opera, ma presto si rese conto dell’enorme difficoltà, dovuta soprattutto ai costi.
– MARIO PINTAGRO

1 commento

  1. Nonostante la grande stima per Sellerio uomo e Sellerio casa editrice, è inaccettabile che “L’iconografia della storia naturale delle Madonie” venga fatta passare come una volontà testarda dell’editore (il quale avrebbe anche “incaricato i botanici Francesco Maria Raimondo e Pietro Mazzola”), quasi per mecenatismo? La magnifica opera ha per genitori soltanto il nostro Museo F.M. Palumbo e chi (sopra tra parentesi) ha dedicato anni per proiettare nell’esatta dimensione storica il grande naturalista castelbuonese. 

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