Molestie nel convento di San Pio, respinto il ricorso di Anna Verde

Nel luglio 2017 era arrivata l’assoluzione “perchè il fatto non sussiste” confermata in appello. Ora, c’è anche la decisione della Suprema Corte di Cassazione, che ha dichiarato inammissibile il ricorso proposto da Anna Verde. Anche l’ultima ed ennesima denuncia, dunque, si è rivelata priva di fondamento. Si chiude così la vicenda che ha occupato anche i media nazionali e coinvolto Matteo Nardella, dipendente del convento di San Giovanni Rotondo, già assolto dal Tribunale di Foggia e dalla Corte d’Appello di Bari, accusato dalla collega Anna Verde di violenza sessuale, lesioni e molestie, reati che sarebbero avvenuti all’interno della portineria della struttura religiosa.
LA CAUSA. Il processo era partito dopo la denuncia della donna, che il 14 luglio 2012 si presentò al pronto soccorso dichiarando di aver ricevuto lesioni dopo aver respinto un approccio sessuale di Nardella. La trasmissione tv “Le Iene” rilanciò il caso in tv, dandogli ribalta mediatica. Le udienze, hanno dimostrato l’inattendibilità della versione di Anna Verde, in particolare perchè “la natura della sua relazione con i frati (era) sicuramente impropria”. Diversi testimoni, che hanno sfilato in aula nel corso del processo, hanno infatti dichiarato di aver visto Anna Verde in atteggiamenti intimi consenzienti con i religiosi. Per tali motivi i giudici hanno pronunciato sentenza di innocenza per l’accusato.
“ACCUSE STRUMENTALI E CALUNNIOSE”. A difendere Nardella è stato l’avvocato foggiano Fabio Verile, intervenuto lo scorso marzo anche in tv nel corso della trasmissione di Massimo Giletti “Non è l’Arena” in onda su La7: “Dopo aver invaso media locali e nazionali, procure e tribunali – commenta ora il legale -, si è definitivamente accertata la assoluta estraneità di tutti, laici e religiosi, con riferimento ad accuse inveritiere, strumentali e calunniose”.

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