Mirco Francioso, Presidente dell’Ass. I Delfini di Castelbuono, interviene sulla questione del trasferimento dei cani randagi

In tempi di diffide [qui la lettera indirizzata al Comune di Castelbuono pubblicata qualche giorno fa] credo opportuno evidenziare dei fatti che allo stato attuale si stanno omettendo, cercando di creare un caso mediatico rivolto più che altro a screditare il lavoro che negli anni abbiamo intrapreso.

La scelta di spostare i cani del Comune di Castelbuono dall’attuale rifugio a quello di Trabia nasce da un’attenta analisi fatta negli anni e avvalorata da documenti che andremo a descrivere più avanti. Scelta, tra le altre cose ,già anticipata da altre amministrazioni comunali come Campofelice di Roccella che solo nel 2019 ha provveduto a catturare 41 cani ( operazioni svolte dall’Associazione A.G.A.D.A coordinata per il Comune di Campofelice da Antonio Borrello presidente dell’Associazione “Cuore Randagio Onlus” e coordinatore nazionale per le Zoomafie del Partito “Rivoluzione Animalista”).

Di questi 41 cani, sempre nel 2019 ne sono stati adottati 39, grazie all’impegno e allo sforzo delle tante associazioni che sul territorio Nazionale militano attorno al rifugio di Trabia. Il comune di Campofelice aveva scelto di trasferire la convenzione ed i propri cani a Trabia perché come Castelbuono era arrivato a spendere cifre da capogiro, senza riuscire ad avere la possibilità di colpire ,nel vero senso della parola, il fenomeno del randagismo.
Oggi di fatto le cose a Campofelice stanno cambiando.

Castelbuono da Gennaio 2020 a Maggio ha predisposto la cattura e la consegna di circa 10 cani. Per il primo trimestre di convenzione sono stati pagati 935,00 € alla struttura di Trabia e allo stato attuale rimangono ancora disponibili per l’adozione solo 2 cuccioli da poco consegnati. Questo per far comprendere lo sforzo che le Associazioni che collaborano con la struttura stanno facendo per ottimizzare un obiettivo che dovrebbe essere comune a tutti gli animalisti: i canili più belli sono quelli vuoti.
Castelbuono possiede ancora cani entrati nel canile di Isnello nel lontano 2012. Cani che hanno trascorso la loro intera vita dietro delle sbarre, cani per i quali non si capisce il perché non è stata mai considerata la reimmissione sul territorio come prevede la normativa regionale n°15 del 2000. Infatti alla stato attuale dai documenti in nostro possesso in 10 anni tra tutti i comuni del parco delle Madonie convenzionati con la struttura di Isnello solo 4 cani sono stati reimmessi sul territorio, 2 di questi a Castelbuono sotto nostra esplicita richiesta. Entrambi dopo essere stati reimmessi sul territorio sono stati adottati e vivono in due splendide famiglie Castelbuonesi.

Nel documento pubblicato si evince come il Comune di Cefalù in 10 anni abbia provveduto a catturare 94 cani, di questi sempre in 10 anni 9 sono stati adottati, ovvero meno di un cane l’anno. Considerato che un cane costa mediamente € 4,00 + I.v.a. al giorno ci possiamo rendere conto del valore che questi cani acquistano una volta entrati in una struttura del genere.
Nel documento redatto L’ente parco evidenzia che i 23 cani adottati dal comune di Castelbuono sono stati adottati con un contributo economico. In 10 anni solo dai comuni appartenenti al Parco delle Madonie sono stati catturati 373 cani e sempre in 10 anni ne sono stati dati in adozione 148. Ovvero 14 soggetti ogni anno ; ma se togliamo i 23 cani dati in adozione tra il 2018/2019 dal Comune di Castelbuono con il contributo la media purtroppo è destinata tristemente a scendere.

Per completezza e dovere di cronaca è doveroso raccontare la storia di Lupo, un cane nero che per 9 mesi ha vissuto nei pressi di Via San Guglielmo. Pur essendo di indole buona, a causa del contesto in cui è cresciuto, e’ diventato alla fine schivo nei confronti dell’uomo e in ultima analisi pericoloso per la viabilità e per la sua stessa incolumità.
Il comando di polizia municipale ha più volte chiesto a chi di dovere la cattura dell’animale. Ma nonostante il Comune ( la comunità ) ha pagato il tentativo della cattura mediante l’ausilio di una trappola, come si evince dalle fatture il cane non è stato catturato. Si è optato successivamente per la teleanestesia ma purtroppo senza la garanzia che quest’ultimo riuscisse ad essere catturato.

Come si può constatare dalla corrispondenza inviata al comando di polizia Municipale questo intervento aveva un costo di € 600,00 ( anche questo a carico della comunità ), ma il lieto fine è arrivato grazie all’associazione A.G.A.D.A che non solo ha catturato LUPO nel giro di 10 minuti senza mettere in pericolo la sua salute ed in presenza di cittadini che possono testimoniare, ma oggi è stato adottato e vive felice all’interno di un bellissimo contesto familiare. Tutto ciò a riprova che il randagismo in Sicilia è un business di enormi
proporzioni.

Il sottoscritto, purtroppo, negli anni è stato complice (seppur involontariamente) di questo scempio. Per anni infatti ho prestato la mia collaborazione alla persona sbagliata facendo accalappiare cani in svariati comuni perseguendo per conto di chi abilmente mi manipolava con interessi prettamente economici.
Amministrazioni come Caltavuturo, Polizzi Generosa, Cefalù, Monreale, Pollina, Petralia Soprana, svariate ASP Veterinarie e la stessa Associazione A.G.A.D.A sono state vittime delle mie persecuzioni. Come un cavallo che indossa il paraocchi sono stato il braccio armato di colui che mi segnalava e mi chiedeva di intervenire per far sì che i cani venissero accalappiati. Esistono agli atti delle svariate Amministrazioni Comunali sopra citate centinaia di Pec inviate da me medesimo e protocollate.

Il sottoscritto veniva puntualmente avvisato della presenza di cuccioli nei vari territori, telefonicamente o tramite messaggi e successivamente mi veniva chiesto di intervenire e di fare il modo che questi animali venissero messi in sicurezza. Nello stesso tempo mi era stato chiesto di “fare la guerra” a Rosario Genovese ed Antonio Borrello. Mi fu chiesto di denunciare il primo perché gestiva una struttura che mi veniva descritta come abusiva e priva di qualsiasi autorizzazione sanitaria e il secondo perché Presidente di una Associazione che collaborava attivamente con l’amministrazione di Campofelice di Roccella. Per quasi un anno mi sono rivolto alle ASP, alla prefettura, alla procura per ottenere documenti per avvalorare le accuse che venivano poste nei confronti di Genovese e Borrello. Mi sono stati inviati via E-mail ordinanze comunali di svariati comuni e altri documenti che presto saranno al vaglio degli inquirenti.
Ma nelle risposte che ricevevo da parte degli enti preposti risultava sempre tutto in regola e quando riferivo al mio interlocutore che come sempre la situazione era limpida e trasparente subivo la sua ira.

A distanza di tempo ho compreso che le uniche colpe del signor Genovese e del Signor Borrello sono quelle di aver creato dei precedenti scomodi per tutti quelli che speculano sul fenomeno del randagismo. Infatti Borrello e Genovese sono riusciti a creare su tutto il territorio nazionale una rete di Associazioni che si prodigano a trovare adozioni. Rompendo gli schemi e dimostrando con i fatti che il fenomeno può essere arginato senza per forza implicare grosse somme di denaro.
Un meccanismo che sicuramente compromette gli investimenti fatti da chi negli anni ha fatto del randagismo una fonte di reddito che supera ampiamente il milione di euro ogni anno.

Quando comuni come Castelbuono o Campofelice tolgono i cani da una struttura per favorirne un’altra fondamentalmente togliono un’entrata certa e cospicua!
Molti comuni ormai al collasso sono raggiunti sistematicamente da decreti ingiuntivi che purtroppo spingono le varie amministrazioni comunali a violare sistematicamente le normative perché incapaci di fronteggiare il problema che allo stato attuale non si vuole risolvere poiché , non finiremo mai di dirlo, è un reddito certo.
Oggi le parti si sono invertite, anche io con la mia Associazione siamo passati dalla parte dei cattivi, complici di un sistema che tiene in considerazione le esigenze delle varie Amministrazioni Comunali con cui da tempo abbiamo intrapreso un percorso collaborativo finalizzato alla risoluzione del problema senza obbligatoriamente cadere nel polemico.

L’obiettivo che ci prefiggiamo è uno soltanto : dare dignità agli animali. Crediamo però più intelligente instaurare dialoghi costruttivi piuttosto che arrogarsi il diritto di diffidare enti o Pubbliche Amministrazioni cercando ad ogni costo un riscontro mediatico che porterebbe sicuramente un tornaconto personale e che fatalmente ci allontanerebbe da quello che è il nostro principale obiettivo.
Ad oggi con la partecipazione del Partito “Rivoluzione Animalista” ( unico partito realmente riconosciuto in Italia ) con l’appoggio di svariate associazioni Animaliste che operano su tutto il territorio, stiamo affrontando criticità che presto porteranno il Segretario Nazionale di “Rivoluzione Animalista”, la Dottoressa Gabriella Caramanica, a presentare un esposto direttamente in procura a Roma scavalcando uffici che ad oggi sono rimasti fin troppe volte insensibili alle nostre richieste.
Consapevoli che la strada intrapresa è lunga ed irta di ostacoli cercheremo con tutte le nostre forze di prevalere sulle ingiustizie che troppe volte vengono commesse nella nostra Sicilia, dove purtroppo il randagismo, al pari di altre tristi realtà è diventato punto di riferimento per affari malavitosi.
L’Associazione i Delfini Onlus di Castelbuono e Rivoluzione Animalista, in sinergia per ottenere dei risultati, si rivolgono dunque a tutte le Amministrazioni Comunali che vogliono vederci chiaro e intendono con risolutezza affrontare realmente questo fenomeno.

Mirco Francioso

Presidente dell’Associazione
I Delfini Onlus Distaccamento
di Castelbuono
Coordinatore Regionale per
la Sicilia di
“Partito Rivoluzione Animalista”

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