Nella ferocia urgenza dell’oggi

Spesso coltiviamo il nostro narcisismo, la nostra bontà e perfezione asettica di Cittadini bravi e schifati, consolidando la sensazione diffusa che, comunque vadano le cose, i singoli non incidono e quindi non ha senso impegnarsi.

Diversamente, invece, il nostro atteggiamento deve avere, al centro, un Rinnovato Impegno, una forte tensione ideale ed anche un elemento un po? desueto in politica: l?Audacia della Speranza perchè il sogno per il domani si costruisce nella fatica del quotidiano, anche con la PARTECIPAZIONE al VOTO. Non serve un atto di superbia come per dire siamo i più bravi, i più onesti, i più giusti. ?A che servono le vostre mani belle pulite se poi le tenete in tasca??, diceva Don Primo Mazzolari, ed è necessario sporcarsi le mani e ?sprecare? il proprio tempo nella testimonianza di un impegno altruistico e solo allora la fiducia che proviene dalla sensazione di un sogno condivisibile si innesterà su una strategia comprensibile e di avanzamento sociale. Bisogna riannodare un filo che si è spezzato: dalle città ai comuni, dalla società alle università, nei luoghi del lavoro e nelle periferie sociali deve essere ritessuta una rete di partecipazione, capace di portare nuove idee e nuovi protagonisti, capace di ricostruire quel legame tra la politica e la società. Il crollo del Muro di Berlino. la fine della Guerra Fredda, del comunismo e della più bieca contrapposizione ideologica. Quel tempo è finito, ed è un bene; ha liberato dalle gabbie energie, fermenti, nuove culture libertarie quali l?ambientalismo, il femminismo, la non violenza. Da qui nasce il bisogno di unire, la necessità di andare insieme dalla stessa parte, la volontà di condividere il dolore e la felicità. Si proprio la felicità , una parola tabù della sinistra perchè al massimo si può essere sereni a sinistra. Una strategia che cerca la sintesi tra saggezza e rischio, realismo e sogno, ragione e sentimento. Calcolo ponderato e appeal emozionale. La politica che vuole dare risoluzione ai problemi senza perdere il calore morbido degli ideali. Ma la luce di una visione collettiva perfetta per restituire senso e fiducia nel futuro lascia in ombra delle zone. Le periferie, forse, è per periferie oggi si intende oltre il luogo fisico delle città metropolitane anche il precario, l?immigrato, tante donne e tanti bambini cui viene calpestata la dignità di essere umano in una società clericale che predica bene ma che razzola male. Quali i miti? Dall ?I have a dream? di Martin Luther King, dalla scelta della non violenza di Gandhi, alla battaglia di libertà di Nelson Mandela., passando per il Grande Politico Giovanni Paolo II (il terzo anno oggi dalla morte) ed Enrico Berlinguer La politica come vocazione ed impegno, coraggio e sfida. Per tenere insieme i fili della vita associata e far coesistere il principio di universalità con quello di differenza. Torniamo sempre lì; nella ?ferocia urgenza dell?oggi? di Barack Obama il sogno per il domani che si costruisce nella fatica del quotidiano con l?audacia della speranza. E? la politica che vola alto ma scende a valle. Popolare, certo, nel senso che mette al centro le persone. E? la politica che sa parlare a tutti, perché offre idee, solidarietà, sostegno. Un destino, uno scopo comune. Come durante la Resistenza, ?quando una generazione ? racconta Vittorio Foa – non si lasciò vivere?. E? la politica in cui conta essere, non apparire. ?Arte regia? e tecnica di governo non gran varietà di sondaggi, formule vuote, marketing di plastica. La politica è lenta, appare in affanno ma non lo è, se si considera la maschera dei suoi travestimenti e dei suoi trasformismi. E? la fatica e la dolcezza di trovare le parole giuste nel momento della difficoltà estrema. Come Enrico Berlinguer, durante quell?ultimo comizio a Padova o Moro durante la prigionia. Uomini politici, come i leader comunista e quelli diccì, che non si potevano non stimare ?perché credevano in ciò che dicevano?. Avevano il pensiero lungo. Ora al massimo il naso è lungo. La politica può cambiare l?inaccettabile, vincere la fame, la malattia, l?ignoranza, le emergenze del Terzo Millennio. E? la sfida con cui si misura il progressismo e il riformismo, la ?bella politica? che pianta alberi, colora la vita di opportunità ed insieme si nutre di programmi e dà risposte concrete. Ritrovare la passione e riscoprire la bellezza dell?impegno, l?idealismo inclusivo e pragmatico di un nuovo vecchio modo di fare politica. La politica deve avere i piedi per terra ma muoversi a tempo di utopia. Quell?utopia che serve per continuare a cercare l?orizzonte dove andare. Ad oggi, il Bene Comune, una sostanziale convergenza sull?uomo, nella prospettiva dell?umanesimo integrale e del personalismo comunitario. Anche per questo è necessario Votare, assumendoci la Responsabilità di scegliere.
Buon Voto a TUTTI!