Opere pubbliche: materiale scadente. Test su strade e palazzi in tutta Italia.

[La Repubblica – ALESSANDRA ZINITI] La prova “cubetto” fatta nell’impianto Calcestruzzi di Castelbuono dava sempre esito negativo. Ma alla fine, qualche campione preso a sorpresa e fatto esaminare fuori, rivelò quello che è stato battezzato il metodo della “doppia ricetta”. Quella ufficiale, con la composizione a norma di legge dei conglomerati da fornire alle aziende, e quella taroccata con un risparmio di cemento che fruttava all’azienda ben 2,40 euro a metro cubo.

Così, tanto per fare un esempio, con la sola fornitura di cemento alla ditta che stava realizzando la galleria dell’autostrada Palermo-Messina a Castelbuono, la Calcestruzzi spa avrebbe costituito una “riserva” di 240 mila euro, fondi neri con i quali pagare la quota di Cosa nostra. Così dicono i magistrati della Dda di Caltanissetta, Renato Di Natale e Nicolò Marino, che ritengono di avere concreti elementi per temere che questo metodo siciliano possa essere stato esportato dal colosso di Bergamo anche negli impianti del resto d’Italia che riforniscono i più grossi cantieri di opere pubbliche, da quelli per la Tav al maximuseo d’arte contemporanea di Roma, dalla chiesa di San Paolo a Pescara al ponte sul Po di San Rocco al Porto a Lodi, tanto per citare le più recenti.

È caccia al cemento fasullo, quello che potrebbe aver messo a rischio la stabilità di tanti lavori pubblici, così come è accaduto nei quattro grossi cantieri sequestrati in via precauzionale dalla magistratura nissena per le verifiche di sicurezza: due a Gela, quello del nuovo palazzo di giustizia e quello della diga foranea del Porto, quello della strada veloce Licata-Torrente Braema, mentre si circola normalmente sul tratto autostradale Palermo-Messina dove le verifiche di stabilità hanno già dato esito positivo.

Quello svincolo, però, poteva cedere. “La galleria poteva crollare – hanno detto i pm Di Natale e Marino -abbiamo riscontrato un difetto strutturale. Analoghi problemi sono stati accertati dai nostri periti sullo scorrimento veloce Riesi-Licata. Adesso, però, i pericoli sono cessati, in caso contrario interverremo tempestivamente”. Proprio lì, sull’autostrada infinita poi inaugurata in pompa magna l’anno scorso, la truffa fu scoperta dai tecnici della ditta che stava lavorando: si rivolsero ad un altro cantiere, si sentirono rispondere, “Ma che ti metti contro Calcestruzzi?”.

Adesso, ad essere passate al setaccio, saranno tutte le più grandi opere realizzate con le forniture Calcestruzzi. “Il sistema illecito – scrivono i magistrati – è in grado di funzionare su tutto il territorio nazionale e comunque dalla sede centrale è stato seguito e avallato. Gli elementi raccolti sul sistema informatico inducono allo stato a ritenere che l’intera struttura della Calcestruzzi sia in condizione di utilizzare il sistema della doppia ricetta”.

E se in Sicilia, la costituzione di fondi neri serviva a pagare Cosa nostra, i magistrati ritengono che “essa può essere adottata adeguatamente anche altrove”.
Per questo è scattato il sequestro dell’intera Calcestruzzi e non solo dei suoi impianti siciliani, perché “le forniture potrebbero creare seri rischi anche alla collettività laddove si accertasse che le forniture abbiano inciso oltre che sulla durabilità delle opere anche sulla loro stabilità”.

(31 gennaio 2008)

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