“Mi laureo con Skype ma tanto resto disoccupato.”

Oggi parler? di scuola. In questi giorni alle superiori stanno facendo gli esami di maturit?. Noi universitari viviamo il mese pi? duro dell’anno. Soffriamo costretti a passare le giornate su un concetto o un algoritmo incomprensibile. E nel frattempo le partite dei mondiali costituiscono un irresistibile tentazione ad abbandonare il libro, l? da solo, sulla scrivania. La notizia che ha attirato la mia attenzione sul tema riguarda uno studente di Pittsburgh che in questo mese discuter? la sua tesi via Skype con la commissione di docenti dell’Universit? di Bologna, presso cui ha conseguito parte degli studi di un progetto in partenariato tra l’ateneo emiliano e l’Universit? di Pittsburgh. Lui in America, la discussione virtualmente a Bologna. Si tratta del primo caso nella storia di “laurea on-line” e vede protagonista l’ateneo pi? antico d’Europa, quello bolognese e il corso di studi in “Gestione e innovazione delle organizzazioni culturali e artistiche”, che nonostante il nome pirotecnico ha il merito di creare un precedente interessante e mi permette di fantasticare possibili scenari futuri. Immagino gi? di sostenere gli esami da casa, in pigiama, sulla poltrona. Niente pi? attese infinite nei corridoi delle aule, niente pi? sbalzi di umore o indiscrezioni dell’ultim’ora sulle domande a cui nessuno ha saputo rispondere che fanno salire la tensione alle stelle.

manifestazioneL’immagine di una scuola che cambia insomma. Per?, indipendentemente da come si svolgono gli esami mi chiedo a cosa serva studiare, investire i nostri anni migliori, se il lavoro non c’?. Basta leggere i quotidiani per accorgersi delle difficolt? che incontrano i neolaureati nel trovare un’occupazione. Ragazzi con titoli di studio, specializzazioni e master che vanno su e gi? per l’Italia a fare colloqui o partecipare a concorsi con 12 mila partecipanti per 16 posti offerti. E’ frustante. Molti vivono supportati dai genitori, altri addirittura con la pensione dei nonni. Ma d’altronde non hanno scelta, se per mantenersi gli studi facevano lavoretti d’occasione adesso ? giusto che richiedano qualcosa di pi? gratificante, non possono fare per tutta la vita la cassiera al supermercato, il cameriere o l’operatore di call-center. Chi ? ancora all’universit? e vede profilarsi un futuro del genere non ha motivazioni, o comunque se le inventa giorno per giorno per raggiungere l’obiettivo o per far felici i genitori. Anzi a proposito, sono gi? le tre, la chiudo con questa storia. Devo rimettermi a studiare.