Mafia delle Madonie. I boss si difendono: «Nessun summit, eravamo lì a caccia»

«Venivano a Castelbuono per andare a caccia». Gioacchino Martorana, a giudizio con l’accusa di «aver partecipato alla famiglia mafiosa di San Mauro Castelverde», ha confermato che i boss della cosca maurina frequentavano spesso il paese madonita, ma con lui non ci sarebbero stati rapporti illeciti. E’ quanto si apprende dall’articolo di Giuseppe Spallino pubblicato oggi sul Giornale di Sicilia.

Con il suo interrogatorio, reso ieri davanti al Tribunale di Termini Imerese, sono iniziati gli esami dei 20 imputati del processo «Black cat», nato dall’omonima operazione condotta dal Nucleo operativo della Compagnia dei carabinieri di Termini Imerese e dalla Dda di Palermo. 
L’articolo di Spallino informa che Martorana sarebbe stato invitato dal PM a riferire di un episodio avvenuto il 12 giugno 2012, quando avrebbe accompagnato Antonio Maria Scola, indicato come «reggente della famiglia mafiosa di Castelbuono», da un imprenditore edile che stava costruendo delle villette in contrada Pedagni. Dalle intercettazioni – continua l’articolo – “si evince che parlano di un commerciante di materiale edile, del quale successivamente si scoprirà che avrebbe pagato il «pizzo» per 10 mila euro, definendolo «una persona inutile».” 
A scendere dall’auto e a parlare con l’imprenditore sarebbe andato il solo Scola, chiedendo «indebite somme di denaro». Martorana ha infatti negato di conoscere la vicenda per la quale risponde del reato di ricettazione: avrebbe dovuto vendere alcuni decespugliatori, frutto di un furto commesso dai boss all’imprenditore Luca Sferruzza, fatto per il quale gli è stato recentemente notificato l’avviso di conclusione delle indagini preliminari. 

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