Nessuno tocchi Caino

Vivere in una piccola comunità ha, tra gli altri, il grande vantaggio di proporti frequenti occasioni di incontro con le persone. Se poi, come chi scrive, stai contribuendo alla nascita e alla crescita di un movimento pubblico, allora gli incontri non solo si moltiplicano, ma diventano anche luogo di confronto politico, di racconto delle scelte e dei propri perché.
Accade così che nelle ultime settimane ho avuto modo di conoscere persone straordinarie, con una forte tensione civile, con una capacità progettuale inesauribile, con molte idee e molto chiare, con la forza d’animo e l’impetuosità della giovane età. Insomma, ho avuto la fortuna di incontrare cittadini modello. Forse per vizio o forse per virtù, non ho resistito alla tentazione di chiedere, di proporre o anche solo di dare per scontato che queste persone fossero politicamente impegnate, ma la loro risposta è stata raggelante, per quel freddo acuto che incute la vendetta: c’è la coppia di giovani che avendo un esercizio commerciale mi dice di votare da sempre per una parte, ma che non possono pubblicamente partecipare alla vita politica perché perderebbero clienti; c’è la giovane coppia impegnata da anni nell’associazionismo che dopo aver provato a rendere pubblico il proprio impegno si sono visti negare qualunque interlocuzione con l’Amministrazione comunale di segno politico opposto al loro; c’è il professionista che da quando ha assunto un ruolo politico pubblico ha perduto delle commesse; c’è persino la giovane disoccupata di talento che non vuole impegnarsi affinché non si possa dire che la politica, anzi la Politica, è un ufficio di collocamento. E l’elenco di storie personali potrebbe continuare, se non fosse più importante riflettere su un clima, una atmosfera comune che merita un solo aggettivo: incivile.
Nella Bibbia, dopo l’efferato assassinio dell’innocente Abele, leggiamo: “Il Signore pose su Caino un segno, perché non lo colpisse chiunque l’avesse incontrato”. E’ evidente il senso di questo passo della Genesi: il peggiore uomo non può intaccare né corrodere la dignità della propria umanità, poiché non può essere annientata la distinzione in ogni creatura tra il suo essere umano e il suo agire.
Quei giovani cittadini che temono di impegnarsi per non subirne le ritorsioni sono una perdita per tutti, sono un’occasione sprecata: non smettono di avere il loro valore o le loro qualità, biblicamente potremmo dire la loro “essenza”, quando perseguono le loro idee, anzi il contrario! Anche quando le loro idee sono diverse dalle mie.
Mi chiedo dunque quale uomo o donna possa assumersi la prerogativa di escludere, espungere, esiliare una parte dei propri interlocutori per il solo fatto che hanno idee politiche diverse. Mi chiedo quale potere possa permettersi di ignorare chi non lo sostiene. Quale istituzione possa governare una comunità, piccola o grande che sia, cancellando l’esistenza di una parte di essa.
E non nascondiamoci che la “vendetta” su chi non ti ha sostenuto o addirittura ha pubblicamente dichiarato la propria avversione, è una tentazione pervasiva, strisciante e a volte persino inconscia: ma da sempre la vendetta annienta la civiltà, non è umanamente accettabile. E la vendetta è indegna di una classe politica che noi scegliamo perché ci rappresenti, perché garantisca il bene comune, perché riconosca e sostenga la nostra dignità.
Quando scegliamo chi ci rappresenta, amministra e governa, assicuriamoci che sia una persona civile.

Dimenticavo: sono debitrice per il titolo di queste riflessioni ad una ONG straordinaria, appunto Nessuno Tocchi Caino che dal 1993 si batte per la moratoria mondiale sulla pena di morte e le torture.

Silvia Scerrino

© foto: Centro Polis