M5S Castelbuono: “Tonnellate di rifiuti da smaltire nelle Madonie?”

“Secondo il piano della SRR 75 mila t. di rifiuti verranno smaltiti nel Paesaggio madonita: lo sapevate?”

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[madonienotizie.it] Lo smaltimento dei rifiuti è uno dei tanti punti di debolezza dei comuni siciliani; diversi gli esempi di tentato virtuosismo che, però, spesso cozza con una ingrata gestione generale.
Di recente la società consortile per azioni, Srr Palermo est ha presentato il progetto di un polo impiantistico, da collocare nel territorio di Caltavuturo e che sia al servizio dei 38 comuni dell’area Termini-Madonie (160 mila abitanti) che, secondo una stima, producono annualmente circa 75 mila tonnellate di rifiuti.
Da progetto, attraverso il trattamento si selezionerebbe il materiale nobile della frazione secca (carta, plastica, vetro, inerti), mentre la produzione di compost dalla frazione umida verrebbe smistato per l’uso in agricoltura ed ancora il biogas metano, dopo il trattamento in assenza di ossigeno dell’umido.

Il biogas  potrebbe così o essere messo in rete o utilizzato per l’alimentazione dei veicoli a metano o, ancora, trattato per produrre energia elettrica. Alla fine del suddetto processo si stima che la quota di rifiuti rimanenti (circa al 5-10 per cento della massa iniziale), verrebbe trasferito nella discarica di Balza di Cetta in territorio di Castellana Sicula, a pochi chilometri dell’impianto.

Non sarebbe esclusa la produzione di di CSS, combustibile solido secondario (ricavato dalla triturazione rifiuti urbani non pericolosi e speciali non pericolosi), tipicamente destinato alla co-combustine presso i cementifici o magari ad una centrale termoelettrica (termovalorizzatore) che  qualcuno pensa di realizzare nel Paesaggio madonita.mappa-srr

Dall’impianto, secondo il progetto, non dovrebbero fuoriuscire cattivi odori né emissioni che siano da considerare  oltre i valori minimi. Premesse che in ogni caso rassicurano poco i cittadini preoccupati per l’impatto dell’impianto sulla salute pubblica, motivo per cui è ritenuta da più parti necessaria  una gestione da condividere con il Comune di Caltavuturo.

Sull’argomento abbiamo ascoltato la posizione di Luca Boccalatte,  del MeetUp di Castelbuono.
«Il nostro territorio – quello definito come Ambito Ottimale della SRR Palermo Provincia EST, in attesa che si compia l’iter di approvazione della riforma in ARS, ndr – ha bisogno di un impianto virtuoso e non impattante per la “chiusura” del ciclo dei RSU, che rappresenti un’alternativa al trattamento termico e limiti al minimo, rendendo temporaneo e decrescente, il ricorso alle discariche».

Boccalatte, appassionato della materia, ha una posizione di “rispetto” delle scelte fatte dalla SRR, che ha approvato il “piano industriale”, «ma non condivido, – afferma – pur comprendendone le ragioni, la scelta dei progettisti della SRR di puntare ad un impianto “onnivoro”, ossia destinato a trattare tutti i RSU dell’Ambito, indipendentemente dai livelli di RD raggiunta».
Anche se, c’è da dire, che all’interno dello stabilimento sarebbero previste delle “linee di trattamento dedicate” per gestire separatamente i vari “flussi”.

L’impianto che dovrebbe essere realizzato a Caltavuturo è una tipologia di struttura che troverebbe, eventualmente, la sua motivazione sostanziale nella contestuale organizzazione delle RD in logica “multimateriale”, ma questa scelta rappresenterebbe un passo indietro per le nostre comunità, non certo quell’auspicabile passo in avanti che solo può consentire alle Madonie di continuare a distinguersi, anche su questo fronte, dal resto del contesto territoriale.

«Serve dunque un impianto destinato a trattare solo la parte residua a valle di una RD spinta, – chiosa Boccalatte – che accetti “Frazione Secca Residua” solo da quei comuni che abbiano raggiunto una soglia minima, magari modulabile nel tempo, di RD».

Enzo Favoino

Enzo Favoino

Un impianto di TMB, trattamento meccanico biologico,  molto più piccolo e “leggero”, 20 mila ton circa anziché 75 mila,sarebbe decisamente meno impattante anche da un punto di vista della logistica su un territorio, che sul fronte della mobilità interna ch’è praticamente in ginocchio.

La realizzazione di questa  imponente struttura se ben comunicata, sia come impianto in se stesso, sia come “tessera” di un mosaico di gestione orientato alla massimizzazione della RD e del recupero materia, in ottica di economia circolare, riscontrerebbe probabilmente un’accettabilità sociale del tutto diversa e non provocherebbe ulteriori reazioni da parte della comunità polizzana che non ha intenzione di accettare, passivamente, la realizzazione di un impianto così impattante ai confini del proprio territorio.

Orbene, secondo il ragionamento di Boccalatte, che condividiamo in pieno,  l’impianto andrebbe ripensato pensato solo per la frazione residua, stimata in circa 20 mila tonnellate annui, in uno scenario di raccolta differenziata “spinta”, al 65 %,  che ricorrerebbe  agli impianti di compostaggio esistenti (Castelbuono, 10 mila ton. annui, in potenziamento a 20 mila) e in fase di realizzazione (Collesano, 20 ton. annui) da un lato, e alle classiche piattaforme del riciclo, convenzionate con i consorzi di filiera, dall’altro.

«Questa era peraltro la linea strategica emersa come “scenario prioritario” dal lavoro di un Tavolo Tecnico aziendale di Ecologia & Ambiente SpA, attivato nel 2011 e che ha visto come protagonista il prof. Enzo Favoino, esperto di fama internazionale e consulente della Comunità Europea»,  conclude Luca Boccalatte.

Quello che sta accadendo a Caltavuturo e la legittima reazione della comunità polizzana dimostra che è necessario “recuperare” questa discussione a livello territoriale, magari con l’istituzione di un nuovo Tavolo Tecnico aperto alla società civile, unica vera portatrice d’interesse.

Lo smaltimento dei rifiuti nel Paesaggio madonita di un’area così vasta (38 comuni) non può essere affrontato da una singola, per quanto attiva e determinata, comunità, qual’è quella di Caltavuturo, i vertici della SRR non possono prescindere dal coinvolgere, senza tergiversare, il “resto del mondo”.

(nella foto in alto: l’impianto di Bellolampo)

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