Museo Civico: ecco la lettera della prof.ssa Spallino

La comparsa su altri siti castelbuonesi ci dà modo di citare – non avendo ricevuto noi mandato di pubblicare qui la lettera, pur se per altre ragioni in nostro possesso – un argomento che ci sta particolarmente a cuore: l’attuale momento del Museo Civico, su cui interviene la professoressa Spallino a seguito delle dimissioni del direttore prof. Sottile. Ne pubblichiamo di seguito, per intero, il contenuto.

[da IL CONFRONTO]
Gentile Signor Sindaco, eccoci infine giunti alle dimissioni del Direttore del Museo Civico di Castelbuono, una delle circostanze da me così tristemente presentita e purtroppo realizzatasi.

Qualche anno fa lei mi convocò presso il suo ufficio per propormi di entrare a far parte del Consiglio di Amministrazione del Museo Civico; si trattava per me di un?occasione che, per quanto nuova, mi avrebbe posta a fianco di persone che già appartenevano ad un?Istituzione che dava dei segnali di buone opportunità di crescita culturale per Castelbuono. Durante quel primo nostro incontro mi diceva di aver pensato a me perché l?intento era quello di incentivare una realtà culturale a Castelbuono che oltrepassasse i confini provinciali, un?opportunità da offrire alla nostra comunità affinché potessimo aprirci a dei contesti non solo nazionali ma addirittura di Paesi che si affacciano sul Mediterraneo. L?idea mi piacque e l?ottica per me fu da subito quella di pormi al servizio del Museo nel tentativo di far usufruire ad altri quel po? di esperienza che ogni esistenza contiene e che caratterizza ciascuno di noi nel proprio ambito di lavoro e passioni personali.

Accettai convinta che collaborare con cittadini come Angelo Ciolino, Enzo Sottile, Rosa Maria Di Giorgi, ma anche di Rosario Sferruzza e Francesco Prisinzano, risultasse una garanzia per operare con la purezza d?intenti di quei pochi idealisti che ancora circolano per le vie di Castelbuono. Lei dal canto suo prometteva collaborazione e continuità, specificando di non guardare mai al colore politico dei collaboratori ma alle loro potenzialità, io le ho creduto.

Le attività svolte dal Consiglio di Amministrazione, guidato dal Presidente Angelo Ciolino, non possono certo essere tutte enumerate in questo piccolo spazio. Ricorderà del resto un volumetto pubblicato, presentato e diffuso a conclusione del nostro mandato atto a riassumere e informare Lei e la cittadinanza (a cui credevamo spettasse altrettanto conto e ragione), sugli investimenti in denaro, energie, fatiche e speranze che nel corso di alcuni mesi avevamo messo in moto.

Segno della vivace attività e dei risultati era stato fin da subito l?aumento delle entrate dei visitatori nel nostro Castello dei Ventimiglia e il relativo finanziamento delle iniziative organizzate grazie a queste stesse. Ancora più soddisfacente era per noi il constatare di riuscire a non dipendere da un finanziamento comunale (che diveniva sempre più esiguo) o da una giunta di consiglieri che più volta convocata ufficialmente al Castello, si era rivelata totalmente assente sia nei momenti di intrattenimento culturale, sia nelle iniziative finalizzate a far conoscere le emergenze conservative del nostro degradato patrimonio artistico, ambientale e culturale.

Nonostante ciò la nostra équipe continuava a procedere: come da Lei auspicato cercavamo di confrontarci proprio al di là di quei confini territoriali, di entrare in contatto con la cultura internazionale. Grazie all?inventiva e alle competenze del nostro Direttore e di chi lo collaborava, si organizzarono diversi momenti, uno fra i tanti la Relazione su ipotesi di riqualificazione e allestimento museale del castello, pietra fondante di ogni scelta programmatica del Museo. Seguirono i progetti per l?abbattimento delle barriere architettoniche con la copertura della torre rotonda e la realizzazione dell?ascensore per il raggiungimento dei vari livelli del castello, i diversi convegni sulla tutela dei nostri monumenti, pubblici e privati, le stagioni concertistiche Musium, la collaborazione incisiva per lo studio progettuale sul Piano Particolareggiato dell?area castellana e di quello per il teatro di città, ma anche il tentativo, avviato, di un concorso internazionale a inviti per la progettazione di piazza castello, la «scoperta» dell?antica cappella palatina di sant?Anna, la collaborazione con Fiumara d?arte, che ha aperto la via di un percorso all?interno dell?arte contemporanea, con l?Università e il Centro Regionale per il Restauro, con il Museo dei Ragazzi di Firenze e il Polo museale fiorentino, con l?Officina di Studi Medievali di Palermo. Come non ricordare gli sforzi per qualificare l?ufficio amministrativo, l?apertura e l?arredo museale della sezione Arte Sacra, che ha risvegliato gli interessi di visita al nostro castello, sottraendo alla polvere e ai topi dei magazzini il prezioso materiale e impedendo che il nostro patrimonio andasse distrutto, la riqualificazione della scuderia come spazio espositivo, e poi ancora le tante iniziative volte alla ripresa dei lavori di ricerca e scavo archeologico e più estesamente di restauro dell?intero castello, attualmente non ancora dichiarato agibile, le sale del Castello aperte a studenti di svariata provenienza grazie ad una mostra di Calligrafia araba organizzata con l?Institut du Monde Arabe di Parigi e corredata da giornate seminariali e laboratoriali. Pensi che avevamo persino avuto l?impressione che ogni tanto anche in Sicilia, e addirittura a Castelbuono, nonostante le fatiche e i tempi non sempre brevi, fossimo riusciti ad innescare un circolo virtuoso.

Siamo passati così anche alla redazione degli inventari degli argenti, dei tessili, delle opere d?arte, dei manufatti vari e del materiale archeologico che hanno scongiurato, finalmente, la perdita o l?alienazione del restante patrimonio del Castello (purtroppo non bisogna andare molto lontano per ricercare gli effetti di tale abbandono, né si può dimenticare quel patrimonio del museo, ancora a rischio di perdita, mai restituito all?Istituzione). Ma anche, per ultimo, il recupero dello smembrato, prezioso, soffitto ligneo quattrocentesco, policromato e decorato, del «Quarto di don Cesare». Tante dunque le attività, ultima alla quale ho partecipato la mostra l?ARTE Svelata. Per farla breve, ci siamo illusi che forse qualcuno fuori Castelbuono potesse essere attratto da questo luogo non solo da asini o panettoni?

Ma evidentemente tutto questo non è bastato a soddisfarla. Giunti alle elezioni Lei ci chiedeva continuità, ma ahinoi, ad elezioni concluse, abbiamo compreso che la chiedeva solo per sé e? per «ringraziare» tutti coloro che la supportavano.

E così il racconto sta per concludersi. Insieme alla sua riconferma è arrivata una ventata di «cambiamento» sulla sua amministrazione: bisognava alternarsi e sostituire anche i membri del Consiglio di Amministrazione del Museo. Spirava uno strano venticello che così ci giungeva?«se hai lavorato e ti sei impegnato è meglio che te ne vada. Sei riuscito a far funzionare qualcosa? Allora sfasciamola?». Per cominciare il vento soffiò sul «vecchio» Presidente: troppo esperto, troppo presente, troppo tempo dedicato al Museo gratuitamente; invece il vento nuovo portava «lo spazio per i giovani». Attenzione, meglio quelli senza titoli ed esperienza dirigenziale, anzi, proprio così devono essere. Sì, è richiesto che si presenti un curriculum adatto alla circostanza? Però è pur vero che se poi nessuno dà le opportunità agli inesperti come faranno questi a farsi un?esperienza?

A maggior ragione quindi il vento nuovo portava via Rosa Maria Di Giorgi che d?altronde abita a Firenze, troppa distanza? troppe conoscenze politiche (che però guarda caso sono anche della sua stessa parte politica). Mai visto niente di più strano signor Sindaco? le feci anche notare che di solito quando cambia un?amministrazione si assiste al cambio della guardia della corrente opposta. Ma per lei no, il vento del cambiamento è soffiato tanto forte, è stato impossibile resistergli. Provai a discuterne con lei, a cercare di comprenderne le logiche, anche perché quello che soprattutto non riuscivo a capire era perché il vento nuovo avesse risparmiato me (?) e Rosario Sferruzza. Entrambi eravamo posti in una nuova arena in compagnia di altri partecipanti, che a loro volta si trovavano calati in una realtà che sconoscevano del tutto, ma certamente già gratificati dalla sua nomina. Niente da fare, la mia scarsa capacità di adattarmi mi ha lasciata con la sua sola risposta: «così ostacoli il cambiamento e rischi di rimanere abbarbicata ad una squadra di lavoro non accorgendoti che i progetti sono più importanti!».

A questo punto fui la prima dimissionaria. Così come avevo prestato con entusiasmo il mio contributo, allo stesso modo mi ritirai in buon ordine. Le promisi però che avrei continuato a seguire gli avvenimenti e le sorti culturali del Museo, ma mi creda, certo non per qualche sentimento di stizza o rammarico personale, ma perché credo che ogni libero cittadino che ami la propria comunità abbia il dovere civico di «controllare» (perdoni il termine che l?ha tanto infastidita) l?operato dei propri amministratori. Le dissi anche che sarei venuta con grande piacere a stringerle la mano complimentandomi per i futuri miglioramenti delle attività del nuovo Consiglio il giorno in cui questi si sarebbero verificati, il giorno in cui i progetti in cui avevamo già investito del denaro pubblico sarebbero andati in porto, e il tutto lealmente e onestamente.

Giunti allora a queste ulteriori e ben più gravi dimissioni del Direttore, che considero assolutamente deleterie come deleteria può essere la perdita di un cittadino competente appassionato del suo lavoro, dimissioni che non potranno non influire sulle sorti del Museo e del Castello, non mi sono più sentita di stare solo a guardare. Oggi avrei davvero preferito scriverle una lettera «all?incontrario», ammettere di essermi sbagliata sulle sue scelte di cambiamento ed assistere invece al progresso di un?ente che doveva portare ossigeno invece che vento? Ma ora il vaso è traboccato, prova ne è l?amarezza che tanto garbatamente esprime l?ex-direttore nella lettera già pubblicata.

Scrivo con grande delusione con lo scopo di informare i lettori, e soprattutto un certo tipo di cittadino castelbuonese che continua a crogiolarsi beato in una Castelbuono fatta di «servizi televisivi», nota per bel paese dalle ore piccole e schiamazzi notturni, da ombrelloni con dimensioni che deturpano la visuale architettonica e l?armonia della piazza principale, che il Castello, il nostro bene monumentale più prezioso, versa in condizioni di inagibilità (altro che Castel Buono?) e che così proseguendo finiremo con il perdere anche il nome della nostra cittadina, che potrebbe ormai ribattezzarsi il «Paese dei Balocchi» dove i più ignoranti e fannulloni passeggiano a pieno titolo sotto le spoglie di allegri asinelli.

Patrizia Spallino

10 Commenti

  1. Non so se la sig.ra Spallino leggerà mai questo mio commento di normale cittadino castelbuonese.

    Innanzzitutto volevo farle i miei complienti per averci ricordato l’operato del precedente Consiglio del Museo Civico. Il vostro operato da quanto lei elencato é eccellente, (certo vorrei vedere se io nell’elencare il mio operato ci metto le pecche!). Quindi nuovamente le faccio i miei complimenti.

    La caduta di stile é un’altra:

    “… invece il vento nuovo portava «lo spazio per i giovani». Attenzione, meglio quelli senza titoli ed esperienza dirigenziale, anzi, proprio così devono essere. Sì, è richiesto che si presenti un curriculum adatto alla circostanza? Però è pur vero che se poi nessuno dà le opportunità agli inesperti come faranno questi a farsi un?esperienza?”

    Questa é stata una grossa caduta di stile. Capisco che la sua immensa preparazione abbia fatto perdere un elemento fondamentale per la società culturale castelbuonese. Ma lei mi sembra un pò come quesi filosofi ABBARBICATI sulla cima della montagna che guardano gli altri dall’alto verso il basso. Certo le scelte del dipendente-sindaco (Dipendente perché é pagato con i soldi di noi contribuenti) sono molte volte discutibili. Ma quando il caro D.S. (Dipendente Sindaco, da non confondersi con il suo ex-partito di appartenenza politica) parla di cambiamento credo che trovi, e l’ha trovato pienamente nella vittoria della sua riconferma, il consenso generale. Poiché quando sono sempre le solite persone a gestire “le cose pubbliche” si rischia che quelle stesse persone si sentano indispensabili. E si ricordi che nessuno é indispensabile, utile si! E visto e considerato che la scelta sia ricaduta nei giovani, che poi siano qualificati o meno, questo non é un diritto che spetta a lei, che può esprimere un opinione non un giudizio. Pertanto da parte sua lo ritengo alquanto offensivo nei riguardi degli attuali membri del consiglio. Che dovranno essere giuudicati da noi cittadini nel loro operato possibilmente a mandato concluso, non in corso d’opera. Per quanto riguarda le dimissioni del direttore, le vorrei suggerire la massima di un tanto odiato personaggio che ammiro per la sua schiettezza. (E qui le si rizzeranno i capelli!) Beppe Grillo che dice che “E’ vero, quello che non sai”. Sull’affermazione di questa massima, lascio a lei intendere cosa voglio dire. Perché ritorno a dire che nessuno é indispensabile e nessuno può esprimere giudizi in base alle proprie predilizioni o preferenze. Fosse per me il cambiamento lo applicherei anche in altri ambiti tipo l’amministrazione pubblica. Visto che é risaputo il disservizio causato da dipendenti statali che sono tranquilli e beati perché “intoccabili”. In ultimo é vero che alle volte Castelbuono possa sembrare una cittadina che ricerca eventi troppo popolani, ma perbacco. Io aborro quelli che si elevano a vati della cultura a tutti costi……con quell’aria un pò così, quell’espressione un pò così….. come cantava qualcuono. Quindi scenda dal piedistallo perché se pensa di aver rappresentato solo l’elité castelbuonese evidentemente non avrà rappresentato me.

    Firmato

    Luigi Delle Bicocche

    P.S.

    “Io sono un eroe”

  2. Concordo con il signor Delle Bicocche, credo abbia fatto un’analisi puntuale della situazione di cui si dice sul Museo Civico e soprattutto su questa lettera, dai toni discutibili, anche secondo me. C’è il totale silenzio dell’ex Presidente Ciolino in merito a tutta queta questione: che non approvi anche lui questa rilettura, elitaria e soggettiva dei fatti!
    Ma poi scusate l’ignoranza nella questio: ma a dimettersi non è stato l’ex direttore Enzo Sottile? Ha deciso lui punto e basta. Perchè questa mobilitazione dell’intelligentia castelbuonese? Non mi sembra che sia stato dimessso dal consiglio di Amministrazione attuale nè dal Sindaco, perchè prendersela tanto con dei giovani che volontariamente e gratuitamente, non dimentichiamolo, stanno prestando SERVIZIO alla Comunità castelbuonese. E la generosità, cara dottoressa Spallino, non ha colore politico, nè età, nè lauree, nè genealogie, come ben sa.
    Vale di per sè. Vale in quanto tale.
    Credo sia più utile continuare a incoraggiare e far lavorare le persone anche nel loro naturale ricambio generazionale e motivazionale: a dare fiducia ai giovani, ancor di più quando hanno voglia di dare. Lasciamoglielo fare senza “retropensieri”.
    Invito, se lo crede opportuno, il Presidente Michele Spallino, ad intervenire su questo blog in merito a questa lettera pubblica. Anche per darci l’occasione di leggere i fatti da tutte le angolature.
    Grazie

  3. …non vorrei che diventasse “EROE” chi presta il proprio tempo per il bene della Comunità e poi invece è regolarmente PAGATO con i soldi della Comunità per svolgere quello che in realtà è un LAVORO…”EROE” è chi magari in uno stesso ruolo di un’altra Istituzione svolge la sua Missione GRATUITAMENTE, e da SEMPRE!
    Il Castello esiste da secoli…a prescindere da Sindaci, Presidenti e Direttori di Musei…e il riconoscimento di un impegno rimane indelebile nella memoria e nell’orgoglio di un Popolo e non con l’apposizione di una targa.
    Sono d’accordo sugli “intoccabili” delle pubbliche amministrazioni…forse servirebbe un segnale tipo AZZERAMENTO di ogni premialità per Dirigenti che vengono già lautamente pagati per assolvere alle proprie funzioni e di fronte alle Incapacità, LICENZIARE….lo spoil system e il licenziamento sarebbero la SOLA soluzione per sistemare la pubblica amministrazione…

    p.s. ricordo Uomini e Donne delle Istituzioni, nominati nel quinquiennio 2002/2007 dall’Amministrazione Cicero, partecipare attivamente e pubblicamente alla campagna elettorale CONTRO la riconferma di quella Amministrazione che li aveva nominati chiedendo DISCONTINUITA’…e i Castelbuonesi hanno VOTATO per la Discontinuità…”peccato” che la Discontinuità espressa dal Voto del POPOLO SOVRANO ha riguardato anche LORO…

  4. Caro Sig. Ophrys, gradirei un chiarimento sul seguente passaggio:

    ?non vorrei che diventasse ?EROE? chi presta il proprio tempo per il bene della Comunità e poi invece è regolarmente PAGATO con i soldi della Comunità per svolgere quello che in realtà è un LAVORO??EROE? è chi magari in uno stesso ruolo di un?altra Istituzione svolge la sua Missione GRATUITAMENTE, e da SEMPRE!

    Quando il sottoscritto si definisce eroe é per il fatto che il mio pseudonimo é preso dal protagonista della canzone di Caparezza Eroe. Ovvero che gli eroi sono le persone normali che combattono ogni giorno per sopravviverer in questa società di “magnacci-oni”!

    By l’Eroe Luigi delle Bicocche

  5. …il chiarimento è semplice e mi riferivo ai contenuti e ai toni della lettera, non tanto all’eroe da Te citato…il Direttore del Museo Civico, contrariamente al Presidente del Museo Civico e del Museo Minà Palumbo e al Direttore del Museo Minà Palumbo, ha svolto in questi anni un LAVORO e non una missione o un servizio gratuito essendo stato il Suo un incarico retribuito(picca o assai non è la questione visto che è stato accettato dalle 2 parti contrattuali)…quindi SOLO le altre 3 figure Istituzionali e i Componenti dei Consigli di Amministrazione, susseguitesi negli anni, potremmo definire anche “eroici” per il servizio GRATUITO alla Comunità che svolgono non certo chi lavora e si dimette…SI DIMETTE, non è stato dimesso, “piccolo” particolare………e proprio perchè è una figura retribuita penso che il prossimo Direttore possa essere visto come un “INVESTIMENTO”…io Amministrazione, che ho il Potere di Nomina, potendomi permettere di pagare, prendo una PERSONALITA’ che è già nei gangli ad es. del Ministero dei Beni Culturali, dell’Assessorato, di altra Istituzione Museale, di una Fondazione Bancaria, di un altro territorio…per creare una SINERGIA, sfruttando la rete della personalità che nomino, con quel territorio o per entrare dentro i palazzi che detengono i cordoni della borsa…perchè servono soldi e relazioni economiche e se la Cultura non crea economie è soltanto un elitario hobby…e poi il ruolo di interfaccia con l’Amministrazione e quindi la Direzione Politica è assicurata dal Presidente…lo stesso discorso vale per l’altro Museo nella speranza che nel frattempo, anche per mettere in campo questa strategia, a Bilancio del Comune venga messa la retribuzione del Direttore del Museo Minà Palumbo…tranne che non si decide, ed è legittimo, di far continuare ad esistere a Castelbuono 2 Istituzioni Museali, Una di seie A e l’Altra di serie B…penso, infine, che per superare definitivamente questa dicotomia è necessario Istituire una Fondazione Museale che preveda, sotto una UNICA AMMINISTRAZIONE, tante cellule museali autonome ed indipendenti…

  6. Ecco quanto inviato da me, in risposta, a “Le Madonie” e – più sinteticamente – a “L’Obiettivo” e a “La Voce delle Madonie”.

    Gent.mo Direttore Lupo,
    sarei anche d?accordo con Lei, nell?opportunità di trarre e far tesoro del contributo della prof.ssa Spallino (pubblicato nello scorso numero del periodico), se non fosse che la lunga lettera è in parte tratta ? ma pedissequamente ? da quella (che ritenevo privata) inviata dal direttore ai consiglieri d?amministrazione del Museo Civico, quale manifestazione di stima e di incoraggiamento a seguito delle dimissioni dello stesso.

    (Al punto – si immagini – da includere, nel corretto sciorinare i risultati raggiunti dal precedente cda, la restituzione del soffitto ligneo del Quarto di Don Cesare avvenuta un paio di mesi fa. A pienissimo titolo, pertanto, citata dal direttore dimissionario, ma che, maldestramente, è finita anche nella lettera della Spallino. )
    Oltre alla circostanza quindi di conoscerne già buona parte del contenuto, l?unico elemento di novità è, quantomeno per il cda che presiedo, rappresentato dalla ?sorpresa? di essere un contributo partorito (almeno) a quattro mani. Il che non è indice di esemplare spontaneità dell?autrice, ma ? mi permetta ? di un lavoro (che ritengo verrà presentato con la dovuta cadenza rateale anche in seguito) di una valida coalizione.

    Considerato poi che non voglio perdere tempo a replicare alle disinformazioni diffuse sul mio conto dalla Spallino, la cosa più utile che sento di poter fornire all?interessante (ma interessato) dibattito è la constatazione di trovarci nuovamente prossimi al verificarsi di una ?maledizione? insita, a quanto pare, nell?Istituzione che presiedo: il puntuale turbolento ?passaggio di consegne?, che tanto ha inficiato i rapporti tra gli esimi amministratori passati. Con le conseguenti problematiche sulla continuità o sulla ?memoria? ad esempio, per dirne una, sul destino di parte del patrimonio, adesso (merito del precedente cda, lo specifico subito così da non suscitare il bisogno di ulteriori rivendicazioni) finalmente inventariato.
    Nasce – questa maledizione – da una certa affezione morbosa alla carica e/o da una ?sicumerica? autoreferenzialità che porta a ritenere la propria figura indispensabile? Per le sorti talvolta della cultura e, talvolta, dell?intera umanità. Per le sorti di Castelbuono di certo, che – sottratti ?loro?, a quanto pare – viene condannata ad un futuro di pochezze ed eventi spettacolarizzati, a vaneggiamenti, a gerarchie d?intervento strampalate. Oppure si tratta di un bisogno costante di continuare a rivendicare il proprio merito? O è paternità sui vocaboli ?competenza?, ?impegno?, ?capacità?, ?salvaguardia??
    Difficile dirlo, egregio Direttore, ma tant?è che – mi lasci passare la provocazione – esistono castelbuonesi ?di cultura? che, una volta lasciato l?incarico, godrebbero a veder crollare (metaforicamente?) il nostro amato Castello, finito nelle ?mani? di altri. E? un atteggiamento che certamente non incoraggia chi si pone a rendere, con impegno e disinteresse, un servizio volontario, chi non preclude la partecipazione altrui e il riconoscimento delle cose buone fatte da altri. Spinto com?è a trarre, come unico fine, la soddisfazione di aver apportato una goccia d?amore, d?idee e di metodo al sogno comune di una Castelbuono migliore.
    C?è una Castelbuono, invece, che non conoscevo, capace di intristire persino un ottimista come me: tra le tante cose che ancora devo imparare (non di certo l?umiltà) è quella di riporre – con maggior parsimonia – fiducia nell?onestà intellettuale altrui. Dispiace anche che si parli per stereotipi e ?ritratteddi?, specie quando il ritmo dell?azione di questo cda comincia ad avere una cadenza ragionevole e si intravedono i presupposti per una ricaduta reale e diffusa sulla cittadinanza. Scusi ancora una volta la retorica adottata per quest?occasione, distante dal consueto e certamente opportuno ?politicamente corretto?: quale promozione e valorizzazione se al castello i castelbuonesi non ci mettono piede???

    Per concludere, condivido gli obiettivi raggiunti in passato, fondamento del percorso intrapreso dal nuovo cda, ma ritengo che grandi margini di miglioramento (nelle metodologie per la salvaguardia del patrimonio, nella resa dei servizi ai fruitori, nel prosieguo degli studi e nella condivisione della conoscenza con la cittadinanza, nella gestione del personale, ecc.) siano alla portata di questo consiglio di amministrazione e di un nuovo direttore capace di rendere esecutivo il grande lavoro di indirizzo e programmazione. Questo cda, a dispetto di banali ?tormentoni?, ha sempre lavorato con estrema sobrietà, evitando la ?spettacolarizzazione? della propria azione che parla, ad appena un anno dall?insediamento, soltanto la lingua dei fatti compiuti e di quelli da compiere. E così preferirebbe continuare a fare, accelerando finalmente il ritmo, qualora l?amministrazione comunale ritenesse sussistenti le condizioni per proseguire un mandato, recentemente e responsabilmente, rimesso da noi al suo vaglio: non ci sembra così peregrino richiedere – oltre ad un direttore – anche un tempo ragionevole per veder compiuto parte del percorso iniziato.
    L?intera missione, ricordo innanzitutto a me stesso, fallisce miseramente quando non si è in grado di trasmetterne l?eredità culturale ed esperienziale alle generazioni che – volenti o nolenti – amministreranno il nostro futuro, consapevoli della centralità del ruolo dell?Istituzione nella crescita civica e spirituale dei castelbuonesi. Anche perché, senza cultura e memoria si rischia di prendere troppo sul serio le persone ricche di ?cultura e memoria??

    Cari saluti.
    Con stima,
    Michele Spallino

  7. “esistono castelbuonesi ?di cultura? che, una volta lasciato l?incarico, godrebbero a veder crollare (metaforicamente?) il nostro amato Castello, finito nelle ?mani? di altri”
    Mi spiace ammetterlo ma il castelbuonese ferito nell’orgoglio diventa una bestia assatanata di vendetta e la cosa non ha barriere culturali.Questa bestia sbranerà come iena insieme ad altri consimili individui onesti e limpidi e (passamelo) ingenui, sputando veleno a destra e a manca.
    Purtroppo i giovani hanno ormai una brutta nomea,(vedi lettera di Spallino)catalogati come incapaci ignoranti e qualunquisti, ed in questo modo il “vecchio” avanza e le generazioni di giovani passano senza che nessuno gli abbia dato la possibilità di dimostrare il proprio valore.
    Questa volta (l’eccezione che conferma la regola) vi è stata data una grande opportunità per dimostrare che sui giovani si può e si deve puntare e non solo a parole, e da questo punto di vista devo ammettere che Cicero ha dimostato grande coraggio e determinazione.

    Lavora come sai fare onestamente e professionalmente il tempo è sempre galantuomo.

    p.s.
    “tra le tante cose che ancora devo imparare (non di certo l?umiltà) è quella di riporre – con maggior parsimonia – fiducia nell?onestà intellettuale altrui”
    E’ sempre più che valido il detto “dei nemici mi guardo io degli amici mi gurdi Dio”

  8. Ringrazio il Presidente del Museo Civico, Michele Spallino, per aver ritenuto opportuno accogliere il mio invito fatto in precedenza su questo blog: personalmete avevo colto da parte di molti il bisogno di saperne di più e di poter sentire “tutte le campane” di questa vicenda.

    E’ ancor più deludente a questo punto la consapevolezza di tanta sfiducia nei confronti di giovani maturi, responsabili, competenti ed entusiasti.
    Scrive il Presidente Spallino:
    “..L’intera missione, ricordo innanzitutto a me stesso, fallisce miseramente quando non si è in grado di trasmetterne l’eredità culturale ed esperienziale alle generazioni che – volenti o nolenti – amministreranno il nostro futuro”
    Questa è una lezione di stile.
    Questa è l’essenza del servizio che umilmente si pone chi se ne fa carico con animo puro!
    Da cittadino castelbuonese mediamente ma rigorosamente desto, rinnovo il mio augurio di buon lavoro: misureremo le persone sul fare non sulle parole. Concedendo il tempo e la fiducia che merita chi si spende per la civica causa.

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