Masino, lo scecco del Villaggio.

Costa 1500 euro l’anno ed è il nuovo addetto alla raccolta dei rifiuti differenziati del Villaggio.
Si chiama Masino ed è stato preferito al signor Cavallino, detto Lino. Sostituisce Gino Camioncino, licenziato perché costoso, rumoroso, inquinante e soprattutto impopolare.
Perché Masino e non Lino? La scelta è stata ponderata, a lungo.
Entrambi molto dotati, per carità. Ma alla fine ha prevalso la flessibilità.
Masino si muove meglio, è più abbasato, non ha troppe rivendicazioni sindacali e anche se non trotta come Cavallino lavora di più, è più silenzioso ed è molto popolare. Inoltre consuma di tutto e soprattutto consuma meno, quindi scarica meno, il che è un fattore “essenziale”.
La scelta di puntare su un veicolo a trazione animale rientra nella poetica-economica dell’amministrazione comunale. È infatti poesia la scelta di affidarsi nostalgicamente a coloro che un tempo hanno trainato l’economia locale. E poi, vuoi mettere la convenienza? Masino non ha bisogno né di assicurazione né di bollo, solo ogni tanto di quattro zoccoli nuovi. Gino era sì veloce, rapido, capiente, tutte qualità inutili lavorando a passo d’uomo in mezzo alle strette stradine del centro storico.
“Servivano forze fresche” ha dichiarato il capo del Villaggio, e come la mettiamo invece con gli sforzi freschi?
È vero, Masino è portato fisiologicamente a lasciare per strada rifiuti umidi ma in linea di massima li raccoglie. E poi l’amministrazione prevede di dotare Masino di “sacca bisogni” atta a contenerne gli scarichi. L’unico problema è svuotarla, ma questo è un altro paio di maniche, ma anche di pantaloni e di scarpe (di chi svuota).
Per quanto riguarda le essenze, ebbene, questo sì che è un problema sentito. Ma chissà che dopo l’idea di creare un allevamento di asine, non si pensi anche a una distilleria di profumi.
Il contratto di Masino prevede tra l’altro alcuni doveri: quello di ricoprire la parte dell’asinello nel presepe di Piazza Margherita e quello di sostituire il capo del Villaggio nei discorsi istituzionali. D’altronde, meglio uno scecco vero che un vero scecco.