Magia e soave delirio si incontrano a Castelbuono

[livesicilia.it] Definito “luogo del mito dell’immaginario”, il Grand Hotel delle Palme di Palermo non è stato solo simbolo del potere, emblema della Belle Epoque e scenario della misteriosa morte di Raymond Roussell, scrittore al quale l’artista Luca Trevisani si riferisce come appassionato difensore della libertà di espressione. L’albergo è stato anche il posto dove l’esoterico poeta e artista britannico Aleister Crowley alloggiava quando veniva in città, lasciando momentaneamente la sua Abbazia di Thélema, fondata in una villa vicino Cefalù nel 1920.

Roussell e Crowley sono due figure di culto alle quali fanno riferimento gli artisti Luca Trevisani e Seb Patane, nelle loro rispettive mostre personali al Museo civico di Castelbuono (a cura di Laura Barreca e Valentina Bruschi, fino all’8 novembre, www.museocivico.eu). Ambedue gli artisti prendono spunto, nelle loro ricerche, dal vissuto di due personaggi controversi, legati alla storia di questo territorio, che hanno attratto l’interesse di Leonardo Sciascia, il quale ha dedicato a entrambi i suoi famosi racconti-inchiesta, alimentando il mistero che avvolge le loro vite. Anche lo scrittore, e biografo di Sciascia, Matteo Collura abbina proprio Crowley e Roussel in un capitolo del suo libro del 2013, “La fabbrica del mito”, raccolta di storie sulle personalità che hanno reso celebre la Sicilia.

In una delle opere in mostra al Museo civico di Castelbuono, Seb Patane accosta una fotografia d’archivio che ritrae l’occultista-alpinista Crowley durante una spedizione sul K2 a un’immagine di una performance dove due ballerini (vestiti da montanari) si appoggiano l’uno all’altro nell’estenuante impresa di controllo del corpo. Un cortocircuito tra maratona-ballo e ascensione alpinistica, dove il focus è centrato sulla figura del Mago Crowley, l’artista che – per citare Luca Cerizza, dal catalogo – “guarda a quella componente irrazionale, ritualistica, anche mistica ed esoterica, che il progetto moderno aveva rimosso e che, invece, è da tempo parte dell’immaginario delle controculture giovanili”. In anteprima anche l’ultimo video realizzato da Seb Patane, dedicato alla pratica dei book club, dal titolo – appunto – “Book Club: Fog by Anna Kavan”, che prende spunto dalla lettura di un racconto intorno all’idea della nebbia, come metafora di distacco o anche protezione dai contatti e dalle relazioni umane.

Questi due progetti inediti fanno parte di una visione più ampia, a cui da un anno si dedica il Museo civico di Castelbuono diretto da Laura Barreca, impegnato nell’approfondimento di un progetto di management culturale sull’identità del museo in rapporto al territorio, con l’obiettivo di riposizionare strategicamente l’attività dell’istituzione su un piano nazionale e internazionale, attraverso la collaborazione con soggetti pubblici e privati, come l’Istituto italiano di cultura di Parigi. Tutto questo, facendo rete comune con le eccellenze del sistema culturale locale come, in questa occasione, l’Yspigrock Festival e il Museo naturalistico Francesco Minà Palumbo. Così l’innesto di arte contemporanea nel territorio, esposta nel medievale Castello dei Ventimiglia – sede del museo – rende viva la storia e le tradizioni dei luoghi, aprendole a un confronto con il nostro presente globale, suggerendoci una realtà in continuo divenire.

Dal Foglio: Valentina Bruschi (responsabile mostre e ricerca scientifica Museo civico di Castelbuono)

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