Miccoli, un fenomeno che la Sicilia intera ricorda ancora con grande piacere

Il Romario del Salento, un brasiliano mancato

Non è nato in Brasile, eppure aveva i piedi di un brasiliano; non ha mai giocato nella Nazionale brasiliana, eppure disponeva di velocità e dribbling da far invidia al miglior Rivaldo; ecco a voi il Romario del Salento alias Fabrizio Miccoli. Un “brasiliano mancato” solo perché nato a Nardò e non a Rio de Janeiro, Miccoli in carriera non ha mai indossato la maglia giallo Samba della Seleção ma la maglia azzurra della Nazionale italiana, quella giallorossa del Lecce e quella rosa del Palermo. E con tutte e tre queste maglie ha incantato proprio come farebbe un funambolico calciatore brasiliano. Con la Nazionale italiana sono stati 2 i goal messi a segno in 10 presenze, con il Lecce 16 in 41 presenze e infine con il Palermo 74 in 165 presenze. Davvero niente male per questo fenomeno che si è ritirato dal calcio giocato solo 6 anni fa eppure manca già tantissimo.

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Manca tantissimo al popolo calcistico che aspetta la sacra partita domenicale e quella infrasettimanale per vivere forti emozioni – emozioni che Miccoli sapeva regalare quando con la palla al piede saltava due, tre uomini come se nulla fosse –ma manca soprattutto all’intera Sicilia che ne ha apprezzato le gesta sportive dal 2007 al 2015. Con il Palermo prima e con il Lecce poi, il Romario del Salento ha dato tutto con quei colori, raccontando la sua personalissima storia, una storia fatta non solo di goal ma anche di assist e giocate da fermo che ricordano da vicino sia il vero Romario sia Bebeto, che con Romario ha vinto la Copa América nel 1989 e il Mondiale nel 1994. Ecco, Miccoli con Lecce e Palermo non ha vinto nulla e in tutta la sua carriera non ha nemmeno vinto i prestigiosi trofei di Romario e Bebeto, ma almeno una Supercoppa Italiana con la Juventus e una Supercoppa di Portogallo con il Benfica quello sì. Nonostante un “palmarès qualsiasi”, il suo ricordo di calciatore è ancora oggi fortemente vivo.

Velocità supersonica e dribbling nello stretto, le sue caratteristiche principali

Per ricordare che tipo di calciatore è stato Miccoli basterebbe menzionarne le caratteristiche principali: velocità e dribbling. L’ex attaccante di Palermo e Lecce sfruttava la sua velocità supersonica e il suo incredibile dribbling nello stretto per seminare il terrore tra le difese avversarie. E il Bologna lo sa bene visto che nel 2010 ha subìto la furia calcistica del Romario del Salento che in quell’occasione segnò una pazzesca tripletta. Allora vestiva la maglia del Palermo, ma poco importa perché con quella del Lecce il 16 marzo 2014 si ripeterà stavolta contro il Pontedera. Insomma: la velocità e il dribbling con cui Miccoli beffava le difese avversarie e si lanciava verso la porta per segnare erano il suo marchio di fabbrica, marchio di fabbrica che farebbe sicuramente comodo al Lecce di oggi i cui pronostici calcio lo danno quest’anno come possibile protagonista dei play-off del torneo cadetto. Se i giallorossi per ipotesi potessero schierare Miccoli forse riuscirebbero addirittura a ottenere la promozione in Serie A senza passare della post-season! Ok, si sta esagerando, ma Miccoli è pur sempre il Romario del Salento. Peccato però che il tempo passa per tutti, anche per questo fenomeno che la Sicilia intera ricorda ancora con grande piacere.

Un girovago del pallone fra Portogallo e Malta

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Miccoli non sarà brasiliano – solo perché nato in Italia – ma di sicuro è stato un calciatore internazionale. Oltre ad aver giocato in Italia è stato in Portogallo, nelle fila del Benfica, e a Malta, nelle fila del Birkirkara con cui ha concluso la sua bellissima carriera. In particolare nella squadra di Lisbona, Miccoli si è distinto grazie a una doppietta in Champions League e ai 14 goal realizzati in 39 presenze. Peccato per i tanti infortuni capitati che ne hanno frenato un’esperienza che poteva essere ancor più positiva e ancor più vincente. Va bene la Supercoppa di Portogallo, ma un brasiliano mancato come lui con quel dribbling da far invidia al miglior Rivaldo meritava almeno uno scudetto, trofeo che in tutta la sua carriera non è mai riuscito a conquistare.