Nella più assurda delle guerre a pagare sono sempre i civili. Soprattutto palestinesi.

Mi chiedo se si può semplicemente chiedere scusa dopo aver sparato ad un gruppo di bambini che giocano su una spiaggia. Se scusarsi possa essere un pulirsi la coscienza, una presa di posizione che non ammette risposte. Ha chiesto scusa il presidente israeliano uscente Peres a seguito delle immagini, innegabili, della violenta uccisione di 4 bambini palestinesi, che giocavano su una spiaggia nei pressi del porto di Gaza, quando gli è piovuta addosso una raffica di missili. Non c’è una ragione, le immagini sono tremende. La prepotenza di Israele è tremenda. Da settimane assistiamo a una ripetuta offensiva contro il territorio palestinese che si affaccia sul mediterraneo, controllato da Hamas, che ha causato finora la morte di 230 civili. La guerra dichiarata e rivendicata da Netanyahu, capo del governo israeliano, è solo l’ultimo atto di un excursus di violenze che negli ultimi anni ha visto gli israeliani assediare i palestinesi che abitano quel lembo di terra: appostamenti e pressioni ai confini, sottrazioni indebite di chilometri di terra, rubata agli agricoltori che già vivono di stenti. Terra disgraziata e terra maledetta. Se è vero che siamo umani e tali dobbiamo restare, come ci ricorderà per sempre Vittorio Vik Arrigoni, non si può negare che esiste una differenza tra le nazioni, tra gli eserciti, tra chi guida i popoli che sono fatti di persone. Non capisco com’è possibile condizionare la comunicazione e nascondere l’assurda imparità di una guerra dove da una parte muoiono 230 civili e dall’altra uno soltanto. E’ assurdo come passi l’informazione che sia un conflitto tra due forze che si contendono qualcosa, quando è da 70 anni che Israele ha ottenuto con le bombe un allargamento sempre maggiore dei propri confini, restringendo la popolazione palestinese in un territorio sempre più piccolo. Hamas, che è considerata un’organizzazione sovversiva terroristica, reagisce con dei razzi artigianali di scarsissima efficacia, intercettati dai potenti e moderni mezzi israeliani nel 90% dei casi, tenta in questo modo di difendersi dagli attacchi continui. Il rapimento e l’uccisione dei tre ragazzi ebrei è un episodio, per quanto sbagliato, pretestuoso che serviva per giustificare la violenza che ne è seguita. Ma non è una guerra alla pari, c’è chi si attacca e chi si sta difendendo. Hamas ha commesso degli errori, è ingiustificabile, non è esente da colpe, ha una posizione politica estremista e fondamentalista. Ma si deve difendere. Fa bene a difendersi. Il popolo palestinese pratica una resistenza civile sfiancante giorno dopo giorno. Hamas ha iniziato la resistenza armata. Sarebbe bellissimo se bastasse solo la resistenza civile, se vivessimo in un mondo dove esistesse una vera giustizia internazionale, dove gli USA e i suoi seguaci del vecchio continente intervenissero per difendere le cause dei più deboli, anziché rifugiarsi nel mutismo complice di alleati di Israele; con la stessa foga con cui hanno intimorito e boicottato la Russia di Putin, che aveva solo minacciato delle azioni militari in Ucraina. Ma si sa, il mondo gira in un altro verso e ci ritroviamo per l’ennesima volta ad assistere al tentativo prepotente di cacciare dalle loro case i palestinesi e a parlare ancora di conflitto arabo-israeliano come conflitto tra le religioni e a pensare che da un lato ci siano i terroristi islamici e dall’altra i poveri israeliani a cui il loro Dio ha destinato una terra promessa. Ci ritroviamo a credere che combattano alla pari. E ad accettare delle scuse per la strage di 4 bambini che giocano in spiaggia.

Per oggi è tutto. Che la prossima possa essere una settimana migliore.

“Oltre Fiumara. Rubrica settimanale che apre uno spiraglio tra le cinta murarie del borgo, per far passare qualche notizia fuori dal comune.”