Padre Domenico: “Mentre il Signore mi da, benevolmente, tempo, desidero ancora scrivere quanto il cuore mi suggerisce”

Padre Domenico ci chiede di pubblicare, e lo facciamo di seguito, la lettera indirizzata inizialmente al solo avv. Vincenzo Alaimo, così da condividere le volontà e il pensiero con l’intera comunità castelbuonese.

Alla cortese attenzione dell’ Avv. Vincenzo Alaimo.

Mentre il Signore mi da, benevolmente, tempo, per lodarlo, amarlo e servirlo, desidero ancora scrivere quanto il cuore mi suggerisce. Pertanto comincio col ringraziarti, con tutto il cuore, di quanto hai fatto per me, in un periodo caratteristico e molto amaro della mia vita, veramente difficile in cui ho avuto la fortuna di incontrare te, con l’affettuosa vicinanza di un amico, tanto disponibile quanto distaccato, per non turbare il senso delle mia libertà.

Tu sai che ho vissuto momenti incredibili, in cui mi è mancato qualsiasi punto di riferimento e di appoggio, dal momento che, chi mi perseguitava, non altro desiderava che di confondermi per annientarmi per il fatto che mi ero permesso di denunciare, insieme ad un confratello, Fr. Ernesto Cicero e altro sacerdote, ambedue più a conoscenza e informati di me, gli abusi sessuali perpetrati ai danni di una dipendente, Anna Verde, della fraternità di SGR, per cui non ho più trovato scampo da parte di quello che io ho definito: covosenzaVangelo. Ma la tua saggezza e umanità mi hanno fatto ritrovare quell’equilibrio necessario per non pendermi e rimanere in piedi.

Così ho potuto sbarcare il lunario fino a questo momento in cui penso di avere le idee più chiare per dirti che, ormai, non cerco altro che attendere alla mia ora, con serenità e senza paura, ma con altrettanta fiducia in Colui in Cui ho creduto senza riserva alcuna e la Cui Luce mi ha guidato sempre nel miglior sentiero. Pertanto ti dico che, dovunque dovesse sorprendermi la “Mia Ora“, mi basta un buco della terra di quel Cimitero il cui Sindaco insieme ai cittadini, nonostante che io goda del privilegio di essere “Cittadino Castelbuonese“, scelgono liberamente di accogliermi nella loro terra, per povertà, con i resti della mie spoglie in una cassa povera e semplice. (E se si trattasse della chiesa particolare di Nicosia, non accetto quei riti funebri, praticati da quella stessa chiesa, dal momento che il responsabile Pastore, misconoscendo il mio carisma sacerdotale, mi ha ignorato e mi ignora ancora, insieme ai suoi presbiteri e mi ha lasciato relegato nell’abbandono a me stesso, nonostante i miei ripetuti appelli). Questo rifiuto si deve al fatto che mi sembra una ridicola forzatura che tale parata ipocrita, si svolga per me, anche se morto ma, vivo nel Signore, dopo essere stato disatteso, da vivo, per tanto tempo, come se non esistessi.

Tu solo puoi capire, più di qualunque altra persona, il dramma scioccante che mi porto dietro dalla esperienza, di quasi 70 anni di vita, in seno alla Fraternità dei Cappuccini, dove ho speso le migliori energie, da Frate cappuccino, fortemente impegnato nel campo Religioso, Liturgico, Educativo, Sociale e Culturale “per la Promozione dell’Uomo” dal Bambino, Adolescente, Giovane, Adulto e, specialmente, dei Poveri e Ammalati. Ma, mentre dall’esterno cresceva l’entusiasmo e il plauso da parte dei genitori dei Bambini e dell’ambiente di tutta la comunità castelbuonese e fuori, all’intero della fraternità, già in partenza, dal “CovosenzaVangelo” di SGR, che non ha mai allentato la sua pressione, dalla “Manonera” di Troina, che non ha mollato il suo dito puntato contro di me e Anna Verde e dal resto della Fraternità che fa capo a Messina, il cui atteggiamento di distanza ben controllata, lontano da me, è stato quasi costante, compreso l’atteggiamento di indifferenza, specialmente, nel periodo dei 780 giorni di quello che è risultato, per me, un autentico esilio, a Reggio C. … Un periodo nel quale ho potuto costatare della carenza di presenza di Vangelo, in contrasto con la Spiritualità prevista, nell’ambito dell’Ordine Cappuccino, i cui superiori, me l’hanno dimostrato ampiamente, quando, al limite della mia amara situazione, il Provinciale del tempo, Felice Cangelosi, dopo avermi condannato all’esilio, alla fine, mi ha sbattuto fuori nella strada, a 85 anni d’età. Cosa allucinante!!!. Senza preoccuparsi di come mi sarei trovato e dove avrei trovato asilo …. Anche il Papa, e mi stupisce davvero tanto!, come non si sia fatto sentire, dopo diversi appelli che ho fatto a Lui, anche pubblicamente, mi ha deluso e disatteso perché non è arrivato a Lui nessun messaggio secondo il Vangelo, né di Matteo, né di Marco, né di Luca, né di Giovanni. Nel frattempo mi ha cercato un soggetto sedicente amico e fiduciario particolare di Papa Francesco, con la prospettiva di mettermi in comunicazione con Lui. E’ nata nel mio cuore una nuova speranza e cosi, ho consegnato al soggetto due file, relativi alla mia grave situazione. Dopo circa due mesi mi ha scritto, laconicamente, ‘il Papa, non può fare niente‘, cosa che non riesco ancora a credere. Questa risposta, infatti, alla fine, me l’ha dato il soggetto stesso, nella persona di Don Marcello Franco di Castelbuono, in quel tempo, parroco di Isnello.

Ho, pertanto, motivo di credere, che, in quel tempo, davanti agli occhi di Papa Francesco, è stata stesa una enorme quantità di zizzania, di quella più spregevole, veicolata, attraverso, l’opera nefasta del mio “inimicus homo”, per rendermi impossibile un discorso di chiarezza e di giustizia. Cosa che ha reso la mia situazione più difficile e dura. Questo fatto mi ha costretto a vivere, diversi giorni, come in un deserto dove non sapevo se andare avanti o tornare indiertro, girare a destra o a sinistra … perché si vedeva solo il cielo. Ed è stato questo che, in certo qual modo, mi ha costretto a fermarmi decisamente, e riflettere. Si è risvegliata così la voglia di rinnovare la mia Consacrazione alla SS.ma Trinità coi voti privati di Povertà, Castità e Obbedienza al Vangelo. Mi è sembrato, quel momento, come se un’arietta leggiadra e carezzevole, mi avesse portato via da quel deserto, in un ambiente di assoluto ristoro, infatti, ho avvertito tanta pace che si è manifestata con una carica di entusiasmo e di positività . Così ho ripreso il mio essere Cappuccino Consacrato, come prima, ma non dipendente da altre realtà, ma solo e, unicamente, dal Vangelo. Comunque e, nonostante tutto , non conservo astio contro nessuno.

Sono uscito dai cappuccini pestato e ridotto male, con un peso assai insopportabile e grave che mi ha mortificato e avvilito come non mai. Tanto i Frati Cappuccini, quanto i rappresentanti della Chiesa locale, mi hanno fatto ritrovare, infatti, sospeso a divinis, con divieto di esercitare pubblicamente, il ministero Sacerdotale: niente Messa, niente Confessioni, niente predicazione … un regalo veramente molto azzeccato per uccidermi moralmente, col particolare che non mi è stato spiegato per quale ragione e poi. .. senza un documento dimostrativo. Più volte ho chiesto ragguagli e spiegazioni e non sono stato onorato di una sola risposta e, questo fatto, lo reputo, una ingiustizia puramente ecclesiale. Infatti, sono stato privato di una realtà vitale che mi aveva sostenuto, per tanti anni, nell’esperienza del lungo esercizio ministeriale, durante il quale non avevo mai avuto rilievi di sorta e note disciplinari particolari. Avevo lavorato, infatti, intensamente, nel campo pastorale, liturgico, sociale e culturale, nella dinamica dell’arte educativa e formativa e, giunto all’età del 60° anno di Sacerdozio, mentre mi sono rivolto alla Chiesa locale. Rimango stranamente sconcertato per il rifiuto secco di un colloquio o di una risposta. Concretamente l’artefice di tutto è stato il Parroco di San Matteo di Troina, cui, per l’occasione, mi ero rivolto, per riconciliarmi, ma finora non ho potuto capire in nome di chi parlava … Il fatto è che la Chiesa locale, oltretutto, non mi ha riconosciuto il carisma Sacerdotale, e per farla completa, Vescovo e rispettivi Presbiteri, dopo tre anni, mi ignorano ancora. Pertanto, in considerazione della mia penosa situazione in cui mi aveva ridotto il Cangelosi, per cui non sono riuscito a trovare una strada che risolvesse il mio problema esistenziale e, costatato che, tante porte si chiudevano, una dopo l’altra , davanti ai miei occhi, perché, chi poteva venirmi incontro, infatti, era stato catechizzato, per rifiutarmi tutto … mai una parola suadente, mai un “sì” aperto e concreto … solamente parole vuote . Mi scandalizzo, come una Fraternità , quella dei Cappuccini, nel cui seno io ho lavorato come membro effettivo, per tanti anni e senza mai risparmiarmi, nelle competenze di Presbitero, Religioso Cappuccino, oltre che animatore Socio-culturale, votato alla “Promozione Umana” dai Bambini agli Adulti, seminando insegnamenti ed esempio di accoglienza e comprensione per tutti , ho trovato come un muro di assoluta indifferenza, come nulla fosse.

Ma ho costatato che la Provvidenza vegliava su di me. Infatti, le sorelle Verde, viste le condizioni in cui mi trovavo, mi offrirono un angolo della loro casa per avere un tetto e assistenza. Così inizia per me un’altra diversa esperienza in cui ho trovato accoglienza amorevole, conforto da persone vive e molto presenti che sono riuscite a farmi sentire persona umana da rispettare e onorare. Così, grato a Dio e alla sua benefica azione e alla sensibilità di queste sorelle: Anna, Michelina e Raffaella, tre persone ben educate, oneste, vivaci, senza grilli in testa e molto attive, tre Angeli, posso dire, ho iniziato questa nuova esperienza di stile familiare. E, pertanto, ho dato loro piena facoltà di preoccuparsi per quanto necessario alla mia salute e alla mia persona, infatti, fino ad oggi, ricevo cura, assistenza e amorevole attenzione . E’ Anna che, particolarmente , prowedere alla cura delle mia salute e la mia persona, mentre Michela e Raffaela, sono sempre all’erta , per quanto serve al buon andamento della casa. Quattro persone in una casa, dove pulsa un solo cuore e un’anima sola, dove c’è povertà e comprensione reciproca , gioia di vivere … e tanta speranza. lo spero e mi auguro, che, grato alla Provvidenza, nel prosieguo della mia vita, possa fruire , fino alla fine, della loro preziosa assistenza e amorevole senso di umanità.

Carissimo, Avv. Alaimo, ho voluto, ad arte, confidare a te questi pensieri e sentimenti, perché in questa vicenda amara, da me vissuta, ho trovato solo te, persona profondamente umana, aperta e disponibile , sempre pronta all’ascolto e alla ricerca di una soluzione … Il Signore, datore di ogni bene, te ne renda merito sempre, attraverso lo svolgimento della tua Professione a beneficio di tante persone bisognose di guida nelle vicende, non sempre accettabili di questa nostra società malata. Pertanto Ti raccomando di tenere presente la situazione di Anna Verde, già segnata da tante ingiustizie, di accompagnarla, fino in fondo, qualora dovesse essere disturbata o ostacolata, per far emergere la Verità davanti ai Giudici.

Troina, 21 luglio 2020

Fr. Domenico Gius. Costanzo

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