Odissea tra Palermo a Catania. Le due capitali sempre pi? lontane

[Repubblica Palermo – 19/7] Viaggio da tre a sei ore, pendolari in rivolta
di Antonella Romano
da 23 anni monta alla guida dei pullman della Sais e in due ore e quaranta standard porta a Catania i «pendolari» che quotidianamente si imbarcano sulla A 19. Due ore e quaranta che diventano anche tre quando si apre, come capita sempre più spesso, qualche nuovo cantiere. Da 23 anni anche lui è un forzato dell´autostrada Palermo-Catania e ne conosce a occhi chiusi i difetti, le zone di pericolo, i dossi e la sfilza di “scaffe”. «So dove si può marciare spediti e dove no. Per fortuna la gente nei nostri mezzi viaggia comoda e non si lamenta. Ma questa autostrada è un macello – dice Carmelo Romano, autista – Da Resuttano a Ponte cinque archi c´è una deviazione con un´unica corsia da sette anni e non si capisce perché la strada è chiusa, non si è mai visto un operaio al lavoro. Le giunture de viadotti non tengono più e costantemente le devono riparare. L´asfalto è a pezzi, non è un´autostrada sicura. Con i soldi spesi in questi anni potevano costruire un´autostrada nuova».

Palermo e Catania non sono mai state più distanti di adesso. Lo sa bene il presidente della Regione, Raffaele Lombardo, che a bordo della sua Audi anche più di una volta al giorno percorre i 199 chilometri dell´autostrada che separa le due città capoluogo e che a 33 anni di vita è una delle arterie immagine del disseto della Sicilia. Dopo l´allarme lanciato dal governatore, che ha voluto apposta verificare le condizione di sicurezza del percorso, l´Anas ha risposto con i nuovi interventi di ammodernamento lungo l´arteria. Ma il disagio per gli automobilisti di certo non ne sarà presto alleviato.

Il presidente degli industriali di Confindustria, il siracusano Ivan Lo Bello, si sottopone spesso allo stress del viaggio a ostacoli da un capo all´altro dell´isola: «Ogni volta per me questo percorso infinito rappresenta la metafora di una Sicilia difficile da mettere in rete e collegare». «Credo – aggiunge Lo Bello – che servirebbe maggiore attenzione da parte dell´ente che gestisce l´autostrada, che ha bisogno di interventi significativi».

Alla faticosa autostrada si potrebbe ovviare velocizzando la rete ferroviaria. Le quattro ore di tempo che si trascorrono in treno, con le due ore in più per lo stop ormai d´obbligo a Roccapalumba e il tratto in autobus, potrebbero diventare un´ora e mezza, semplicemente modificando le tecnologie elettriche della rete. Non lo annuncia un «libro dei sogni» ma un documento sulle infrastrutture, il primo atto che il presidente di Confindustria Sicilia ha siglato coi sindacati e consegnato alla Regione con l´elenco di alcune priorità. Come l´indicazione di abbandonare il progetto faraonico per una nuova linea ferroviaria tra Palermo, Catania e Messina, per oltre 12 miliardi di euro, e optare per un intervento di velocità sulla rete per l´uso dei treni Eurostar. «Questo documento, sottoscritto con le parti sociali, per noi è sempre valido», osserva Lo Bello.

Habitué della A 19 è Giovanni Tesoriere, commissario straordinario dell´autorità portuale di Augusta e docente di Costruzioni di strade, ferrovie e aeroporti alla Kore di Enna. «I tempi lunghi sono dovuti anche agli ingressi difficili in città. Nel caso della Palermo-Catania lo stato di manutenzione in alcuni tratti è al limite della percorrenza. Tra Caltanissetta ed Enna i viadotti presentano problemi ai giunti. Per questo l´Anas spesso pone dei cartelli di limitazione della velocità non coerenti per un´autostrada. Anche in treno è un inferno: tra Roccapalumba e Catania basterebbe adeguare il tracciato esistente. Invece l´ipotesi delle Ferrovie è di realizzare una variante di valico tra Castelbuono e la linea di Palermo con una galleria di oltre 30 chilometri, con costi che sfiorerebbero i 4 miliardi di euro».

Salvo Zappulla, imprenditore turistico catanese, settimanalmente fa rotta verso Palermo. «Mi salvo perché conosco la strada, sono abituato alle sue trappole, so dove l´asfalto ghiaccia in inverno, conosco le curve pericolose che l´Anas cerca di nascondere con separatori che intralciano il percorso o con dei finti cantieri – dice – Ma solo chi è abituato sa dove deve correre e dove rallentare, con le insidie delle tante curve tagliate male»

L´assessore all´Agricoltura, il catanese Giovanni Lavia, da sempre utilizza l´auto, ora con l´autista, per venire a Palermo. «Il treno? Mai preso. La qualità del collegamento in autostrada è chiaramente non adeguata per un´arteria che connette le due principali città dell´isola. Da troppi anni su questa autostrada non vengono realizzati lavori di manutenzioni». Proteste con cui si trova oggi a fare i conti il neo assessore regionale ai Trasporti, Giambattista Bufardeci, che da Siracusa sta a volte anche quattro ore per raggiungere Palermo. «Il gap va superato trovando soluzioni ‘intermodali´, a partire dalla programmazione di un sistema ferroviario ad alta velocità, per il quale occorrono fondi comunitari. Ci stiamo muovendo, di concerto con le parti sociali, per individuare le giuste misure per colmare questi ritardi».